La passione del concepito
La passione del concepito

Credere alle coincidenze e chiamarla provvidenza è una caratteristica della fede. Così oggi i cattolici vedono sovrapporsi, per una coincidenza del calendario liturgico, il giorno della Passione di Gesù, il venerdì Santo, e la memoria del suo concepimento nel grembo di Maria. Un accostamento tra la vita e la morte che potrebbe sembrare stonato, ma che non è affatto sconosciuto nella liturgia: la festa del Natale è, questa volta in modo non casuale, sempre seguita dalla memoria dei “Santi Innocenti”, i bambini morti durante la persecuzione di Erode. Una coincidenza che la saggezza artistica delle prime icone cristiane suggeriva disegnando l’immagine del Bambino Gesù nella mangiatoia come quella di Gesù in fasce deposto nel sepolcro.

Icona natività
Icona della natività: la mangiatoia è al tempo stesso immagine della mensa eucaristica e del sepolcro.

“Che significa questo?  Il Figlio dovette scendere dalla gloria del cielo, perché il mistero dell’iniquità aveva avvolto la terra”, Edith Stein.

La distanza tra la vita concepita e la morte sembra essere così grande che la loro vicinanza ci lascia confusi. Esattamente come accade per il dramma dell’aborto. Ci aiuta a trovare una risposta Edith Stein, filosofa ebrea convertita al cattolicesimo e morta nel campo di  Auschwitz nel 1942: “Già all’indomani del Natale la Chiesa depone i paramenti bianchi della festa e indossa il colore del sangue: […] Che significa questo? Dov’è ora il giubilo delle schiere celesti, dov’è la beatitudine silente della notte santa? Dov’è la pace in terra? “Pace in terra agli uomini di buona volontà”. Ma non tutti sono di buona volontà. Per questo il Figlio dell’eterno Padre dovette scendere dalla gloria del cielo, perché il mistero dell’iniquità aveva avvolto la terra”.

Accade così che oggi la comunità dei credenti viva la memoria della passione del figlio concepito. Ormai siamo divenuti indifferenti al la violenza quotidiana del rifiuto della vita salvo quando questa violenza diventa fragorosa e ci sveglia dal torpore ricordandoci che anche la nostra vita è in pericolo. Eppure il rispetto della vita umana non ha che una sola parola e una sola dimensione. Ogni tentativo di dividere l’unicità della vita apre una frattura non meno dolorosa di quella aperta dal terrorismo: la sottile tentazione di giudicare la vita dell’altro indegna e nemica della propria esistenza. La continua presenza del mistero del male che circonda l’umanità non si dissolve, ma ognuno può scegliere nella sua vita di accogliere la luce e spingere le tenebre più in là.

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(I testi di Edith Stein sono tratti da: Das Weihnachtsgeimmis. Menschwerdung und Menschheit. Traduzione Italiana: Il mistero del Natale. Incarnazione e umanità. Edizioni Queriniana. 1989. Brescia).