Roccella e Gigli: dal femminismo alla tutela della maternità.
Roccella e Gigli: dal femminismo alla tutela della maternità.

Sono iniziati i lavori di approfondimento del seminario “V. Quarenghi” – edizione primaverile, organizzato dai giovani del Movimento Per la Vita e dal Movit La Sapienza. Il seminario, che si svolge in questo fine settimana presso le aule dell’Università La Sapienza di Roma, ha come tema generale “La maternità nella società pluralistica”. Il pomeriggio di venerdì si concentra sui diritti delle donne, con particolare riferimento al diritto alla maternità. I partecipanti sono stati accolti dalla Responsabile nazionale dei giovani Irene Pivetta e dalla Presidente del Movit La Sapienza, Antonella Chiavassa. L’approfondimento del tema è stato guidato dal giudice Anzani, già vicepresidente del MPVI, che ha guidato il dibattito con l’On. Gianluigi Gigli, Presidente del MPV e l’On. Eugenia Roccella.

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L’avvio del dibattito presso l’Università La Sapienza di Roma: (da sinistra) Eugenia Roccella, Giuseppe Anzani, Gian Luigi Gigli, Irene Pivetta, Antonella Chiavassa

Le domande di partenza che hanno guidato la riflessione dell’On. Gigli sono state due: cosa succede alle donne che hanno la probabilità di essere rimaste incinta e la cui gravidanza non fosse voluta e cosa succede alla donna che scopre di essere incinta e non aveva programmato la gravidanza? La tendenza della società, dice Gigli, è offrire delle risposte semplicistiche come uniche soluzioni. La medicina ha smarrito la strada ippocratica divenendo spesso una medicina dei “desideri”. E se il figlio non è “desiderato” si apre la strada delle soluzioni abortive. Per questo si fa così spesso ricorso alla pillola del giorno dopo, cosiddetto contraccettivo di emergenza e per questo, soprattutto i consultori, propongono con estrema facilità l’IVG. La donna non è affatto accompagnata e viene trascurato anche l’importante elemento del consenso informato alla base del rapporto medico-paziente: ciò porta a una inconsapevolezza della donna che non conosce realmente la situazione né gli effetti della decisione di una IVG, compresi gli effetti collaterali fisici e psicologici.

Manca cioè, prosegue Gigli, un supporto reale alle problematiche della donna, la quale è spesso costretta a ricorrere all’aborto per questioni economiche e sociali, prime fra tutte la solitudine. La stessa società non è formata scientificamente e ignora alcune nodose questioni legate al tema della contraccezione e dell’aborto. Ad esempio, è ancora ignoto ai più che la pillola del giorno dopo può impedire l’annidamento del feto. Alla domande e alle necessità della donna i Centri di aiuto alla vita offrono una soluzione concreta e autentica. Una azione che non è solo opera immediata ma anche intervento educativo e culturale. I giovani possono essere attori privilegiati per entrambe queste azioni, in particolar modo nel mondo della scuola e dell’università.

L’on. Roccella inizia ricordando la battaglia per la vita, condotta proprio insieme al presidente Gigli, in occasione della triste vicenda di Eluana Englaro. Di fronte a chi sostiene che il malato in minima coscienza non ha “biografia” occorre rispondere dando fiducia a ogni minimo segnale e nutrendo e dando ragione della speranza della vita. Un messaggio universale che si estende anche alla riflessione sulla maternità e sulla donna. Dal femminismo l’on. Roccella ha tenuto molti elementi di continuità a partire dalla prima ribellione “scolastica” come affermazione della propria diversità e personalità.

I partecipanti al seminario primaverile presso l'università La Sapienza di Roma.
I partecipanti al seminario primaverile presso l’Università La Sapienza di Roma.

L’on Roccella ripercorre brevemente tre facce del femminismo: emancipazionismo, femminismo della differenza e l’ideologia gender. Il movimento per l’emancipazione puntava storicamente all’affermazione dell’autonomia femminile e ha spesso rappresentato la maternità come un ostacolo all’affermazione femminile. Il femminismo delle differenze nasce invece in contrasto all’individualismo politico: il focus sull’individuo, l’indivisibile per eccellenza, misconosce ancora una volta la maternità che porta la donna a “dividersi”. Un approccio che ha spesso lasciato sole le donne di fronte alle difficoltà e arrivando spesso a escludere l’aborto dal diritto e dalla vita relazionale e sociale. A ciò occorre invece saper rispondere con nuove soluzioni sul piano pratico e politico. La corrente più recente, il gender, ha avuto un successo inaspettato rispetto alle prime richiesta di riconoscimento di “cinque generi” all’epoca vista come surreale.

Oggi la ricerca dell’autoconsapevolezza sulla identità sessuale è stata accettata e riconosciuta. Ma ciò opera una pericolosa disconnessione tra biologia e psicologia e in definitiva una neutralizzazione dell’identità femminile e della maternità. Il passo successivo al gender sarà il cosiddetto “manifesto del cyborg”, cioè il traguardo di un essere umano modificato, dalla medicina e dalla tecnologia, in cui il genere perde significato. Ancora una volta le donne si trovano di fronte alla necessità di riaffermare il proprio “essere donne”. In questo esercizio l’eredità del femminismo ha ancora molto da dire a patto di sapersi sganciare da presunte esigenze di “appartenenza politica”. Conclude l’on. Roccella, occorre saper recuperare gli spazi pubblici esprimendo la propria posizione cattolica parlando ai laici, con argomenti condivisibili. Si guardi, per esempio, la posizione contro l’utero in affitto espressa dalle femministe, scompaginando gli schemi della sinistra. Occorre farsi difensori, non solo della vita, ma dell’umano attaccato oggi da una nuova rivoluzione antropologica: un esempio sono le forme di contrattualizzazione della filiazione che irrompono nella scena giuridica. In questo campo possiamo portare il valore dell’esperienza: contrapponiamo al “luogo comune” proposto dalle élite culturali con il senso comune di gratuità affettiva e biologica, del nostro essere umani, uomini, donne, padri e madri.

Concludendo i lavori Anzani ha ricordato come la legislazione italiana abbia in passato rafforzato il “conflitto” tra madre e figlio invece di cercare di ricomporlo, come fanno i volontari. Ricordando la Arendt ha riassunto il dibatto ha ricordato come la ricerca dell’oltre, il grido della libertà, non è contrapposto alla difesa della vita e della realtà “cosmica” della bellezza che c’è nell’uomo. La trasgressione è la bellezza dell’uomo fatto “maschio e femmina”.