Concorso Europeo: partire per mettersi in gioco.

 La testimonianza di un vincitore del Concorso Europeo del 2014. Una spunto in più per partecipare alla nuova edizione “Essere figli: una sfida un’avventura”. Trovi tutti i dettagli nella sezione dedicata al Concorso del sito prolife.

Riesco a ripetermi solamente: “E pensare che all’inizio non avevo nemmeno voglia di andare..” “Gente nuova da conoscere? Da tutta Italia? Soprattutto, in pieno periodo di esami all’università? No, grazie”- mi dicevo. Il fatto di partire alle 2:30 di notte sicuramente non aiutava, sommato al freddo polare che dicevano ci sarebbe stato in Francia. E invece alla fine ho riempito quella valigia rossa, seppure con qualche smorfia, e sono partita. Per me Strasburgo è iniziata così, tra gli occhi stanchi di sconosciuti alla stazione e le cuccette di un Intercity notte.

Gli stessi sconosciuti che ora invece hanno un volto, stampato ed indelebile nel mio cuore. Non posso fare a meno di scuotere la testa con disapprovazione nei miei confronti, ripensando alla mia non-voglia di partire.

Dovrei descrivere il viaggio premio a Strasburgo? Certo, potrei parlare dell’immensità del Parlamento europeo, della bellissima Cattedrale, dei negozi di cioccolato artigianale del centro… sì, potrei. Ma non riuscirei a esprimere quello che è stato realmente questo viaggio, e non posso né voglio sminuirlo, in alcun modo. Ho sempre pensato che viaggiare fosse il miglior modo per arricchirsi e penso ancora che sia così. Ma ora so anche che se io avessi fatto quel viaggio da sola non sarei tornata a casa con le stesse emozioni e non avrei nemmeno gli occhi lucidi nel ricordare tutto questo. Durante il viaggio abbiamo discusso di vari argomenti riguardanti la famiglia e il matrimonio, tema del Concorso, esprimendoci su ciò che a noi stava più a cuore e ne siamo usciti a dir poco stremati: quando ci sono 14 teste a lavorare insieme è difficile, ma ne escono risultati importanti e ciò che nasce dal confronto con gli altri è a dir poco grandioso.

Ripenso anche al nostro ostello, alle nottate passate a scherzare e alle sveglie troppo presto, alle canzoni di Gigi D’Alessio nel pullman (ma anche per strada, in realtà), alle imitazioni di Checco Zalone, ai pasti francesi, alle cabine scomparse del treno, alla birra di fine giornata… e, oltre ad interrogarmi su come abbia fatto quella città a restare in piedi fino alla fine del nostro soggiorno, non posso fare altro che ringraziare per quello che ho vissuto.

Ho visto gli altri vincitori del concorso la mattina della premiazione, un mese prima di partire. Non ci siamo scambiati più di due parole, ma abbiamo fatto una foto insieme per l’occasione. Prima, guardandola contavo solamente quanti fossimo. Ora, invece, vedo di più. Vedo ragazzi che ancora non si conoscono ma che passeranno insieme qualcosa di unico, vedo amicizie che ancora non sanno di esistere, vedo persone che si guardano intorno spaesate perché ancora non sanno niente dell’esperienza meravigliosa che le aspetta. Beh, se esistesse un treno che viaggia nel tempo, tornerei sicuramente a quell’occasione, all’esordio di tutto, all’inizio di questo percorso.

Quattro giorni sono 96 ore, che sembrano davvero tante, ma in realtà passano con un battito di ciglia se vissute intensamente. Il viaggio in Francia è finito, ma non quello che mi porto nel cuore. Un concorso a cui prima non davo troppa importanza ha avuto la capacità di aggiungere un tassello fondamentale al puzzle. Un concorso, che ha aggiunto qualcosa di speciale nella mia vita.

Cristina Olmi