Rosario Livatino, il richiamo che porta alla Verità
Rosario Livatino, il richiamo che porta alla Verità

 

L’ultima giornata di lavori al Life Happening “V. Quarenghi” di Cetraro (Cosenza), organizzato dal Movimento per la Vita italiano, ha visto l’intervento di Nicola Galizia, giovane avvocato di Roma e membro del Centro Studi “Rosario Livatino”, associazione di giuristi intitolata al giudice siciliano ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990.

Proprio la vita e la testimonianza del «giudice ragazzino» è stata al centro dell’intervento di Galizia, intitolato “Giustizia, legalità e tutela del più debole“.

Temi decisivi, soprattutto per una platea di giovani partecipanti come quella del Life Happening. «Livatino – ha esordito Galizia – diceva che il compimento della giustizia è l’amore; per lui la figura del giudice non doveva essere austera e severa, ma comprensiva e umana». Da ricordare, poi, che Livatino, pur svolgendo una professione a rischio, rifiutò sempre la scorta, e come lui stesso disse a uso tempo in una dichiarazione: «Non voglio che dei padri di famiglia vengano coinvolti nel mio destino, e poi la mafia può anche usare il tritolo». Parole che, come ricordato da Galizia, «suonarono come profetiche, se confrontate con le modalità utilizzate dalla mafia per colpire magistrati come Falcone, Borsellino o Chinnici».

Ma la relazione di Galizia ha avuto anche modo di soffermarsi sul percorso di fede di Livatino: «Ha dovuto passare la sua notte oscura – ha detto –, ma a un certo punto, nella sua vita, hanno cominciato ad emergere delle certezze, un richiamo vero di Qualcuno che non lo stava ingannando. E così, dopo tanto tempo, cercò un accompagnamento spirituale e riprese a fare la comunione». Pur avendo tutto quello che uno potrebbe avere, «Livatino sentì infatti il richiamo di qualcosa che porta alla Verità, quella con la ‘V’ maiuscola».