La Sardegna accoglie la Vita.

Nei giorni 12 e 13 dicembre,  presso i locali dell’ospedale SS. Trinità a Cagliari si è svolto il primo corso di formazione regionale per operatori del Centro di Aiuto alla Vita che ha volontari e operatori sanitari di tutta la regione.

“Il piccolino non ha mantello,

non ha mantello né giubbino,

e nei giorni gelati

non si lamenta del freddo.

Dormi vita e cuore,

riposa, ninna nanna!”

Così recita un canto popolare natalizio che, con grande forza espressiva, mette in luce il cuore ospitale ed accogliente della terra sarda. In un contesto regionale in cui le lacerazioni e le contraddizioni della crisi ostacolano così ferocemente le nuove nascite (la Sardegna detiene il primato nazionale di uso di sistemi ormonali come la pillola i quali sono scelti da oltre il 30% delle donne, lo scorso anno sull’isola ci sono state solo 220 baby mamme con meno di 19 anni e 2.157 interruzioni volontarie di gravidanza), nei giorni 12 e 13 dicembre,  presso i locali dell’ospedale SS. Trinità a Cagliari si è svolto il primo corso di formazione regionale per operatori del Centro di Aiuto alla Vita.

Il primo giorno ha avuto luogo la tavola rotonda della federazione regionale dei CAV, presieduta da Rosanna Chiappe. I referenti di buona parte del territorio hanno esposto punti di forza e criticità delle diverse realtà locali in un confronto appassionato e costruttivo. Alla presenza dell’On. Carlo Casini, presidente nazionale del “Movimento per la vita” e di Bruna Rigoni, responsabile dei CAV italiani, è emersa la volontà forte degli operatori di schierarsi affettivamente accanto alla persona più fragile e indifesa, sia essa donna, mamma o figlio, e di agire costantemente sulla sinfonia di quell’ascoltare pacato e di quel “donare”, non pietistico, non umanitario, ma possibile “solamente” in “un cuore pieno di grazia. Un’anima generata dall’amore”(Martin Luther King). Nello spazio assembleare gli interventi dei soci hanno inoltre evidenziato il desiderio di essere destinatari di un processo formativo speciale ovvero la necessità di un’educazione che possa fornire la dotazione tecnica, psicologica e personale per aiutare a scegliere sempre per la vita.

Gli interrogativi emersi per i neo-operatori, hanno trovato riscontro nel corso della seconda giornata di formazione in cui si sono susseguite diverse relazioni dalla chiara impronta metodologica, nell’ambito dell’approccio al dialogo con la donna e alla sua presa in carico. Il dr. Tony Persico responsabile dell’Equipe Giovani MPV, ha analizzato i tipi di conflitto che possono emergere nel corso dei colloqui e le modalità con cui l’operatore deve cercare di interfacciarsi ad essi. Ha inoltre sottolineato la fondatezza di un costante approfondimento personale e l’importanza di dedicare il momento prima del colloquio alla personale disposizione all’accoglienza. Esperta di comunicazione e operatrice CAV, Giovanna Sedda ha evidenziato i limiti di approcci poco produttivi, come l’eccessivo porre in risalto la crudezza della morte del feto e l’inappropriatezza di argomenti moralistici e dogmatici. È necessario infatti che il linguaggio sia riverbero della natura accogliente di questo tipo di iniziativa.

La città di Cagliari nell’ultimo anno ha assistito all’inedita apertura delle porte di un ospedale pubblico alle attività del CAV che diviene fase attiva dell’impianto sanitario. La dott.ssa Caterina Tronci ha parlato a nome del primario del reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale SS. Trinità, la dott.ssa Eleonora Coccollone, e con la dott.ssa Maria Stella Leone, presidente MPV Cagliari, hanno raccontato la positività di questa nuova collaborazione.

Martina Corona

Emanuele Cabiddu12