La famiglia respinta nei negoziati dell’ONU
La famiglia respinta nei negoziati dell’ONU

Sabato 10 Settembre, dopo 36 ore di dibattito consecutive, si sono finalmente conclusi i negoziati ONU relativi al nuovo documento intitolato “Nuova Agenda Urbana“. Ci si aspetta che i capi di Stato e i Governi adottino formalmente il documento (denominato anche Habitat III) al prossimo incontro che si terrà a Quito, in Equador, nell’Ottobre.

Annie Franklin, responsabile del controllo delle attività dell’ONU per l’ONG “Family Watch”, scrive che le aule di negoziazione dell’ONU erano “desolatamente vuote dei rappresentanti delle ONG” durante la rush notturna che ha portato all’approvazione del documento. Questa risoluzione avrebbe dovuto essere stata approvata già in Luglio durante il meeting di Surabaya (Indonesia) ma ha incontrato l’opposizione di diversi Stati.

 

Data la pressione di diversi stati membri il termine “family-friendly” è stato cambiato in “friends of families” poichè l’uso del plurale è stato considerato maggiormente inclusivo di “varie forme di famiglia”.

DA NOTARE come nella precedente discussione svoltasi a Surabaya, Russia, Iran e Bielorussia abbiamo proposto una integrazione che riconoscesse la famiglia come fondamentale per l’unità della società. Questa richiesta è stata ignorata. Di seguito il testo della mozione espunta:

Prendere in considerazione il ruolo costruttivo della famiglia, che è unità naturale e fondamentale della società e che deve ricevere protezione e supporto nella progettazione, sviluppo e gestione di questi insediamenti, facilitando, come la situazione lo richiede, tutte le necessarie condizioni per la sua integrazione, riunificazione, preservazione, miglioramento e protezione con ripari adeguati e con accessi ai servizi base e ad una vita dignitosa

E’ stata bocciata però anche la richiesta dei gruppi LGBT di includere:

Nuove forme di cultura promosse da e per specifici gruppi tra cui gruppi LGBT

E inoltre:

Diversità culturale che rispetta, promuove e tutela le identità e […] città libere dalla discriminazione basata sull’orientamento sessuale e il pregiudizio contro le preferenze sessuali.

Il paragrafo 15 della risoluzione include tuttavia un ulteriore pericolo nel riferimento ai “servizi di assistenza, incluso un accesso universale ai servizi di assistenza riproduttiva e sessuale per ridurre la mortalità dei nuovi nati e delle mamme”.

Questo sembra eccezionale ma purtroppo i termini sono spesso usati in realtà per promuovere il ricorso all’aborto. Anche Hillary Clinton ha recentemente affermato nel congresso USA che la “salute riproduttiva” include l’aborto.

 Non è stato ancora trovato un accordo su chi debba gestire questi fondi, se l’assemblea generale dell’ONU, come richiedono gli Stati in via di sviluppo, oppure una nuova entità, come richiedono i paesi sviluppati.

Purtroppo con l’esclusione deliberata del sostegno alla famiglia come cellula vitale della società, si smussa la potenziale efficacia del documento.

GG

Fonte: Family Watch International