11 candeline in meno
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Il 31 marzo di undici anni fa moriva Terry Schiavo. I familiari impotenti furono costretti ad assistere alle ultime ore di vita della loro figlia. I medici avevano infatti smesso di darle cibo e acqua eseguendo una decisione della Corte statunitense: i giudici riconobbero la facoltà del marito della donna di decidere circa la sua vita, incuranti del resto della famiglia che aveva ingaggiato una lotta disperata, a tutti  i livelli, per salvare la sua vita.

frank pavone prolife
Padre Frank Pavone, testimone oculare delle ultime ore di vita di Terry Schiavo.

“Puntava gli occhi su chiunque le stesse parlando. Se qualcuno parlava dall’altra parte della stanza girava la testa e lo sguardo verso chi le stava parlando”. P. Frank Pavone.

P. Frank Pavone era al suo capezzale durante le ultime ore di vita. Erano passati tredici giorni dalla sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione, tredici giorni senza cibo ne acqua: “Le ho detto tante volte che aveva tanti amici nel mondo e molti pregavano per lei ed erano dalla sua parte, e sono convinto che abbia capito”. Pavone ha seri dubbi sulla reale incoscienza della donna: “concentrava lo sguardo, puntava gli occhi su chiunque le stesse parlando. Se qualcuno parlava dall’altra parte della stanza girava la testa e lo sguardo verso chi le stava parlando”.

Il ricordo diventa ancora più toccante quando Pavone ricorda il momento in cui la benedisse, posandole la mano sulla testa e lei chiuse gli occhi, riaprendoli al termine della preghiera. Non proprio il comportamento di una persona in coma: “l’ho sentita cercare di dire qualcosa ma non riuscire a causa della disabilità a formulare le parole”.  Sì, Terry reagiva prontamente agli stimoli: era una donna malata, l’hanno fatta passare per un vegetale, per farla morire.

terri schiavo
Terry Schiavo risponde agli stimoli.

Il suo sguardo, la sua principale espressione era tutto tranne che sereno, lasciando trasparire una consapevolezza lucida al posto dell’incoscienza che altri le avevano attribuito arbitrariamente: “lo  posso descrivere solo come un misto di paura e tristezza, una combinazione di tremenda paura e tristezza”. Pavone ricorda il paradosso di una vaso di fiori, colmo d’acqua, sul comodino della stanza d’ospedale dove Terry stavo morendo di sete: “questi fiori vengono trattati meglio di questa donna: non ha avuto un goccio d’acqua da quasi due settimane  […] se avessi infilato la mano nell’acqua e e ne avessi messo un po’ sulle sue labbra il poliziotto probabilmente mi avrebbe fatto uscire”.

Il caso di Terry Schiavo non ha a che fare con l’accanimento terapeutico: era una donna sana, non stava morendo, non era attaccata a macchinari, non aveva una malattia terminale. Semplicemente la sua vita secondo alcuni era da considerare inutile. Pavone ripensando a quel momento commenta: “abbiamo il diritto di rifiutare le cure, ora corriamo il rischio di perdere il diritto di riceverle nel caso dovessimo diventare disabili”. Un rischio tragico che in Italia ha segnato la vicenda di Eluana Englaro e che apre le porte a una sempre più arbitraria definizione della dignità umana. E per questo che è importante ricordare, imparare e reagire perchè gli errori del passato non siano più ripetuti.