USA: campagna per le presidenziali riparte dall’aborto.
USA: campagna per le presidenziali riparte dall’aborto.

 

L’aborto e il diritto alla vita saranno sicuramente gli argomenti più importanti nella campagna elettorale per le Presidenziali del 2017. I due leader in carica per diventare il nuovo Presidente a stelle e strisce, l’ex firstlady Hilary Clinton e il paperone newyorkese Donald Trump stanno già cavalcando l’onda dell’aborto. Infatti nell’ultimo anno nessun altro topic è stato così tanto dibattiti nei talk show e nelle piazze oltre oceano.

Dalla campagna contro il colosso Planned Parenthood fino ad arrivare alla nuova sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che sicuramente farà discutere l’opinione pubblica statunitense nei prossimi mesi. Nell’ultimo anno, innumerevoli sono state le attività da parte dei gruppi prolife americani, portando all’attenzione dell’opinione pubblica americana la questione dell’aborto.

Defund Planned Parenthood

Prima tra tutte la campagna #defundPP. Nel luglio 2015 un gruppo di attivisti del Center for Medical Progress (CMP) realizzò una serie di video amatoriali. Essi erano riusciti ad entrare nel mercato secondario di Planned Parenthood (la più grande associazione che offre servizi legati direttamente all’aborto). Difatti, riuscirono a scoprire e a dimostrare, grazie a delle telecamere nascoste, che Planned Parenthood vendeva illegalmente tessuti di feti abortiti in tutti gli Stati Uniti. I video fecero grande scalpore e scioccarono l’opinione pubblica arrivando fino a Washington. Planned Parenthood riceveva dagli Stati federali e dal governo centrale milioni di dollari per i servizi correlati all’aborto. In seguito alla macabra scoperta del CMP, nacque subito la campagna #defundPP, cioè bloccare i finanziamenti federali al provider degli aborti. Da questa campagna alcuni Stati federali, come l’Ohio, hanno già bloccato i finanziamenti. Presto anche altri Stati si uniranno a questa linea.

Whole Woman’s Health v. Hellerstedt

Il tema aborto è tornato con la recente sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti con la causa Whole Woman’s Health contro Hellerstedt, vedova del giudice conservatore Scalia, morto a febbraio di quest’anno e non ancora sostituito. La sentenza del 27 giugno della Corte Suprema rappresenta la decisione più importante sul tema dell’aborto dopo quasi vent’anni, modificando in modo espansivo la nota sentenza Roe vs. Wade del 1979, cioè la decisione della Corte che legalizzò la pratica dell’aborto negli States.

La recente sentenza si concentra su una legge del Texas del 2013 firmata dal governatore Perry. La stessa prevedeva nuovi standard più severi per gli ambulatori che praticavano l’aborto, paragonandoli a degli studi chirurgici/ospedali. L’effetto fu la chiusura di più della metà dei centri che praticavano aborti nello Stato. Con la sentenza della Corte Suprema, con 5 favorevoli e 3 contrati, segna in modo inevitabile la campagna elettorale e le indicazioni future per gli Stati federali. Infatti, molti altri Stati hanno una regolamentazione simile a quella del Texas. Secondo la maggioranza dei supremi giudici, le norme dello Stato del Texas: “hanno creato ostacoli inaccettabili per l’accesso all’aborto. Gli Stati non possono mettere pesi superflui sul diritto di abortire, tra cui quello di norme sanitarie non necessarie che hanno lo scopo di ostacolare le donne che vogliono interrompere la gravidanza“.

Ancora una volta i giudici si sono soffermati sui nuovi diritti sessuali e riproduttivi, preferendo il fantomatico “diritto all’aborto” ad altri diritti come quello alla Vita. I giudici non hanno volto il loro sguardo sul diritto alla vita di ogni essere umano e sul principio di precauzione, il quale sancisce che nel dubbio l’ordinamento deve porre in essere comportamenti conformi all’ipotesi che vi sia una forma di vita, e più in particolare una vita umana, dando quindi preminenza al diritto alla vita. I giudici hanno sicuramente dimenticato la stessa Dichiarazione d’Indipendenza che ribadisce i diritti inalienabili: “right to Life, Liberty and pursuit of Happiness”.

AT