Certificati falsi: la 194 non regge.
Certificati falsi: la 194 non regge.

A Salerno l’aborto è solo questione di soldi, non di pericoli reali o presunti per la salute della madre. Ma in fondo l’aborto “a richiesta” senza intermediazioni non era il sogno delle femministe? Lo scandalo che un medico si sia fatto pagare 150 euro a certificato dichiarando false motivazioni delle madri per abortire era più che prevedibile, sin da quando la legge 194 è entrata in vigore legalizzando l’aborto in Italia. Il vero scandalo non è dunque la vicenda accaduta a Salerno, e timidamente apparsa sui giornali estivi, ma che la 194 non sia ancora rimessa in discussione.

La legge, disse Togliatti durante il dibattito parlamentare, era da rivedere subito dopo l’entrata in vigore. Invece è diventata non solo un caposaldo delle presunte conquiste femministe ma addirittura un tabù politico. Per la sinistra italiana la 194 ha ormai rango più che costituzionale, in una parola immutabile. La destra, che pure potrebbe chiederne l’applicazione della parte sulla prevenzione dell’aborto, è rimasta invece ferma alla sconfitta referendaria senza reazione. E tra questi due estremi immobili chi continua a muoversi, e a fare danno, è proprio questa legge con le sue contraddizioni.

Uno striscione a favore della legge 194.
Uno striscione a favore della legge 194.

Lo scandalo della 194, a cui i giornali non gridano, è sapere che le cifre dell’inverno demografico del nostro Paese, riportate dall’annuario ISTAT 2015, sono speculari a quelle dell’aborto legale: all’Italia per avere una sana crescita demografica mancano esattamente quei circa 100.000 bambini mai nati nello scorso anno. Lo scandalo è che la scelta tra un aborto veloce e gratuito e la prosecuzione della gravidanza nel totale abbandono sia ritenuta “libera” da chi vorrebbe difendere i diritti delle donne. Lo scandalo è che al fianco delle donne, e non contro di esse come vorrebbero far credere, c’è solo il volontariato: i volontari speciali e preziosi del Movimento per la Vita Italiano che cercano di riportare le difficoltà di una gravidanza alla loro reale dimensione. La dimensione dei problemi che è possibile superare e la cui soluzione inizia stringendo un figlio tra le braccia.