Dieci anni di Movit in Cattolica.
Dieci anni di Movit in Cattolica.

Pier Giacomo Cerasuolo, responsabile del Movit dell’Università Cattolica di Roma, ha presentato la giornata che celebra idealmente i dieci anni di attività del gruppo ed è dedicata alla riflessione sull’iniziativa Uno di noi e sullo statuto dell’embrione umano. Il primo presidente del Movit, il dott. Giuseppe Grande, ha ricordato il legame tra le origini del gruppo l’impegno in occasione del referendum sulla Legge 40. Il presidente MPV, Gian Luigi Gigli, ha ricordato la partita in ballo all’interno delle facoltà di medicina che si confrontano con le innovazioni della biotecnologia e le nuove possibilità scientifiche: “occorre suscitare le domande negli studenti prima che le contrarietà della vita quotidiana e professionale generino barriere invalicabili. O investiamo nell’apertura alla vita o la nostra società è destinata a essere perdente”.

Di speranza per il futuro parla anche la Vice Presidente del MPV Bruna Rigoni: “la vita è misteriosa, ma bella: chi la difende sta bene con se stesso e porta sempre frutto”. Anche la Vice Presidente MPV richiama “la gioia sui volti dei giovani volontari e invita a essere sempre più impegnati in difesa della vita”. Il prof. Spagnoli dell’Istituto di Bioetica della Cattolica moderando l’incontro ha richiamato il paradosso dei medici che praticano aborti, un paradosso evidenziato spesso anche dai giovani studenti di medicina che sottolinea a l’urgenza della riflessione bioetica.

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Pietro Chiurazzi, genetista dell’Università Cattolica di Roma, all’incontro per i Dieci anni del Movit Cattolica.

“Sin dai primi giorni l’embrione umano è un vero individuo geneticamente umano, con la sua identità data dal suo genoma che lo dota del potere di auto-costruirsi”. Prof. Pietro Chiurazzi, Università Cattolica.

 

Alla domanda se l’embrione è veramente qualcuno di noi risponde il prof. Pietro  Chiurazzi, dell’Istituto di Medicina Genomica della Cattolica: “ci sono fatti scientifici che evidenziano come l’embrione sia senza dubbi un uomo come noi”. Chiurazzi ricorda il prof. Angelo Serra S. I., tra i fondatori dell’Università Cattolica e paladino dell’uomo-embrione: “sin dai primi giorni l’embrione umano è un vero individuo geneticamente umano, con la sua identità data dal suo genoma che lo dota del potere di auto-costruirsi”. La questione è se può esistere un “pre-embrione” e se a partire da questo sia ammissibile la sperimentazione sugli embrioni: “ciò contraddice la auto-organizzazione dell’embrione e la sua stessa individualità. È il concetto di epigenesi illustrato da Waddington: la storia biologica di ogni embrione è coordinata e continua, senza cambiamenti radicali”.

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La locandina dell’incontro per il decennale del gruppo Movit in Università Cattolica.

Carlo Casini, presidente onorario MPV ha affrontato il tema dal punto di vista giuridico: “come all’epoca della scoperta dell’America si sosteneva la non umanità degli Indios nativi, per una ragione di convenienza economica, oggi si sostiene la non umanità dell’embrione. Sapere chi è un essere umano è alla base della giustizia e del diritto: l’iniziativa europea Uno di noi ha affermato che l’embrione è uno di noi e ha bisogno oggi di un nuovo impulso concreto”.

Per questo Casini invita il mondo della politica, del diritto e della medicina a ribadire il messaggio dell’iniziativa attraverso una petizione appena lanciata dalla Federazione europea Uno di noi: “la stessa Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo rischia di essere falsa se non si afferma chi è l’uomo. Questo si vede in continuazione, nelle leggi, nelle sentenze giuridiche, nelle scelte scientifiche. Oggi la cultura europea non vuole affrontare la questione, ma noi siamo chiamati a costringerla a guardare la verità dell’umanità dell’embrione”.

GS