Meglio il piccolo principe che il principe azzurro
Meglio il piccolo principe che il principe azzurro

Alla Giornata per la Vita organizzata dal MPV Fiorentino e dall’arcidiocesi di Firenze, la bellissima storia di una mamma e del suo bambino

Era un principe azzurro quello che cercavo. Un principe azzurro che si è rivelato un ragazzo con problemi di tossicodipendenza, del quale sono rimasta incinta. Ho abortito. Lui è morto di AIDS. Sono rimasta sola. A parlare è Nicoletta. Una donna ormai matura che raccontando la propria adolescenza ricorda con amarezza gli errori commessi.

Iniziai ad abusare di sostanze. Già quando stavo con lui e anche dopo la sua morte. Arrivai al punto in cui mi dissi “O muoio definitivamente o comincio a risalire”. Fu proprio lì che incontrai un uomo con un passato simile al mio, Daniele. Daniele mi capiva, io lo capivo, avevamo entrambi dei problemi. Dopo un anno ero incinta.


Adesso il piccolo Samuele ha 7 anni. Con i suoi capelli biondi a spazzola e la sua sciarpa svolazzante nelle giornate d’inverno, è la copia esatta del Piccolo Principe della storia di Antoine de Saint-Exupéry. La sua stessa esistenza è testimonianza di vita. Sì, perché Samuele non doveva esistere. La prima cosa a cui pensai fu di abortire una seconda volta – continua Nicoletta – perché alla notizia di essere incinta mi crollò il mondo addosso. Io avevo già 42 anni, avevo fatto uso di sostanze ed ero piena di problemi. Daniele aveva una malattia al fegato degenerativa, era sieropositivo e non aveva un lavoro. Eravamo due persone che facevano fatica a badare a se stesse: come avremmo potuto tenere un bambino?

Dalla richiesta di aborto al giorno dell’intervento ci sono 30 giorni. Un mese in cui tutto cambia per Nicoletta. E’ lo stesso piccolo Samuele a farsi sentire importante. Mi hanno fatto l’ecografia: ho visto il bambino piccolo ma già formato, ho sentito battere il suo cuore. Era come sei mi parlasse. Poi ho parlato con le persone del Centro di Aiuto alla Vita di Brescia. Lì ho cambiato idea, perché ho capito che sarei stata aiutata. Ho capito che sarei stata libera: libera di avere mio figlio nonostante le mie difficoltà.

Samuele è nato sieropositivo – prosegue – ma si è negativizzato nel primo anno. Anche nei momenti più difficili dei suoi 7 anni, anche dopo la morte di Daniele, non ho mai pensato “Ma chi me lo ha fatto fare?”. Il vero aiuto del CAV, i cui volontari mi sono sempre stati vicini, non è stato quello economico: è stato avere accanto persone che sembrava che amassero Samuele già prima che io stessa capissi di amarlo.

ANDREA CUMINATTO 

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