Ddl povertà, misure per prevenzione aborto. Gigli: «dovere di solidarietà»
Ddl povertà, misure per prevenzione aborto. Gigli: «dovere di solidarietà»

Il 14 luglio, mentre l’Istat diffondeva uno studio in cui rilevava che nel 2015 più di un milione e mezzo di famiglie viveva in condizioni di povertà assolutala Camera ha approvato in prima lettura il ddl povertà. «La prima misura organica della storia repubblicana contro la povertà», così è stata definita da Renzi su twitter. Ora il provvedimento passa a Palazzo Madama. Poche ore prima era stato diffuso l’ultimo studio dell’istituto nazionale di statistica che metteva in luce come lo scorso anno sono aumentati i problemi per le famiglie numerose che fanno fatica a conseguire uno standard di vita minimamente accettabile. Secondo l’Istat sono oltre 2 milioni 277 mila le donne che versano in stato di povertà assoluta.

Anche se il disegno di legge non è esente da problematicità, secondo Gian Luigi Gigli «cade un tabù sull’aiuto alle gestanti in difficoltà». È infatti grazie ad un prezioso emendamento del presidente del Movimento per la Vita che «per la prima volta viene approvata in Italia una misura reale per la prevenzione dell’aborto da cause socio economiche, prevenzione che era ipocritamente tra gli obiettivi della stessa a Legge 194 del 1978, ma che nei fatti non era stata mai realizzata».

Con questa legge delega, implicitamente, viene riconosciuto il nascituro come portatore di diritti e meritevole di tutela: un importante passo in avanti per difesa della vita nascente.

Dall’esperienza dei Centri di Aiuto alla Vita emerge che, tendenzialmente, sono proprio i problemi economici a spingere le donne a interrompere la gravidanza. Una realtà che spesso viene tamponata con l’aiuto del volontariato, ma che deve diventare una priorità per la politica nazionale. In questa direzione si pone l’emendamento di Gigli il quale ha sottolineato che «se l’aborto è una dolorosa sconfitta, la sua prevenzione è un dovere di solidarietà per una società senza pregiudizi ideologici». L’idea di una corresponsabilità sociale capace di farsi carico delle problematiche legate alla vita nascente è certamente la strada da seguire per evitare la tragica piaga dell’aborto economico.

Mentre la politica discute e cerca di trovare soluzioni, da anni c’è chi lavora per fronteggiare proprio queste problematiche. È dal 1994 che è attivo il “progetto gemma”, un servizio per l’adozione prenatale a distanza di madri in difficoltà che tentate di non accogliere il proprio bambino. Nato dall’idea del Movimento per la Vita, offre ad una mamma un concreto sostegno economico che le può consentire di portare a termine con serenità il periodo di gestazione, accompagnandola nel primo anno di vita del bambino. Un segno di speranza che ha salvato più di quindicimila bambini.

Quando contenuto del ddl povertà può diventare un punto di svolta, speriamo che in Senato non ci siano modifiche, almeno su questo punto.

Massimo Magliocchetti