Quale fertility day: Roma è una città vietata alle mamme.
Quale fertility day: Roma è una città vietata alle mamme.

1073197_10151780672006031_210287125_oFertility day. Caro ministro, togliamo anche gli ostacoli quotidiani alla maternità.

Anche io volevo prendere il treno.

Ieri leggevo dell’istituzione del fertility day, all’inizio mi è sembrata un’idea fantastica. Ho scelto di diventare mamma (e sposarmi) con una buona dose di incoscienza: ci siamo voluti buttare forti del desiderio di farci portatori di vita. Sì, perché questa variabile non viene mai considerata.

Tra il dire e il fare… ci sono di mezzo le strade da percorrere. Vivo a mezz’ora da Roma. Da quando è nato il nostro piccolo, riesco a muovermi con difficoltà. Ho iniziato a bramare il trasferimento nella capitale: mi mancano proprio le lunghe passeggiate che mi consentirebbero di distrarmi dalla fatica e dalle dinamiche post-parto e magari (vezzo da signorina) mi farebbero tornare in forma…  Così ho preso il primo treno per Roma. Non sapevo ancora che più mi avvicinavo alla capitale più l’idea di una giornata serena si allontanava. Avrei dovuto immaginarlo dal momento in cui ho dovuto ricorrere all’aiuto dei giovani passeggeri per portare la carrozzina sul treno (che il personale goda del potere di materializzarsi davanti a te solo nel momento in cui deve controllare i biglietti?).

Vi faccio un breve riassunto della giornata: arriviamo a Termini e decidiamo di spostarci con la metro A. Per trovare l’ascensore percorriamo l’intero sottopassaggio, tra lo sguardo misto di ammirazione e di incredulità della gente, riesco a leggere nelle loro mente un “questa è matta”. Naturalmente, non mancano i commenti fuori luogo del personale della stazione (speravi in un sorriso o in una mano? Ingenua!) che non perdono occasione per manifestare la loro frustrazione con commenti acidi e sarcastici, salvo poi stupirsi quando gli rispondi a tono. Allora assisti allo spettacolo della disperata, imbarazzante e imbarazzata ricerca di scuse e alla loro piccolezza di uomini medi, mediani e soprattutto mediocri.

imagesI mezzi pubblici sono vietati.

Non mi arrendo! (spero, almeno, che il piccolo non si sia già arreso. Essere disilluso a neanche due mesi di età sarebbe grave). Scopro che più della metà delle stazioni della metro A non ha ascensori per cui è vietata per me. Decido di cambiare itinerario ma la metro B è anche peggio. “Idea luminosa”: la metro C è stata appena costruita sarà accessibile di certo. Allora metro A fino a Re di Roma (dove c’è l’ascensore!), a piedi fino a Lodi e metro C. Decido che la mia passeggiata avrà come metà una visita a una amica a Centocelle. Piacevole sorpresa della metro C  fresca e con gli spazi giusti per un passeggino…. Guardo l’orologio, una volta arrivata a Lodi: le 12:45 (mi sono mossa da casa  alle 10, sigh). Arrivo alla mia fermata, Mirti, e scopro che le strade hanno pochi ostacoli: ormai inizio a pensare che sia un privilegio, un di più (ma non sarebbe un diritto? Sono seriamente confusa, non più ingenua, giuro).

Mentre percorro quei 500 m che mi separano dall’appuntamento, inizio a pensare al percorso di ritorno. Mi guardo intorno. Tram, con scale e pali nel mezzo dell’entrata che impediscono il passaggio della carrozzina; Autobus altissimi con la speranza che qualcuno di buona volontà mi dia una mano nel salire e scendere (ho capito di non poter contare sul personale). No, vorrei cavarmela da me. D’altronde, la metro C non era affatto male… basta muoversi di casa due ore prima della partenza del treno.

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Inchiodata davanti a una rampa di scale.

Credo che il fato si stia prendendo gioco di me quando nella stessa stazione di Lodi due ore dopo l’ascensore è fuori servizio! Calma, sicuramente lo aggiusteranno. Farò un giro e poi prenderò la metro. Come è finita la storia? È venuta la zia in nostro aiuto quando, dopo più di mezz’ora l’ascensore risultava ancora fuori servizio. Ho cercato anche qualcuno con cui lamentarmi, ma nulla. Anche i militari sono spariti… che abbiano avuto paura della mia delusione?

Stanca e umiliata torno al “paesello”. E penso che la prossima volta mi muoverò con la macchina (e chi non ce l’ha?). No, rinuncio anche all’idea dell’auto pensando ai parcheggi inesistenti. Fa nulla, aspetterò che il bambino cresca per fare due passi come una persona normale. Faccio la figura della polemica, per fortuna, è un abito che mi sta particolarmente bene: avere un figlio non è un handicap. E avere un handicap non dovrebbe essere un limite…”Fertility day” e dopo? Io voglio la possibilità di vivere la maternità senza ostacoli, questo sarebbe un bel “day” da festeggiare.

GS