Nek: fatti avanti amore.
Nek: fatti avanti amore.

Da Sanremo all’impegno con gli ultimi: Nek si racconta in una intervista esclusiva*. Dalle canzoni vincenti alla vera vittoria: difendere la vita con tutto l’amore che c’è in ciascuno di noi perchè  ogni essere umano è un “Miracolo di nervi ed anime”.

Che cosa dà un figlio alla vita di un giovane? Cosa lo spinge a dire il suo “Sì alla Vita”,  ad accogliere un bambino, soprattutto dato il momento di forte difficoltà economica?

Data la situazione attuale, a maggior ragione quel giovane deve stare attento a fare i passi secondo quello che è giusto, perché poi si impone nella vita altrui e allora non si scherza più, si parla di giovani e non giovani ma con la vita degli altri non si può scherzare e sulla vita degli altri non si può avere la libertà e secondo me la nostra libertà ha un vincolo che è quello di non prevaricare lo stato d’essere altrui. Quindi, un giovane può sicuramente avere difficoltà, però visto il momento di crisi,  visto che un giovane ha bisogno di crescere all’interno della famiglia, di confrontarsi con gli altri, a maggior ragione, quel giovane deve stare attento, deve prevenire prima di curare.

Questo entra un po’ in contrasto con la tua fede. Ci hai detto che la tua non è stata una conversione ma ad un certo punto la tua fede si è “ infuocata” e quindi dovresti aver abbracciato quelli che sono il credo ma anche  i valori e le regole del Cattolicesimo.

Semplicemente, è come se ci fosse stata una lente di in gradimento sull’insegnamento che mi avevano già dato i miei genitori. Ma, se dobbiamo avere a che fare con la morte di una vita… il contrasto, non è vero perché se tu  togli le parole della Chiesa dal contesto allora siamo d’accordo, ma credo che la Chiesa stessa assolutamente non ammetta l’aborto perché non si vuole toccare quello che è di più sacro, che è la vita dell’uomo. E poi si può stare attenti anche senza usare contraccettivi quando ha un rapporto sessuale con una persona.  Io sono contrario al fatto che il giovane privi nel trasmettere anche a livello di pelle l’amore verso la sua persona. Certo è che da lì a creare una famiglia o a vivere un rapporto sessuale in modo spropositato, ce ne vorrà. Proprio perché difendo la vita, proprio perché ho paura che quando ci si trovi davanti a una situazione di un figlio,  nella quale non si può scherzare, poi non ci si può parare la coscienza, pigliando la pastiglia e risolvendo il problema. Tutto qua.  Poi la Chiesa, apro velocemente parentesi,  ci sono dei punti nei quali la Chiesa per quanto riguarda la comunicazione deve lavorare molto, ma non lo dico solo io, lo dicono anche miei amici sacerdoti.

Questo è il punto di vista di molti giovani, che si pongono la domanda “perché la Chiesa non smussa gli angoli”, si trovano a un bivio, obbedire o disobbedire. Chi ti guida in questo cammino di scelta?

Intanto si spera che un giovane abbia una famiglia, è inutile che ce la stiamo a raccontare, la famiglia deve essere il punto di origine di un giovane. Se no sono problemi seri, se non c’è la famiglia, non ci sono le istituzioni che promuovono la vita perché finché c’è qualcuno che opina su questo, oppure, se si parla di droga, finché c’è qualcuno che dice che è giusto distinguere le droghe leggere dalle droghe pesanti, è giusto distinguere l’hashish dall’ LSD, questo fa più male di quello, allora è tutto relativo.

Su questa base non dovrebbe valere neanche la distinzione tra aborto e pillola del giorno dopo.

Esatto. Però io credo che perché una società funzioni nel migliore dei modi, cioè credo nella promozione massima della vita, ci deve essere un rispetto delle prese di posizione, non bisogna stare su due binari, per non dare ragione all’altro, o per dare troppa ragione all’altra parte. Secondo me ci devono essere dei punti fermi, che sono gli esempi di persone che hanno vissuto determinate esperienze, come sono stati i due ragazzi che provenivano da due diverse comunità cioè, quando  alla fine anche il 10% di questi ragazzi, che oggi hanno vissuto una giornata diversa dalle altre, il messaggio di quelle persone ha attecchito, è fondamentale perché loro sono l’esempio lampante di cosa può portare una situazione così estrema come può essere l’uso di stupefacenti. Sono gli esempi da cui copiare, per evitare di finire in situazioni spiacevoli. Dopo la storia si ripete, fai uso di droga? Pensi di essere più forte se fai questo? L’inizio del tuo declino. Dopo avrai bisogno di curarti, come dice Morgan. È il sistema che è un po’ malato, fa riferimento su certi messaggi che devono avere una eco, allora a questo punto più persone vengono interessate da un messaggio che  può essere quello di avere Morgan, Morgan perché è il fatto del momento, di avere una persona così in più programmi televisivi e alzare l’audience. Quindi, è malato tutto un insieme di cose, gli esempi sono quelli pratici, le storie che sono venute fuori e che dicono non farle le cazzate, perché io ce l’ho fatta ma tu potresti non farcela. Ma perché ti devi massacrare il cervello? Si diceva l’altra sera a “Porta a porta”, Picasso, Van Gogh… Van Gogh beveva tanto di quell’assenzio che ha visto un drago qui e s’è tagliato un orecchio, ed era Van Gogh anche senza far uso di sostanze, quando uno ha talento, ha talento sempre.  La fine del talento arriva con l’usare determinate sostanze stupefacenti, che non fanno altro che elevare al massimo i punti deboli.

