Fecondazione Eterologa: resoconto della conferenza di Firenze
Fecondazione Eterologa: resoconto della conferenza di Firenze

Pubblichiamo un resoconto della conferenza sulla fecondazione eterologa organizzata dal Movit di Firenze e Siena e tenutasi lo scorso 17 ottobre.

Venerdì 17 Ottobre si è tenuta presso il Polo di Scienze Sociali dell’Università di Firenze la conferenza dal titolo “Eterologa: prospettive e problemi” organizzata da Movimento per la Vita, Movit Firenze e Siena e Scienza e Vita.

Hanno presentato il tema i relatori: il Dottor Leonardo Bianchi, docente di Diritto costituzionale dell’Università di Firenze, la Professoressa Assuntina Morresi, docente di Chimica Fisica all’Università di Perugia e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, il Dottor Claudio Sartea, Docente di Filosofia del Diritto all’Università Roma Tor Vergata, e Olivia Biagioni, laureanda in Giurisprudenza, appartenente al MOVIT Firenze e Siena. Ha ha moderato l’incontro il Professor Passaleva, Professore associato alla Facoltà di Medicina a Firenze, presidente emerito del Consiglio Regionale della Toscana. L’incontro ha trattato l’analisi non solo del tema della fecondazione eterologa dal punto di vista antropologico e bioetico, ma ha anche analizzato la parte giuridica dello stesso, prendendo in esame alcuni punti della Sentenza della Corte Costituzionale n. 162 del 2014. Il ricorso alla fecondazione eterologa in Italia infatti è diventato legale dallo scorso aprile, a seguito della suddetta Sentenza, la quale ne abrogava il divieto contenuto nella Legge n. 40 del 2004.

Olivia Biagioni ha trattato il tema del rapporto tra i diritti della la madre e quelli del bambino, evidenziando, a partire da alcune sentenze della Corte Europea e della Corte costituzionale, il contrasto tra due particolari diritti dei due soggetti, ovvero il “diritto all’oblio” (cioè il diritto di una madre a dare alla luce il figlio e poi abbandonarlo rimanendo nell’anonimato, o in questo caso il diritto del donatore a rimanere nell’anonimato) e dall’altra il “diritto del figlio a conoscere la propria identità biologica”. È stato anche evidenziato come la Corte abbia equiparato la fecondazione medicalmente assistita alla pratica dell’adozione sebbene in realtà esista una sostanziale differenza, trattandosi in un caso solamente del soddisfacimento di un bisogno di una parte mentre nell’altra anche e soprattutto di un aiuto solidaristico per soddisfare alle necessità primarie della parte più “debole”, cioè il figlio, che si trova in stato di abbandono. Inoltre si è osservato come con la fecondazione eterologa, e più precisamente nel caso delle donazioni anonime di gameti (cioè come verrà attuata in Italia) vengano meno due principi fondamentali quali il “principio della responsabilità genitoriale” ed il “principio del superiore interesse del fanciullo”, il quale risulta evidentemente penalizzato rispetto ai suoi pari in quanto impossibilitato a conoscere la sua identità biologica.

Leonardo Bianchi ha analizzato poi la sentenza della Corte Costituzionale, sottolineando come la Corte abbia di fatto “inventato” due nuovi diritti: il “diritto della coppia di diventare genitori”, da soddisfare con tutti i mezzi messi a disposizione dal progresso ed il “diritto alla salute psichica della coppia” . Il Prof. Bianchi ha evidenziato anche, considerata l’arbitrarietà con cui questi diritti sono stati inseriti, che non è da escludere che in un futuro si possa fare appello anche al “diritto alla salute psichica della coppia omosessuale”, alla “salute dei single”, etc.. Ci sono, è evidente, in ballo interessi economici consistenti che spingono nella direzione della determinazione dei diritti di ciascuno da parte della scienza e del progresso (coincidenza di ciò che è lecito fare con ciò che la scienza mi dà la possibilità di fare). Il punto è: la libera autodeterminazione del soggetto, da chi è stabilita? Si deve dedurre dalla Costituzione oppure è dettata da scienza e tecnica? Con questa sentenza, ribadiva Bianchi, la Corte ha dato credito ad una concezione individualistica delle libertà, libertà cioè dei singoli individui e non libertà di un singolo in relazione ad un contesto sociale in cui esso è inserito.

Dal punto di vista più scientifico poi, Assuntina Morresi ha supposto di dover applicare la sentenza della Corte Costituzionale (poiché il Presidente della Corte aveva ripetutamente rilasciato dichiarazioni in merito alla sentenza, sostenendo che dal momento dell’approvazione della stessa si poteva partire con la pratica della fecondazione eterologa senza ulteriori indugi o ostacoli) e poi il documento contenente le direttive per le Regioni e le Province Autonome.

