Diritto alla vita e religioni: incontro storico in Università.
Diritto alla vita e religioni: incontro storico in Università.

Il diritto della vita nelle religioni: è il tema del terzo giorno di studi del seminario V. Quarenghi, organizzato all’Università La Sapienza dai giovani del Movimento Per la Vita Italiano. L’incontro è stato moderato da Tony Persico, consigliere nazionale del MPV, che ha introdotto i lavori spiegando: “ciò che  accomuna le diverse religioni nella  difesa della vita umana è il riconoscere la vita come un dono”. Don Alberto Frigerio, del Pontificio Seminario lombardo, ha ricordato come già Giovanni Paolo II aveva indicato la difesa della vita come uno “spazio provvidenziale per il dialogo e la collaborazione con i seguaci di altre religioni e con tutti gli uomini di buona volontà” (EV, n. 91). Alessandro Iovino, scrittore pentecostale lo ha definito “un giorno storico” e anche l’Imam Mohamed Ben Mohamed, presidente dell’Associazione culturale islamica, non ha nascosto l’emozione per questo incontro.

“La difesa della vita è uno spazio provvidenziale per il dialogo e la collaborazione con i seguaci di altre religioni e con tutti gli uomini di buona volontà”. Giovanni Paolo II.

Don Frigerio ha spiegato come oggi la questione bioetica non sia di carattere confessionale, ma di carattere antropologico: “assistiamo al passaggio da una etica della sostanza a una etica funzionalista in cui non si distingue il livello dell’essere da quello dell’agire: gli esseri umani che non sono capaci di esprimersi e ‘funzionare’ come la maggioranza non sono considerati persone”. È questo ciò che don Frigerio chiama il “passaggio dalla sacralità alla qualità della vita: un bambino è un bambino quando fa comodo” citando Gianna Jessen, attivista americana sopravvissuta a un tentativo di aborto. Ciò si riflette in tutti gli ambiti della bioetica: l’aborto, la sperimentazione embrionale, la fecondazione, l’eutanasia. La maternità in questo panorama ha un ruolo centrale, non è solo genitorialità ma anche ricordo della nostra origine comune: “tutti gli uomini sono anzitutto figli”.

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Incontro in Università La Sapienza di Roma: (da sinistra) don Alberto Frigerio, Alessandro Iovino, Imam Mohamed Ben Mohamed, Tony Persico.

Alessandro Iovino,  ricercatore pentecostale, dopo aver richiamato la nascita recente del movimento pentecostale ha precisato che “sui temi bioetici non c’è ancora una riflessione consolidata e si segue prevalentemente il rispetto del libero arbitrio e dei principi della riforma protestante”. Tuttavia la posizione pentecostale sulla difesa della vita è chiaramente delineata: “la vita va difesa senza sé e senza ma”. Iovino ha richiamato l’irruzione dell’artificialità nella vita umana: “non si nasce e non si muore più in modo ‘naturale’, ciò ha scosso i pentecostali a interrogarsi e soprattutto a interrogare la Parola. Nella Bibbia la vita è riconducibile al seno materno, all’idea di generazione, al dono di Dio per il quale bisogna ringraziare”. Per questo i pentecostali si contrappongono in maniera netta all’aborto; sull’eutanasia, la posizione è simile a quella cattolica seppur manifestata in maniera più timida. In assenza di una posizione “ufficiale” la risposta personale del pentecostale sul diritto alla vita è costruita sull’imitazione di Cristo che è “via, verità e vita”.

L’Imam Mohamed Ben Mohamed, ha ricordato come nonostante la percezione mediatica l’Islam sia una religione di pace e misericordia: “il diritto alla vita è il primo diritto su cui si fondano tutti gli altri e il rispetto della vita umana è uno dei principi della legge islamica”. I passi del Corano che a volte preoccupano l’opinione pubblica sono relativi “alla legittima difesa e ai nemici in guerra”. Ben Mohamed ha spiegato che “il Corano vieta l’uccisione dei figli e presenta il processo di evoluzione dell’embrione nell’utero materno come parte fondamentale della creazione, attraverso diverse fasi temporali”. L’Islam di conseguenza condanna l’aborto, ma sono presenti diverse interpretazioni sul momento in cui l’anima entra nel corpo e l’aborto è vietato. Tuttavia in molti sostengono che, proprio in vista di questa entrata, non si debba abortire a prescindere. Esiste una deroga concessa nei casi di accertata impossibilità di vita del neonato e di reale pericolo per la vita della madre. Ugualmente sul fronte dell’eutanasia, per l’Islam, non è giusto neanche “sperare di morire: l’unica preghiera che può essere fatta è l’abbandonarsi a ciò che è meglio per l’uomo, affidandosi nelle mani di Dio: la vita è sacra e ogni atto contro la vita umana è inaccettabile”.