Dibattito in Università: è possibile vendere l’uomo?
Dibattito in Università: è possibile vendere l’uomo?
La prof.ssa Maria Casoria al Seminario “V. Quarenghi” primaverile organizzato dal Movit La Sapienza di Roma.

Continuano i lavori del Seminario Quarenghi primaverile all’Università La Sapienza di Roma. Questa mattina la formazione dei giovani del Movimento per la Vita continua con Eugenia Roccella, autrice del libro “La fine della maternità”, e Maria Casoria, avvocato e Assistant professor del College of Law, Royal University for Women (Regno del Bahrain). Tanti i giovani riuniti nell’aula magna della Prima Clinica Medica che hanno arricchito il dibattito con domande e riflessioni.

La prof.ssa Casoria ha indagato i contratti di disposizione del corpo, in particolare negli stati di Common Law. La direzione non è solo quella della donazione, ma della commercializzazione delle parti del proprio corpo: emerge qui il conflitto tra la integrità fisica e biologica, l’indisponibilità del proprio corpo e la pressione per cedere parti della propria fisicità per scopi scientifici, altruistici o commerciali: noi siamo “nostri”, siamo liberi e ci apparteniamo, ma quando andiamo contro la nostra natura smettiamo di “possederci” e diveniamo un po’ più “schiavi”.

L’on. Roccella ha invece illustrato l’irruzione dei contratti di co-parenting nella regolamentazione giuridica sulla genitorialità, illustrandone le tipologie e le conseguenze. Contratti che sono legati proprio alle nuove pratiche di donazione e vendita illustrate dalla prof.ssa Casoria.

Un momento del dibattito al Seminario primaverile “V. Quarenghi” a Roma.

L’on Roccella ha evidenziato il percorso sociale condotto sinora: dal sesso senza figli siamo giunti ai figli senza sesso per giungere ai figli privi della relazione genitoriale. Il co-parenting è la riduzione del figlio a oggetto di desiderio che si può avere anche in modo individuale attraverso il mercato, cioè un contratto. È così possibile avere un figlio senza i “costi” delle relazioni umane, affidandosi ad una azienda che le sostituisca. La maternità surrogata è proposta come la via più semplice per divenire genitori, addirittura preferibile alla fecondazione assistita, per nulla contemplata la possibilità di avere figli “in modo naturale”.

L’on. Roccella ha sottolineato l’importanza del divieto italiano alle banche private di materiale biologico: l’affidamento al pubblico ha infatti depotenziato il carattere commerciale della maternità surrogata e il conseguente sfruttamento delle donne. Ciò, unito alla garanzia di un percorso di gratuità nel ricorso all’eterologa e il mancato anonimato, diritto alle origini, ha inibito il ricorso alla maternità surrogata rivelandone il carattere di “cessione dei diritti di genitorialità a terzi”. La legge 40, in questo senso, restava nell’alveo della filiazione “naturale”, il co-parenting invece si basa sulla logica contrattualistica demolendo anche l’ultimo “per sempre” della relazione tra figli e genitori: un contratto può essere interrotto. Le testimonianze dei figli nati da donatori anonimi provano il dolore lasciato da questa lacerazione.

 

GS