Allora come mai si è riscontrato che prima dei concerti sia naturale fare uso di sostanze?

Non è vero. Cioè se prendiamo uno che non ha paura a dirlo, può essere o può essere uno che non te lo dirà mai e che dietro si fa una strisciata per essere tosto. Beh se non lo capisce, dovrà capirlo passando attraverso passaggi stretti, attraversando la merda della sua vita, strisciando come un verme a chiedere l’aiuto degli altri, quando prima pensava di essere lui al centro dell’attenzione. È stato dato un consiglio, o svariati consigli, dati da una libertà fraintesa ed è una fortissima debolezza e allora queste poi sono le conseguenze. Io per esempio non mi faccio, pur avendo provato, mi sono accorto che non mi servivano, anzi era difficile poi mantenere una costanza.

Parliamo di castità. Abbiamo letto sul blog di Don Davide Banzato che hai scelto di vivere un rapporto di coppia nella castità. Cosa si intende per castità ed è ancora possibile essere casti ai giorni d’oggi?

La scelta è semplicemente questa, castità vista in quell’ottica, la parola fa paura ma si intende avere il rapporto con l’altro non per soli scopi sessuali.  Questo genere di cose viene fatto dopo un po’ di tempo,  io con lo stesso Don Davide dico di non essere sicuro. È una scelta che si può fare,  io e mia moglie stiamo imparando. Tra i cinque punti, tra cui c’è la fede, è un punto su cui sto lavorando molto. Castità non significa diventare un sacerdote, è usare con amore l’altro, non semplicemente per soddisfare dei  bisogni  sessuali, è qualcosa di umanamente sentito, una cosa che ti educa a non considerare l’altro come oggetto sessuale.  Anche praticamente quando tu  trasmetti qualcosa all’altro a livello di fisico, non deve essere o non dovrebbe essere per te dal profondo qualcosa tu sei la mia compagna e quindi oh cazzo oggi ho voglia di scopare con te, fine. No, non deve essere solo quello.  È filosofica la cosa, per aiutarti ad educarti all’amore come sentimento puro e poi da quel rapporto ti sposterai ad avere a che fare con le persone, a valutarle,  ad avvicinarti ad altre persone, a non essere indifferente ad altre persone.  Quindi vai più in profondo, hai fatto bene a chiedermelo, spero di aver risposto alla tua domanda.

Passiamo un po’ al Nek cantante. Nella canzone “ Figli di chi” sembri descrivere appieno la nostra generazione, alla ricerca della felicità ma immersi in inquietudine e incertezza. Hai trovato la risposta alla tua domanda  “Cerchiamo Dio ma dov’è?” E la realtà può cambiare? O è troppo tardi per “fare un futuro da noi”?

Io ho capito che Dio è prima dentro di me e poi nell’altro e anche in tutte le situazioni difficili. Perlomeno io ho spesso a che fare con Dio ed è proprio vero, manifesta la sua potenza proprio in passaggi stretti. Prima ho nominato la situazione di mio padre e nonostante io mi fermi a pensare al fatto che potrei perderlo,  lo penso in modo sereno perché cosa ne so io cosa è meglio per lui. Lo può sapere solo Dio. Quindi a questo punto non è più affar mio, è affar suo, credo che nessuno all’infuori di Dio possa sapere quello che per mio padre è giusto, poi ci sta tutta la sofferenza dal punto di vista umano che credo che sia sacrosanta ma la rabbia di non poter fare più di tanto è lontana perché c’è più serenità.  Ma bisogna lavorarci molto.

Proprio spinti dal ragionamento di “ non so cosa sia meglio”, molti scelgono per l’eutanasia.

Vabbè questo  è un altro discorso molto particolare. Anche là io penso che non si possa vere la libertà di terminare la vita altrui, nemmeno  io stesso che sto male posso avere la libertà di autoterminarmi. Io non ho questo potere, non mi è stato dato. Li mettiamo in prigione quelli che ammazzano gli altri? E allora? Questo è il mio punto di vista, secondo me per la vita bisogna combattere con i denti. Ma scusate, è una solo questa terrena, la dobbiamo sfruttare al meglio e tiriamo fuori delle leggi che ne valorizzano anche il termine o che cercano di proteggerlo. Grazie a Dio io ho una vita in salute, ma una mia parente ha la sclerosi multipla e mi dice “sono fortunata” ed è ferma su un lettino che ascolta la radio dalla mattina alla sera, mangia con la cannuccia e non si muove, il cervello ce l’ha perfetto, dialoga a malapena però io riesco a capire che dice “io non ho mai amato la vita come oggi”, perché è vero che devi passare attraverso le strade tortuose per renderti conto di quello che hai. È in strade in salita che capiamo quanto è importante il nostro prossimo e quanto è importante la nostra esistenza.

