La realtà americana dei CAV: intervista a Peggy Hartshorn
La realtà americana dei CAV: intervista a Peggy Hartshorn

L’equipe giovani del Movimento Per la Vita sta lavorando duramente in questi giorni per rendere unico (come sempre) il Seminario Quarenghi che si terrà in Basilicata (Maratea) dal 26 luglio al 2 agosto presso Villa del Mare. In avvicinamento a questo evento vogliamo farvi conoscere una delle più importanti relatrici che avremo l’onore di ospitare ed ascoltare al Quarenghi: Margaret Hartshorn, conosciuta anche come Peggy.

Peggy nata e vive nell’Ohio ed è la presidentessa di Heartbeat International, associazione che si occupa del network per oltre 2000 centri di aiuto alla vita negli Stati Uniti. Abbiamo avuto modo di conoscerla durante il Convengo Nazionale di Heartbeat a St. Louis (Missouri) alla quale hanno partecipato oltre 1200 volontari da tutto il mondo. Ecco a voi una sua breve intervista.

A. Qual è stato il momento o l’evento che ha fatto nascere in lei il problema dell’aborto?

P. Sono cresciuta in una famiglia fortemente Cristiana: mio padre e la sua famiglia erano cattolici, invece mia madre protestante. Il rispetto per ogni vita umana e l’accoglienza di ogni bambino era una “dato di fatto”. Inoltre l’idea di abortire (illegale a quel tempo) era ripugnante.

Mi trasferii all’università in California negli anni ’60, gli anni della c.d. “rivoluzione sessuale”, così come i movimenti femministi, l’idea dell’uso di droghe a scopo ricreativo, le proteste contro la guerra in Vietnam e i movimenti “hippie” di San Francisco. Nel 1968 la California legalizzò l’aborto e il mio professore di etica dell’università, un prete domenicano, ci disse: “Ricordatevi le mie parole, tra 5 anni l’aborto sarà legale in tutti gli Stati Uniti!”. Tutta la classe fu letteralmente scioccata da quelle parole. Dopo la laurea tornai in Ohio per ottenere il mio dottorato di ricerca (Ph.D.) e in quel periodo mio padre morì di cancro, mi sposai con il mio attuale marito Mike, e non prestavo attenzione alla questione dell’aborto nel mio Paese. Il 22 gennaio 1973 la Corte Suprema, con la decisione Roe c. Wade, dichiarò incostituzionali tutti le leggi che vietavano l’aborto negli Stati Uniti. Ascoltai questa notizia alla radio mentre stavo guidando e subito mi ricordai della terribile profezia del mio professore. Fui subito “chiamata” a fare qualcosa per aiutare in questa crisi: crisi per le mie credenze religiose e per il mio Paese (il quale è stato fondato sull’evidenza che noi tutti abbiamo un diritto alla vita, datoci dal nostro Creatore, così come sancito dalla Dichiarazione d’Indipendenza). Subito chiamai il l’ufficio dell’associazione Right to Life (associazione che si occupa di combattere in ogni Stato la legalizzazione dell’aborto) e cominciai ad essere una loro volontaria. Divenni subito presidente dell’ufficio sull’educazione.


A. Quale fu il momento più difficile per lei?

P. Nel 1992 molti di noi speravano che la sentenza Roe potesse essere cambiata dalla Corte Suprema, ma invece la Corte si pronunciò riaffermando la stessa decisione del ‘73. Inoltre, nel 1992 fu eletto come presidente degli USA Bill Clinton: era conosciuto per le sue idee pro-aborto” (al contrario del suo predecessore Ronald Reagan, un vero prolife). Con la sua elezione molti pensavano che avevamo perso in modo “permanente” dal punto di vista giudiziario, eravamo molto scoraggiati. Così quell’anno pensai che potevamo essere solo in grado di salvare i bambini e le madri grazie ai centri di aiuto alla vita. Decisi quindi di dimettermi dal mio lavoro d’insegnante all’università e di lavorare a tempo pieno come presidente di Heartbeat International, facendo così nascere i centri di aiuto alla vita negli USA e in tutto il mondo. Dio ha usato il male del diavolo (lo scoraggiamento) e lo ha usato per portare il bene e per far nascere gruppi prolife più forti, come Heartbeat.


