Giancarlo Dupuis, un giudice esemplare
Giancarlo Dupuis, un giudice esemplare

Il mio primo ricordo di Giancarlo Dupuis è quello di un maestro di diritto applicato. Appena vinto il concorso per l’ammissione nella Magistratura fui assegnato al Tribunale di Firenze per i tempi dell’apprendistato (allora si diceva “uditorato“). Giancarlo era per tutti, non solo per me, un esempio di giudice colto, preparatissimo, laborioso, intelligente, equilibrato, sereno e diligente. Così apparve subito anche a me.

La nostra amicizia divenne molto stretta nel 1974, nei mesi in cui si svolse la campagna per il referendum sul divorzio. Giancarlo era in Toscana la guida di coloro che credevano nella indissolubilità del matrimonio ed era autorevole su questo tema anche a livello nazionale. Io non avevo partecipato né alla raccolta delle firme per chiedere la consultazione popolare, né alle fasi preparatorie del voto fissato per il 12 maggio di quel 1974. Ma negli ultimi 50 giorni prima del referendum il mio impegno divenne improvvisamente totale. Fu Giancarlo a gettarmi nella mischia quando mi pregò di sostituirlo in un dibattito. Mi affascinò il modo in cui il dottor Dupuis sostenne l’indissolubilità come valore civile, non soltanto religioso e mi colpì dolorosamente la lacerazione dello stesso “mondo cattolico”.

Dopo la sconfitta referendaria coloro che avevano difeso il matrimonio divennero oggetto di emarginazione e persino di irrisione. Sono stato personalmente testimone di una presa di distanza da Giancarlo anche in assemblee di istituzioni cattoliche. Questo aumentò il mio affetto per Giancarlo, rimasto sempre sereno, fiducioso, razionante e pacato.

Negli anni successivi egli ha partecipato alla fondazione del Movimento per la vita fiorentino e ancora una volta ho avuto modo di apprezzare il suo contributo intellettuale e la sua silenziosa generosità. Fino alla sua morte ogni tanto egli andava ad offrire un sostegno economico al Centro di aiuto alla vita di Firenze. Soprattutto ne ho ammirato l’umiltà e la profondità della fede cristiana. Mai Giancarlo ha chiesto incarichi e ha preteso di stare in prima linea. In lui ho visto realizzato “l’essere più che l’apparire”.

Infine non posso dimenticare il sostegno da lui offertomi insieme alla moglie e a tutti i suoi famigliari nelle molte campagne elettorali da me affrontate a partire dal 1979. La sua amicizia ed il suo aiuto, tanto silenzioso quanto efficace, ha sempre irrobustito il proposito di servire la vita umana come valore civile, anzi come prima pietra di un nuovo umanesimo in una prospettiva di ricomposizione civile da costruire in primo luogo tra i credenti in Cristo, ma come segno, proposito e strumento di unità più grande tra tutti gli uomini oltre i conflitti delle Fedi e dei partiti politici. Un sogno? Forse, ma comunque un sogno che Giancarlo Dupuis ha contribuito a suscitare e che non deve essere abbandonato.

Giancarlo è stato un seminatore e i semi nel tempo hanno già germogliato nel silenzio e prima o poi fruttificheranno in modo visibile.

Carlo Casini