L’Italia, l’Onu, il G7 e l’arroganza politica dietro i diritti mascherati.
L’Italia, l’Onu, il G7 e l’arroganza politica dietro i diritti mascherati.
L'arrivo del premier Renzi  in Giappone per il meeting G7 del 2016.
L’arrivo del premier Renzi in Giappone per il meeting G7 del 2016.

A volte si usa un termine per nasconderne un altro, una operazione che se da una parte rischia di creare eufemismi ridicoli dall’altra deve sempre metterci in allerta. Questo è il mondo in cui i giovani vivono: l’eutanasia è chiamata “dolce morte”, l’aborto “interruzione di gravidanza”, l’aborto farmacologico “contraccezione d’emergenza”, vuoi mettere? Dietro un modo più “gentile” di chiamare le cose si nasconde un vero è proprio capovolgimento della realtà.

Da anni le Nazioni Unite hanno costruito una campagna attorno ai “diritti riproduttivi” sostenendo, va da sé, che contraccezione e aborto siano diritti delle donne da promuovere e diffondere nel mondo. Questa arroganza politica diviene addirittura colonialista quando i fantomatici diritti riproduttivi sono posti come condizione per gli aiuti economici nei Paesi più poveri: un fenomeno più volte denunciato proprio dal nostro blog, raccogliendo gli allarmi lanciati dal rappresentate della Santa Sede presso l’ONU, Mons. Giordano, oltre che dalle ONG cattoliche.

L’Italia ha a lungo resistito all’introduzione di questa categoria discutibile di diritti, ma con il susseguirsi degli incontri del G7, anche il governo italiano si appresta a sposare il teorema delle Nazioni Unite secondo cui la diffusione dei contraccettivi, la sterilizzazione e la promozione dell’aborto sono una strada di sviluppo. Lo strumento tecnico è costituito da una risoluzione (7-00988) delle Commissioni Affari costituzionali ed Esteri, che punta a “promuovere e rafforzare la tutela dei diritti e della salute sessuali e riproduttivi”. Si tratta a ben guardare di una affermazione addirittura in contraddizione con quanto le stesse Nazioni Unite hanno proclamato negli Obbiettivi mondiali dello Sviluppo Sostenibile (i famosi Sustainable Development Goal) dove, dopo un accesissima opposizione dei Paesi più poveri, i diritti riproduttivi erano stati opportunamente cancellati.

“potranno scegliere se morire di fame, uccidere i propri figli in grembo o non concepirli proprio”. Costanza Miriano.

Ma nel G7, tavolo di confronto delle potenze mondiali la voce degli ultimi non c’è: nostri i soldi, nostre le condizioni avranno pensato bene i sette leader. Così i più ricchi hanno potuto dettare la loro ricetta per contrastare la povertà indisturbati: invece di ridurre la povertà… ridurremo direttamente i poveri! Ciò in modo letterale, anzi numerico: “potranno scegliere se morire di fame, uccidere i propri figli in grembo o non concepirli proprio” ha commentato la giornalista Costanza Miriano. La domanda centrale la pone invece Francesco Ognibene del quotidiano Avvenire, da sempre attento al tema: “Per far sentire la sua voce al tavolo dei grandi l’Italia deve proprio – e per la prima volta – schierarsi al fianco di queste ambigue campagne globali?”.

Insomma, si sta avverando quanto vi avevamo detto: invece di ridurre le diseguaglianze nella distribuzione delle ricchezze del pianeta e migliorare le condizioni di vita dei Paesi più poveri da dove partono i flussi migratori, anche l’Italia si associa a quanti preferiscono eliminare alla radice la richiesta di giustizia attraverso il ricorso a politiche antinataliste. Mentre a parole promuove il Migration Compact, nei fatti l’Italia si inchina alle multinazionali del farmaco e a Planned Parenthood International, la multinazionale dell’aborto.

t.