A. Può descriverci brevemente la situazione prolife negli USA?

P. La sentenza Roe è ancora in vigore, ma le successive decisioni della Corte Suprema hanno imposto dei limiti al diritto alla privacy, diritto che sta alla base della legalizzazione dell’aborto. I limiti sono per esempio un determinato periodo prima di praticare un IVG, delle leggi sul consenso informato e sul consenso dei genitori, e così via. Negli ultimi 3 anni molte leggi statali hanno posto dei limiti all’aborto, di più che nei 40 anni dalla sentenza Roe. Contemporaneamente, abbiamo costruito un network di oltre 2000 centri di aiuto alla vita negli USA. I 1200 affiliati ad Heartbeat International salvano circa 3000 bambini alla settimana che rischiavano di essere abortiti. La nuova generazione dei giovani è molto prolife rispetto alle altre dal 1973. Gli scanner ad ultrasuono hanno mostrato che il bambino non ancora nato è un essere umano che vive e scresce, e ciò ha convinto virtualmente tutti negli USA. Infatti le domande oggi sono cambiate: oggi ci si domanda “quando è giustificabile togliere la vita ad un essere umano?” e “Quali esseri umani hanno il diritto alla vita?” e non più “quando la vita umana ha inizio?”. Il dibattito è vivo e vigoroso negli USA: la questione non è risolta, per cui speriamo un giorno che le vite di ogni innocente essere umano saranno protette dalla legge.

A. Quali sono le sfide del futuro per la causa prolife?

P. Secondo il mio parere vi sono 5 sfide.

1) Se continua ad indebolirsi la cultura Cristiana (come quella Europea e degli USA) o addirittura vengono abbandonati i valori centrali del cristianesimo, come la dignità di ogni persona, non avremo nessuna differenza con altre culture (come quella dell’Asia), le quali hanno accettato un sistema di valori basato sull’utilitarismo. Questo sistema valoriale utilitaristico non da importanza all’individuo, infatti egli può essere sacrificato per un bene maggiore. Possiamo vedere questo sistema valoriale al lavoro nel sistema medico/sanitario occidentale, dove le decisioni mediche si basano sempre più spesso su quanto è “utile” tale persona. Le radici Cristiane devono essere mantenute e fatte crescere (tramite l’evangelizzazione) cosicché i nostri leader (sia in politica, in medicina, nell’ambito culturale, etc.) possano proteggere il valore della vita umana, come metro di paragone o come bussola.

2) Dobbiamo mostrare le bugie che si celano dietro i movimenti “di controllo della popolazione”. Per prima cosa dobbiamo convincere le persone che viviamo in un “inverno demografico” – quasi tutte le culture stanno avendo un declino della popolazione e in molti Paesi (compresa l’Italia) il tasso totale di fertilità è talmente basso che, a detta degli esperti, non si potrà recuperare (per esempio, gli italiani, come gruppo etnico, sono una specie in pericolo). In secondo luogo, bisogna convincere gli opinion-makers che la popolazione non è il problema, piuttosto, è la soluzione ai problemi del cambiamento climatico, dell’inquinamento e così via. Dobbiamo rendere desiderabili le grandi famiglie per il bene nostro, del nostro Paese e per il mondo.

3) Dobbiamo lavorare per far ritornare la nostra cultura all’idea che i bambini sono il frutto positivo di una relazione di coppia (bambini e legami affettivi vanno insieme agli atti sessuali). Una volta che i bambini vengono etichettati come non voluti (o addirittura innaturali) in seguito ad un atto sessuale, l’aborto sarà sempre una “necessità” come un back up per sbarazzarsi del problema: cioè il bambino non voluto.

