Un mosaico di luce, un mosaico di Vita
Un mosaico di luce, un mosaico di Vita

“Ma quando le luci del Quarenghi si spengono, si accendono le luci del cuore: il rumore lascia spazio al silenzio magico della riflessione ed ecco che, in questa dimensione surreale in cui scompare ogni interferenza e si sente forte solo la voce dell’anima, il mosaico si ricompone in tutta la sua magnificenza”.

13924813_1224041977627975_9162709320710332928_nCi vogliono giorni per interiorizzare un’esperienza travolgente come quella appena vissuta. Ci vuole tempo per riordinare nella mente i tasselli variopinti di quel meraviglioso mosaico che durante il Quarenghi non si riesce a vedere nella sua interezza perché ancora incompleto, ancora in via di formazione, in parte scomposto dal ritmo frenetico di quella settimana, in parte nascosto dalla luce troppo forte che pervade quei giorni. Ma quando le luci del Quarenghi si spengono, si accendono le luci del cuore: il rumore lascia spazio al silenzio magico della riflessione ed ecco che, in questa dimensione surreale in cui scompare ogni interferenza e si sente forte solo la voce dell’anima, il mosaico si ricompone in tutta la sua magnificenza, inizialmente sfocato diventa poi sempre più nitido, dapprima spento comincia adesso a splendere di luce propria, la luce della Vita, la stessa luce che alberga negli occhi di chi quel mosaico lo ha costruito, tassello dopo tassello.

Lo abbiamo realizzato noi tutti quel mosaico, con una parola, un gesto, uno sguardo, un abbraccio, un sorriso, anche solo con un pensiero: le singole note che ciascuno di noi ha donato allo spartito della Vita partecipando al Quarenghi hanno contribuito a creare una meravigliosa sinfonia che ancora adesso riecheggia nelle menti e nei cuori dei partecipanti, una sinfonia che cullata dal vento di Cetraro ha raggiunto ben presto tutta l’Italia. Sì, perché i piccoli eroi che quest’anno hanno preso parte alla straordinaria avventura della Vita che si è svolta a Cetraro dal 24 al 31 Luglio provenivano da ogni parte d’Italia: con i loro superpoteri questi ragazzi hanno affrontato mirabili e pericolose Odissee pur di raggiungere la loro Itaca, pronti a tutto per portare a termine la loro missione. Quale? Mostrare a noi tutti la bellezza e la semplicità dell’essere eroi.

13679974_1224070074291832_2035875135134066462_oChi è un eroe? Quali sono i requisiti per diventarlo? Quali difficili prove bisogna superare per poter essere considerati eroi? Al termine della settimana del Quarenghi credo proprio di aver trovato le mie personali risposte a questi quesiti. Non è eroe chi conduce epiche battaglie e fa strage dei suoi nemici, ma è Eroe chi porge una mano al nemico in difficoltà. Non è eroe chi è capace di imprese eccezionali, ma è Eroe chi sa rendere straordinarie piccole cose ordinarie. Non è eroe chi si dispera per aver fallito la sua missione, ma è Eroe chi sorride alla Vita nonostante tutto. Non è eroe chi vince ogni battaglia, ma è Eroe chi sa risorgere dalle proprie macerie. Non è eroe chi aggiunge giorni alla vita, ma è Eroe chi aggiunge Vita ai giorni.

E di eroi in questa avventura ne ho visti davvero tanti: sono eroi i membri dell’Equipe Giovani del Movimento per la Vita, che anche quest’anno si sono spesi senza riserve per rendere realtà il sogno del Quarenghi; sono eroi i tantissimi ragazzi, molti dei quali giovanissimi, che hanno scelto di vivere questa esperienza a cuore acceso e hanno respirato il profumo della Vita a pieni polmoni; siamo eroi tutti noi che a modo nostro abbiamo aggiunto un minuscolo ma preziosissimo tassello al mosaico del Quarenghi, lasciando un’impronta piccola o grande, silenziosa o manifesta, ma pur sempre indelebile.

Se già è magico accorgersi che noi tutti abbiamo lasciato la nostra personale impronta in quel mosaico di luce, ancor più incredibile è rendersi conto di quanto quella settimana abbia lasciato un’impronta indelebile in noi. Almeno per me è stato così. Questa è stata la mia terza esperienza al Quarenghi e con mio grande stupore si è connotata di colori e sfumature ancora nuovi, diversi da ogni altra tonalità della quale ero stato dipinto nei precedenti anni. Quest’anno la mia tavolozza ha assunto un aspetto più maturo, impreziosita da colori più intensi, più profondi, forse più difficili da stendere sulla tela: già, perché questa volta il pennello ho dovuto imparare a gestirlo io, improvvisato pittore senza esperienza. Io che fino a questo momento ero stato “tela” pronta ad assorbire i meravigliosi colori che tanti angeli, due in particolare, negli anni passati avevano impresso su di me, ora mi ritrovavo ad essere dall’altra parte, con pennello e tavolozza, chiamato a dipingere con i miei colori i volti e i cuori di tanti piccoli giovanissimi eroi, tele bianche desiderose di iniziare a brillare.

Un lavoro sicuramente difficile quello di gestire un gruppo di lavoro, un compito arduo ma importante, una missione eroica e speciale. Io non lo so cosa ho dipinto nei miei ragazzi, posso dire però che loro hanno avuto lo straordinario potere di dipingere me: ancora una volta sono stato tela e ogni singola macchia di colore lasciata in me da ciascuno di loro ha contribuito a realizzare un vivacissimo, sgargiante, luminoso mosaico che custodisco gelosamente dentro di me. Quelle tele bianche, inizialmente timide, timorose, pallide, nel corso della settimana le ho viste schiudersi e sbocciare, aprirsi al dialogo e alla Vita, fino ad arrivare all’ultimo giorno in cui ormai brillavano di colori magici, colori che in fondo avevano sempre avuto dentro di sé.

Il Quarenghi per me è stato questo e molto altro ancora. È stato gioia, divertimento, spensieratezza. È stato un respiro di serenità dopo un lungo periodo di affanno, ossigeno puro dopo un’apnea di stress e sofferenza, una boccata d’aria fresca salvifica e rigenerante. È stato sorrisi e risate, abbracci e strette di mano, condivisione e fratellanza. È stato amicizia, vera e sincera, invincibile e indissolubile, più forte del tempo e della distanza: ogni anno ritrovo in questa grande famiglia le “mie” persone, persone speciali, persone che purtroppo non posso vivere durante l’anno perché lontane chilometri ma che in realtà mi sono più vicine di quanto io possa pensare.

Il Quarenghi è stato complicità, lavoro di squadra, gioco, goliardia, carrellata di momenti imbarazzanti ma altrettanto esilaranti, giornate piene e notti insonni, balli di gruppo ed esibizioni in latino (come rendere una lingua “morta” più viva che mai!), personaggi bizzarri ed ospiti d’eccezione. Il Quarenghi è stato anche riflessione, introspezione, intimità. È stato sfogo, liberazione, lacrime di gioia e di dolore ma sempre lucenti e mai grigie. È stato Vita, nella sua forma più autentica. Ringrazio chi ha reso possibile questo piccolo grande sogno che si chiama Quarenghi, ringrazio chi lo ha vissuto al mio fianco, ringrazio chi ha voluto credere in me, ringrazio i circa 200 eroi che hanno donato il loro tassello al meraviglioso mosaico della Vita. Un mosaico di luce e di speranza che splende più forte del buio che tenta di spegnerlo. GRAZIE!

ILT