Concorso Europeo, perchè parlare dei figli?

Vi è un generale desiderio del figlio motivato dal bisogno degli aspiranti genitori di dare un senso alla propria vita, di avere una continuità nel tempo, di rivolgere a qualcuno il proprio bisogno di dare e ricevere affetto, di consolidare nell’unità di un corpo l’unità affettiva di un uomo e di una donna. Possono esserci anche ragioni egoistiche.

Un tempo, nella società agricola, si diceva che i figli sono bastone per la vecchiaia e braccia per lavorare la terra. Oggi non è più così. Per molti i figli sono preoccupazioni psicologiche ed economiche: che sarà di loro? Come sarà possibile mantenerli fino ad una età adulta eventualmente avanzata? Non pochi pensano che la libertà dei genitori sia compressa dalla presenza dei figli.

Ma c’è una domanda più profonda da porre: perché il succedersi delle generazioni?

Quale mistero è nascosto nel continuo passare del testimone da padri e madri a figli e da figli divenuti padri e madri ad altri figli e così via in una corsa che attraversa i secoli e che non sappiamo dove troverà il traguardo? In definitiva il figlio pone la domanda sul senso della vita.

Perché, il succedersi delle generazioni? Evidentemente perché c’è un fine da raggiungere nella storia ed è un fine così grande da non poter essere raggiunto nell’arco breve della vita di una generazione. Il raggiungimento di questo fine è dunque garantito dalla generazione dei figli.

Ma qual è questo scopo? Vi è in tutto l’universo una forza evolutiva che opera sia a livello della materia inanimata (dal primo big-bang alla espansione tuttora in corso dei corpi stellari) sia riguardo alla vita. Questo moto mira ad una sempre maggior perfezione. L’uomo, con la perfezione del suo corpo, la sua intelligenza, la sua libertà, la sua capacità di amare, la sua aspirazione all’infinito, è certamente il risultato di tutta l’evoluzione della materia. Forse egli è chiamato a realizzare una evoluzione anche nel campo sociale.

Chi legge le storie antiche vi trova le guerre, le uccisioni, le torture, le ruberie, la schiavitù come elementi “normali”, accettati come inevitabili, opportuni e persino meritevoli di lode. Vede, poi, nel corso dei secoli, crescere le conoscenze, le scoperte scientifiche, le vittorie della medicina, le possibilità di trasporto e di comunicazione. Vi è un indubbio progresso che investe anche il pensiero. Oggi la pace è una aspirazione generale, la tortura bandita, la pena di morte è prevalentemente rifiutata, la discriminazione dell’uomo sull’uomo è condannata. È vero che proprio il progresso scientifico ha messo nelle mani dell’uomo terribili mezzi di distruzione e che la storia recente e attuale continua a mostrarci discriminazioni, violenze e prepotenze inaudite, ma la coscienza collettiva prevalentemente non accetta tutto questo ed auspica che mai vengano usate le armi che porterebbero alla fine dell’umanità. È vero che anche nel pensiero vi sono drammatiche incrinature. Tra queste il disprezzo della vita umana nascente è il segno più preoccupante. Ma resta la speranza che complessivamente il cammino sia diretto verso un livello di civiltà sempre maggiore. Ogni padre e ogni madre sognano “un mondo migliore” per i propri figli.

La Pira raccontava ai giovani la parabola del gran fiume. Esso nasce dalle montagne e si dirige verso il mare. In alcuni tratti può sembrare che le acque si fermino nei laghi e nelle paludi o tornino indietro, come avviene nei meandri. Ma questo non cambia il destino del fiume, che è il mare. Così – continuava La Pira – avviene per la storia umana: nonostante tutto il suo destino è la pace e la fraternità fra tutti i popoli della terra. Se così è, il figlio è una freccia di speranza lanciata verso il futuro.

(estratto dal Dossier del Concorso Europeo 2015, trovi il dossier completo nella sezione dedicata al concorso)