Nel documento si stabilisce che ci debba essere un limite al numero delle donazioni, ma ciò è nella pratica impossibile da realizzare in quanto in primo luogo non è chiara la definizione di donazioni, e in secondo luogo perché per fare ciò sarebbe necessaria la tracciabilità (dalla donazione al nato), non possibile in Italia in quanto le donazioni sono anonime, oppure un registro dei donatori, anch’esso impossibile per lo stesso motivo e poiché i gameti vengono per il momento dall’estero. Anche il Professor Passaleva ha evidenziato la fragilità e le contraddizioni di molti altri concetti e definizioni, quali la “scelta delle caratteristiche fenotipiche del donatore”, che sembra in alcuni punti tassativamente non determinabile dalla coppia, ma allo stesso tempo si garantisce che “in considerazione del fatto che la fecondazione eterologa si pone per la coppia come un progetto riproduttivo di genitorialità per mezzo dell’ottenimento di una gravidanza, il centro deve ragionevolmente assicurare la compatibilità delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore con quelle della coppia ricevente” (Documento sulle problematiche relative alla fecondazione eterologa a seguito della sentenza della corte costituzionale nr. 162/2014, Conferenza delle regioni e delle province autonome)

Inoltre la Dottoressa Morresi ha evidenziato la presenza di un vuoto normativo preoccupante in quanto l’unico documento che riguarda la fecondazione eterologa in Italia è l’accordo tra le Regioni, che è solo di indirizzo, e non può normare questa pratica anche perché il documento in questione non contiene sanzioni, ed è, come già accennato, impreciso e contraddittorio.

Claudio Sartea ha trattato il tema dal punto di vista per lo più antropologico. Non si tratta infatti tanto di una questione di credo religioso o di convinzione politica: si parla dell’uomo. E prima ancora di prendere posizione, prima di schierarsi a favore o contro, non si può prescindere da un dibattito sui temi importanti e fondamentali alla base di questo tema. Non si può negare che si tratti di una profonda metamorfosi delle categorie di padre e madre, di genitori e di figli. Ha inoltre fatto un ulteriore distinguo tra l’adozione e la procreazione medicalmente assistita, in quanto con quest’ultima “al diritto viene affidato l’arduo(..), compito di dare una veste legale alla finzione: ma non già ad una finzione pietosa, come quella adottiva, bensì per la prima volta ad una finzione intenzionale, che non risolve il problema del bambino ma lo progetta e poi lo mette problematicamente al mondo come figlio legale di individui diversi da quelli di cui è figlio secondo la linea germinale.”

Molti sono gli interrogativi che questo incontro ha suscitato, sia nel pubblico che tra i relatori stessi.

In Europa la fecondazione eterologa è praticata da molti anni, durante i quali ad esempio è stato tolto l’anonimato del donatore, poiché a distanza di anni i cosiddetti “figli dell’eterologa” hanno creato in tutto il mondo, soprattutto tramite la rete, associazioni tramite le quali tentavano di risalire alla propria identità biologica. Per cui viene da chiedersi: perché l’Italia introduce invece l’anonimato, non considerando queste precedenti esperienze degli altri paesi?

E a livello più generale, tornando anche alla sentenza della Corte: esiste il “diritto a diventare genitori”? Può un figlio essere considerato un diritto? Se veramente le donazioni saranno anonime, siamo certi che questi figli verranno mai a sapere come sono stati concepiti? Certo, i test genetici sono sempre più frequenti, per vari motivi, e allora forse non sarebbe meglio una trasparenza dei dati fin dalle fasi iniziali? Ma anche volendo, come è possibile fare questo senza una seria regolamentazione a riguardo? Chi deve essere maggiormente tutelato, il donatore nel suo anonimato per evitare coinvolgimenti futuri o il figlio nel suo bisogno di conoscere la propria identità? I genitori nel loro desiderio di realizzare i propri desideri o i figli nel bisogno di sentirsi parte di una storia familiare che li precede? Lo Stato, la giustizia, chi devono in questi casi tutelare?

Certamente ognuno di noi prenderà una posizione riguardo a questa tematica, che potrà essere favorevole o contraria, ma non è questo il punto. Il punto è che si tratta di un tema innegabilmente complesso e delicato, e l’errore più grave non sta tanto nel togliere dalla legge il divieto di fecodazione eterologa, e quindi nel dare il via a questa tecnica, ma nel banalizzare la sua portata a livello antropologico, procedurale, etico e giuridico.

Elena Abate

Movit di Firenze e Siena

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