Tra maternità e fertilità: il messaggio, qual era?
Tra maternità e fertilità: il messaggio, qual era?

Sul fertility day ho lette tante giustificazioni, chiarimenti, smorzamenti, aggiustamenti. E non ho cambiato idea: ogni volta trovo nuovi spunti sui quali riflettere. Se ieri l’ho letto da mamma, oggi lo leggo da comunicatrice. Su Twitter, il Ministro chiede (retoricamente) se “la campagna non è piaciuta”. E io continuo a pensare: è vero, lei non può occuparsi di asili o di incentivi alle famiglie, ma quantomeno non metta il dito nella piaga. Detto questo, l’argomento della fertilità e l’idea di istituire una giornata di prevenzione sono lodevoli.

Trattandosi di cose importanti, che toccano la dignità e il profondo delle persone, andavano trattate con la giusta serietà e non con la convinzione che “l’importante è che se ne parli”, dannata comunicazione. Il lato sanitario non può essere trattato in modo così leggero, pena poi vedere svanire la bontà del messaggio in slogan di quart’ordine. Terroristiche clessidre, vecchie banane… davvero la cosa più preziosa del genere umano, la sua capacità di donare la vita, andava comunicata così? Beh, dai, ci meritiamo qualcosa di più. L’ironia è un modo di sdrammatizzare, ma qui si va ben oltre.

Questa campagna ha attirato lo sguardo sulla scelta di avere figli, non sulla fertilità. Eppure il suo intento non era quello di porre l’attenzione sulla maternità ma sui problemi medici e la prevenzione di possibili patologie della fertilità. Un’occasione mancata. Dopo tutto il caos, la Lorenzin ha deciso di cambiare pubblicità perché “il Fertility Day è più di due cartoline, è prevenzione, è la salute degli italiani”. Ma ci voleva davvero l’insurrezione popolare per capirlo? Da tecnica del mestiere mi chiedo: o la ministra non ha dato importanza alla comunicazione (che in pubblico è tutto, o quasi)? O hanno provocato intenzionalmente “per vedere di nascosto l’effetto che fa”?

Sono tante le questioni che si potrebbero sollevare. Rimane il vecchio principio: siamo quello che comunichiamo. La comunicazione non può essere messa in secondo piano, sulla comunicazione va investito molto e bene. Occorre sostituire l’improvvisazione con la preparazione e anche un po’ di buon gusto:  se per la tecnica ci vuole studio, per il gusto basterebbe il buon senso.

GS

Foto: Maria del Carmen Gomez – girl (Flickr/CC)