500 camici bianchi contro l’aborto in Cile
500 camici bianchi contro l’aborto in Cile

Stamattina, venerdì 16 Settembre, un gruppo di una ventina di medici, si è recato presso il palazzo de “La Moneda”, la sede del presidente della repubblica cilena. Nelle loro valigette portavano 500 camici bianchi, che hanno spiegato e disteso sul prato di fronte al palazzo. In mano avevano invece i tomi con le 1369 firme di medici e studenti di medicina che si oppongono al progetto di depenalizzazione dell’aborto varato dal governo.

Le firme, secondo quanto spiega la fondazione medico-culturale Porta Vitae, contraria al progetto, sono state accompagnate da alcune copie del “Manifesto dei Medici impegnati per la Vita”. Nel testo si sottolinea il rifiuto dei medici a praticare l’aborto in ogni circostanza e la loro indisponibilità a realizzare questi interventi “che attentano direttamente alla vita degli esseri umani”. L’organizzatore dell’evento, il medico ginecologo Luis Jensen, del centro di bioetica della pontificia università del Cile, motiva il gesto con il fatto che “non ci è possibile, in coscienza, fare qualcosa che è male, che uccide e che danneggia”. Inoltre afferma che i medici firmatari faranno ricorso, se necessario, all’obiezione di coscienza.

L’associazione sarà ricevuta giovedì prossimo dal ministro dell’interno Mario Fernandez.

Il governo sembra intanto intenzionato a proseguire nel progetto di depenalizzazione dell’aborto, portato avanti dal ministro “per le donne e per l’equità di genere”, Claudia Pascual, la quale afferma che sarà approvato entro Gennaio. Hernan Larrain, presidente del partito UDI (unione democratica indipendente), adesso all’opposizione, afferma che “il governo, per obiettivi meramente ideologici, sta accelerando una iniziativa che richiede necessariamente tempo e calma”, sostenendo che il progetto presenta inoltre rilievi di incostituzionalità.

Fonte: quotidiano “El Mercurio”

GG