Cosa si intende per libertà?

Si dice che l’aborto sia stata una conquista, che ha contribuito all’affermazione di libertà della donna…

Si intendono tantissime cose, senza citare la droga o altre situazioni. L’aborto… si dice male, secondo me viene frainteso questo. Secondo me non bisogna perdere di vista la creatura che si porta in grembo. Poi possiamo rendere opinabile tutto, c’è chi dice che diventa creatura a un tot di mesi dal concepimento, io non sono d’accordo. Finché ci sono punti di vista, allora tu rispetti il mio modo di pensare e io rispetto il tuo, ma la nostra libertà ha un termine, lo stesso Dio ha un limite su di noi che è quello di prevaricare le nostre scelte. La libertà è in realtà l’amore . il nostro non è un Dio con dittatura. Non obbliga, al massimo consiglia. Il famoso libero arbitrio.

Anche “Nella stanza 26” ha un testo molto forte. La cosa meravigliosa è che parli di situazioni delicate e dolorose ma non dai un giudizio. Ci vuoi raccontare la protagonista e la sua storia? Chi è l’uomo che aspetta ?

Non ho mai saputo chi è la ragazza,  non ho mai saputo nient’altro aldilà di una lettera anonima che è arrivata al mio fan club qualche anno fa, io mi sono limitato semplicemente a subirne il fascino, ero esterrefatto per le poche righe che aveva scritto, se non qualche riga in cui si avvertiva molto il peso di una persona non libera, di una persona completamente alla ricerca ma con grande paura. Non ho mai più saputo niente di questa persona, non so se abbia sentito poi la canzone. Io mi sono limitato a osservare, recepire e rimandare alle altre persone un’esperienza vissuta attraverso le mie orecchi, i miei occhi, cercando di dare una morale alla fine che fosse il desiderio di pensare il meglio per questa persona o per tutte queste persone che hanno perso la dignità e la libertà di poter agire perché consigliate male, poi sono entrate in un circolo vizioso che non si può controllare.

L’uomo che aspetta è il cliente, io descrivo la situazione per far capire all’ascoltatore di cosa stiamo parlando, l’uomo è il prossimo che  tu non vorresti mai vedere ma che purtroppo vedrai, e con il quale ti toccherà interagire.

Come può un giovane comunicare messaggi di solidarietà, di amore, di fede in una realtà che sembra non accettarli ma che ne necessita così tanto?

Io credo che si debba un po’ scendere dal pero, e avere la forza di volontà per farlo perché purtroppo nella televisione non c’è tanto, anche gli stessi reality show possono essere molto rischiosi. Lo stesso x factor al quale io ho partecipato come ospite, io poi ai ragazzi ho dato un consiglio, fuori da lì è tutto diverso, fuori da lì c’è la guerra, fuori da lì sono cazzi acidi perché c’è da lavorare su voi stessi, con un lavoro in precedenza inesistente, con una discografia che vi calcola come numeri. Il lavoro va appreso, accolto, bisogna provare, bisogna sbagliare, bisogna soffrire e forse avrai successo. Il successo è il risultato di un lavoro su noi stessi e sulle persone, non si può diventare famosi e poi imparare il lavoro, è una legge che va contro natura, prima o poi ti fai male. Bisogna avere la forza di volontà di non essere troppo vincolati su determinate cose che non sono la legge di vita di tutti i giorni. È un bello show, ma gli show hanno un inizio e una fine, la vita di una persona deve finire il più tardi possibile, quando si parla di vita non c’è da scherzare per cui il giovane non deve fare tanto il giovane, arriverà un momento nella vita in cui dovrà prendere delle posizioni, frutto di un’educazione televisiva, istituzionale, tra le persone, una canzone, quindi io stesso sono responsabile di determinate azioni future di persone che mi ascoltano.

Qual è la “nuova direzione”? Quali i “nuovi orizzonti”?

È rivolgere lo sguardo agli altri, perché credo che il male più forte da combattere oggi è l’indifferenza. Se uno perde l’indifferenza nei confronti degli altri, ha già vinto perché poi si accorge delle piccole cose della vita e si accorge degli altri, di sé stesso, dei suoi difetti, comincia a chiedere scusa che è la cosa più coraggiosa ma più importante di tutte,  e chiedendo scusa avrai l’amore di avvicinarti a una persona  senza che lei te lo chieda e fai squadra.

Giovanna Sedda

*intervista realizzata in occasione della Giornata Per la Vita del 2010, a Firenze