Consiglio d’Europa e aborto: cosa è successo veramente.
Consiglio d’Europa e aborto: cosa è successo veramente.

E’ notizia recente che il Consiglio d’Europa avrebbe “strigliato” il Ministero della Salute italiano perché l’obiezione di coscienza metterebbe in pericolo la salute della donna, ostacolando l’accesso all’aborto.
Dunque dobbiamo preoccuparci? Non proprio.  Anzitutto la notizia è riportata sui giornali senza citare mai gli estremi di questo pronunciamento, né fornire alcun link. Anzi, tutti i giornali riportano la notizia pressoché in modo identico, aggiungendo però in calce alcune considerazioni.

La sede del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Il Consiglio d’Europa accetta ricorsi?

Non resta che cercare il pronunciamento noi stessi. E mentre cerchiamo, ci poniamo un paio di dubbi. Non sapevamo che il Consiglio d’Europa rispondesse a dei “ricorsi”. Infatti il ricorso è in genere un termine giurisdizionale, o quantomeno giustiziale (ricorsi amministrativi). Non sapevamo che il Consiglio d’Europa, che – tanto per non fare errori grossolani – non è organo dell’Unione Europea, ma nasce da un trattato internazionale e non ha relazioni con l’UE , a parte un nome che induce il dubbio – avesse simili poteri.

 Infatti il Consiglio d’Europa  “promuove la libertà di espressione e dei media, la libertà di riunione, l’uguaglianza e la protezione delle minoranze […] ; aiuta gli Stati membri a combattere la corruzione e il terrorismo e a intraprendere le riforme giudiziarie necessarie; […] promuove i diritti umani attraverso le convenzioni internazionali, come la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica e la Convenzione sulla criminalità informatica. Monitora il progresso degli Stati membri in questi ambiti e presenta raccomandazioni attraverso organi di controllo specializzati e indipendenti “ fonte: sito del consiglio D’Europa.
Obiezione di coscienza a rischio?

Dove è scritto che è organo giurisdizionale o para-giurisdizionale? L’indicazione sarebbe davvero assurda, considerando che l’organo giurisdizionale che vigila sui diritti umani, e che è previsto dallo stesso trattato che istituisce il Consiglio d’Europa, c’è: è la Corte europea dei diritti dell’uomo (per gli amici, CEDU o Corte Edu). Facendosi un giro sul sito del Consiglio d’Europa, il caso italiano, sbandierato oggi in tutti i giornali, non figura né tra le news, né altrove. Non è possibile controllare cosa REALMENTE è stato scritto. Restiamo in attesa. E mentre attendiamo, facciamo una considerazione.

La sede della Corte Europea dei diritti dell'uomo, da non confondere con la Corte di Giustizia Europea.
La sede della Corte europea dei diritti dell’uomo, da non confondere con la Corte di Giustizia Europea.

Ammesso che quello che si scrive sia vero sia nella sostanza che nei toni, che può succedere? Il diritto all’obiezione di coscienza è a rischio? In realtà, si tratta di un fuoco di paglia. Il diritto all’obiezione di coscienza non sarebbe a rischio nemmeno se questo stesso contenuto lo avesse espresso la Corte Edu, cioè l’organo giurisdizionale: infatti non c’è un potere diretto e modificativo sul diritto nazionale (potere che invece hanno le sentenze della Corte di Giustizia Europea, la corte di Lussemburgo, essa sì organo giurisdizionale dell’Unione Europea). Figuriamoci se un simile potere può essere dato in capo a un soggetto, il Consiglio d’Europa, che può fare solo raccomandazioni agli stati.

In secondo piano, anche se tutto questo fosse vero (e non lo è), e cioè anche se il ricorso della CGIL fantomatico fosse stato accolto nella sua interezza, non muterebbe niente dell’obiezione di coscienza, perché il ricorso stesso non ardiva di affermare tanto. Filomena Gallo, avvocato vicino all’associazione Luca Coscioni (notoriamente pro-aborto e pro-eutanasia) , spiega, su corriere.it, che il ministero dovrebbe «  spingere le Regioni a monitorare la situazione negli ospedali e, laddove ci sono più medici obiettori che non, imporre un turn over oppure un medico gettonato che possa così impedire l’interruzione di servizio». Accidenti che misure terribili.

I soliti argomenti falsati contro l’obiezione

Anche se, a dirla tutta, qualche riga prima l’avvocato Gallo aveva detto che «L’Italia non può più rinviare un intervento legislativo». E chi lo dice? Quale intervento? Un ritocco alla 194? La storia repubblicana ha dimostrato che è molto più facile modificare la Costituzione, che la legge 194. L’avvocato Gallo afferma che «Questa volta si fa un passo in avanti, perché si profilano due elementi di danno: uno nei confronti delle donne, che sempre più sono costrette a ricorrere a strutture o procedure non autorizzate, rischiando non solo la salute ma anche multe salatissime, da 5 a 10 mila euro, e l’altro nei confronti dei medici, che quando non sono obiettori sono costretti a turni massacranti in cui effettuano solo interruzioni di gravidanza».

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Il primo elemento, cioè le donne “costrette a ricorrere a strutture non autorizzate”, ha un nome e un cognome che l’avvocato non pronuncia: aborto clandestino. E le multe salatissime sono appunto le pene previste dalla legge 194 per quello che è un reato. Vuol forse dirci che le donne ricorrono all’aborto clandestino perché non trovano modo di abortire nelle strutture pubbliche? Non può dirlo, perché non è vero. E poi c’è la riproposizione del mito dei non obiettori oberati di lavoro. Mito che si scioglie come neve al sole alla riprova dei fatti. Infatti chi afferma che l’alto numero degli obiettori di coscienza in Italia (tra il 67% e ’80%) ostacola l’accesso alla pratica abortiva non è in grado di produrre un solo caso in cui una donna non sia riuscita ad abortire perché non trovava nessun medico non obiettore. E infatti, secondo i dati del ministero del 2014, la media degli interventi di interruzione di gravidanza per i medici non obiettori è di 1,6 interventi alla settimana.

Nessun allarme, tranne che per i giornali ansiosi.

Il ricorso riguardava non tanto l’accesso all’interruzione di gravidanza, come si legge sui giornali, ma perché del ricorso e della risposta del consiglio d’Europa non c’è traccia – la carriera dei medici non obiettori, che sarebbero discriminati. Infatti il ricorso è della CGIL, che guarda (sì?) ai lavoratori. Ma gli articoli non sono chiari su quale sarebbe la triste sorte dei non obiettori. Si dice che sarebbero ostacolati nella loro carriera: ma non si citano esempi.

Gli articoli si guardano bene dal citare esempi o dati, ma si seguita a fornire strali e anatemi vari. Si dice che ci sono ospedali in cui il 100% dei medici è obiettore (verissimo: infatti spesso il personale non obiettore viene fatto convergere in un’unica struttura, per questioni organizzative. Se la farmacia sotto casa è chiusa per turno, non potete affermare che non ci sono farmacie aperte). Si dice che si ostacola l’applicazione, di fatto, della 194 (dati? non pervenuti; ma scrivendo “di fatto”, a quanto pare, non servono). Insomma, in attesa di dati più precisi (in genere si commenta una sentenza, o un pronunciamento, dopo averlo letto, e non dopo averne sentito parlare) evitiamo di cedere all’allarmismo. Ogni tanto i giornali hanno bisogno di sventolare i loro feticci. Ma noi Giovani Prolife siamo ormai vaccinati.

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