Perchè la CGIL sbaglia i numeri dell’aborto?
Perchè la CGIL sbaglia i numeri dell’aborto?

Il clamore suscitato dalla condanna da parte del Consiglio d’Europa, perché in Italia non sarebbe garantita l’interruzione di gravidanza così come prevista dalla legge 194/78 e il personale non obiettore verrebbe ostacolato e discriminato pare davvero eccessivo. Sia perché vi era già stato un analogo pronunciamento due anni addietro e sia perché l’obiezione di coscienza, sebbene resti stabile su valori alti (in media 7 ginecologi su 10), non interferisce con l’applicazione della legge, come si desume dalla relazione parlamentare e dalle affermazioni del Ministro della salute Beatrice Lorenzin.

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Infatti in quarant’anni il numero delle interruzioni di gravidanza si è dimezzato, così che appaiono più che sufficienti le strutture dove si può effettuare, mentre il carico di lavoro per i medici non risulta pesante (in media 1,4 interventi per settimana).

La stessa LAIGA (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’Applicazione legge 194), che ha fornito alla CGIL i dati per il ricorso al Tribunale di Strasburgo, ammette che le difficoltà denunziate si registrano solo in alcuni ospedali. Riguardo poi alla marginalizzazione dei non obiettori, che non avrebbero tempo per fare altro e vedrebbero precluse le possibilità di carriera, per quanto già detto sul minimo impegno richiesto e per i tanti esempi di conferimento della dirigenza di strutture semplici e/o complesse a chi pratica aborti, si può affermare senza tema di smentita che ciò non corrisponde al vero.

Pertanto non è accettabile quanto detto dalla presidente Silvana Agatone che per risolvere le crescenti difficoltà ad ottenere nei tempi canonici un’interruzione di gravidanza, per cui  molte donne sarebbero costrette a ricorrere all’aborto clandestino o potendo alla migrazione all’estero, propone concorsi riservati a medici non obiettori e che tali siano anche i primari onde evitare interferenze. A tal proposito è utile richiamare la sentenza del TAR Puglia n. 3477 del 2010 pronunciata contro la decisione della Regione di indire concorsi per i consultori familiari riservati a medici non obiettori.

Il prof. Filippo Boscia, Presidente Nazionale Associazione Medici Cattolici Italiani.
Il prof. Filippo Boscia, Presidente Nazionale Associazione Medici Cattolici Italiani.

Occorre ancora una volta chiedere a gran voce che siano finalmente applicati quei punti della legge 194/78, finora completamente disattesi, in favore della donna. Filippo Boscia, Presidente Nazionale Associazione Medici Cattolici Italiani.

L’obiezione di coscienza è un diritto legalmente riconosciuto non solo su basi confessionali ma anche etiche. E non si può ammettere che per non penalizzare i non obiettori lo siano di fatto gli obiettori. Secondo il Ministero ostacoli locali sono da attribuire a problemi organizzativi legati “a una distribuzione non adeguata degli operatori fra le strutture sanitarie all’interno di ciascuna regione”. Come risolverli? Se non è possibile seguire la strada dei concorsi riservati, si può far ricorso all’invocata mobilità coatta, dei ginecologi sia territoriali che ospedalieri? Anche questa andrebbe a ledere l’obiezione di coscienza, che deve essere sempre e comunque garantita.

Per trovare una soluzione, ma soprattutto contrastare il dramma aborto, occorre ancora una volta chiedere a gran voce che siano finalmente applicati quei punti della legge 194/78, finora completamente disattesi, in favore della donna per “aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza“, come dovrebbe essere nello spirito di una legge che nel suo titolo parla in primis di “tutela sociale” della stessa, in nome del rispetto della vita umana.

Prof. Filippo M. Boscia

Già direttore del Dipartimento per la salute della Donna e la tutela del Nascituro – ASL BA – Presidente Nazionale Associazione Medici Cattolici Italiani