4) Dobbiamo lavorare per prendere l’iniziativa nella formulazione delle questioni (issues ndr.) nella lingue che può realmente cambiare la realtà. “L’altra parte” ha “vinto” con frasi e termini che si rivolgono alle persone, come “salute riproduttiva (compreso l’aborto)”, “diritto di scegliere”, “uguaglianza di genere” “genitorialità (contro madre e padre)”, e così via. Molti di questi termini sono emersi dai documenti delle Nazioni Unite i quali subiscono molte modifiche. Esse presenti in questo processo è un duro lavoro ma “la nostra gente” ha vinto alcune battaglie impegnandosi ad ogni livello e combattendo sui punti più delicati del linguaggio, il quale è così importante e influente.

5) Dobbiamo portare con noi i nostri valori e viverli eroicamente non solo nel Movimento Per la Vita ma su ogni fronte, in ogni lavoro, in ogni professione: medicina, politica, diritto, economia, educazione, etc.

A. Cosa pensa del Movimento Per la Vita Italiano? E’ felice di essere nostra ospite al Seminario Quarenghi 2015?

P. Sono così felice che Dio ha fatto congiungere insieme il MPV e Heartbeat International! Ammiro così tanto il Movimento Per la Vita perché è stato un “pioniere” come organizzazione prolife, è entrata subito nella battaglia! Ammiro, inoltre, l’approccio olistico del MPV: infatti non comprendo solo le attività politiche e legislative ma anche i Centri di Aiuto alla Vita (allo stesso tempo si limita l’offerta e la domanda di aborto); inoltre, il MPV si focalizza non solo sulle questioni biologiche, dei diritti umani, politiche ma anche sull’aspetto spirituale. Ammiro l’unità e la coerenza della vostra leadership (che ha evitato divisioni come quelle dei movimenti prolife americani, limitando in qualche modo il nostro successo per la vita).

Mi piace vedere l’essenzialità per voi di SOS Vita e l’importanza cruciale dei giovani nel vostro movimento: passando il testimone dalla prima generazione prolife a quella nuova sperando che siano loro a vincere la battaglia. Ammiro, inoltre, la vostra capacità di aver unito tutti i 28 Stati europei nel gruppo “Uno di Noi” e ovviamente la campagna One Of Us.

Credo che Dio ha un posto speciale per il MPV sia come leader sia come esempio per gli altri. Roma è speciale dal punto di vista storico, come fulcro da cui è nata la Cristianità. Pietro e Paolo sono morti e riposano lì, insieme a molti altri martiri cristiani. Dato che il mondo si sta secolarizzando (o pagano) per quanto riguarda i valori, aborto e infanticidio sono sempre più accettati nella cultura occidentali, sta a noi “ri-cristianizzare” il mondo. MPV può preparare Roma e l’Italia di nuovo a questa missione, cioè l’evangelizzazione e la diffusione della “Parola di Dio”. Per tutte queste ragioni, sono onorata di poter parlare al Seminario Quarenghi 2015 ed essere una piccola parte di quello che Dio sta facendo grazie a voi.


A. Può dare alcuni consigli ai giovani italiani del MPV per svolgere al meglio il loro volontariato?

P. La cosa più importante da fare è rivelare l’amore e la speranza a quelli che bussano alle porte dei CAV, raggiungendoli in modo amorevole, prendendovi cura di loro. Dite la verità dell’amore. Dio è la sorgente di tutto l’amore e della speranza. Quindi, al fine di rilevare questi due valori centrali, bisogna essere più vicini al Signore. Dobbiamo rimanere i rami attaccati alla vite del Signore. Gesù disse “senza di me, non potete fare nulla”. Noi non possiamo compiere il nostro lavoro da soli o con le nostre energie. Date priorità al vostro rapporto con il Signore mediante l’Eucaristia, i Sacramenti e attraverso la Parola di Dio, attraverso la vostra comunione con gli altri (dove due o più sono riuniti nel suo nome, Egli è in mezzo a noi!).

Andrea Tosato