Un documentario smaschera le bugie sull’aborto “senza rischi”.
Un documentario smaschera le bugie sull’aborto “senza rischi”.

L’autrice di Hush, Punam Kumar Gill, si è più volte dichiarata favorevole all’aborto ma il suo documentario va aldilà di questa posizione non condivisibile e racconta le tante conseguenze dell’aborto tenute volutamente nascoste all’opinione pubblica, offrendo un utile punto di vista ai difensori della vita.

Nella sua narrazione pro-aborto, si ha presto un corto circuito formidabile: il documentario mostra uno dopo l’altro tutti i problemi a cui vanno incontro le donne che hanno abortito e smaschera i tentavi delle organizzazioni che promuovono l’aborto per tenere nascoste queste informazioni. Si tratta di autorevoli organizzazioni mediche americane, le quali sostengono che l’aborto sia una pratica “priva di complicazioni” mentre la realtà raccontata dalle donne incontrate per realizzare il documentario è molto differente.

Gill non ci sta e, per andare a fondo alla vicenda, prova ad interpellare organizzazioni come l’American Cancer Society (Società Americana per la ricerca sul Cancro) e la World Health Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità) ma nessuna risponde alle sue domande. Fa un ulteriore tentativo con il National Cancer Institute, il quale nel 2002 ha deciso di dichiarare l’assenza di legami tra l’aborto e il cancro al seno, dietro una presentazione “scientifica” di appena 20 minuti. Anche in questa occasione viene sbattuta fuori senza ottenere risposta alcuna.

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La regista Punam Kumar Gill.

Una verità celata per tutte e svelata dal documentario? Molte organizzazioni sanitarie riconoscono che un parto pre-termine raddoppia le probabilità di incorrere in un tumore al contrario, nessuna si pronuncia sui rischi simili legati all’aborto.

Su questo punto, Gill interpella alcuni ricercatori rimasti perplessi dall’affermazione del National Cancer Institute. I risultati: una oncologa afferma che nella sua esperienza clinica l’aborto aumenta le probabilità di sviluppare un cancro al seno del 30%. Un altro ricercatore ammette candidamente che per ciascuna nazione si può prevedere la percentuale di donne con un tumore al seno attraverso la percentuale di aborti. L’aborto fa, inoltre, aumentare il rischio di avere un parto pre-termine in maniera sensibile, ci testimoniano i dati. Il tutto senza affrontare le percentuali sensibili di disturbi psicologici come depressione e tentativi di suicidio legati al trauma post-aborto.

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Una clinica per aborti della Planned Parenthood, organizzazione al centro di uno scandalo per aver venduto organi dei bambini abortiti a laboratori di ricerca.

Le cliniche abortive spendono denaro affinché si dica che l’aborto non ha rischi, le donne lo praticano e quindi le cliniche fanno ancora più soldi.

Arrivando al dunque,  il documentario smaschera gli interessi economici delle organizzazione che promuovono l’aborto e lo praticano. Un ex dipendente, C. Everett, ammette, infatti, che le cliniche abortive spendono denaro affinché si dica che l’aborto non ha rischi, le donne lo praticano e quindi le cliniche fanno ancora più soldi.

Non sappiamo quante pressioni e quali tentativi di persuasione le organizzazione e associazioni mediche abbiano subito, ma nel documentario ce n’è abbastanza per essere dubbiosi. Non sappiamo se P. Gill sia favorevole all’aborto nonostante queste scoperte ma la sua ostinata ricerca della verità l’ha portata a smascherare molte delle bugie dei sostenitori dell’aborto.

Soprattutto ci ha raccontato che dal dolore dell’aborto nasce altro dolore, e chi sostiene il contrario lo fa raccontando alle donne, e a tutti noi, una grande bugia.

  • Per saperne di più visita il sito: Hush Film.