Fertility Day: perché è importante (al di là delle polemiche)
Fertility Day: perché è importante (al di là delle polemiche)

logo-fertility-day-2016-grandeSi dice che è una pessima idea giudicare un libro dalla copertina. Ma, per una serie di circostanze storico-culturali, avere una copertina ben fatta sta diventando l’unico modo di vendere un libro.

E’ per questo motivo che quando si parla di fertility day, in realtà si parla della campagna pubblicitaria del fertility day.

L’iniziativa, in sé, è molto interessante. Non si tratta di una “giornata del facciamo figli”, ma di una iniziativa del Ministero della salute che ha di mira una generalizzata sensibilizzazione sul tema della fertilità, ridotta a causa delle gravidanze troppo tardive.

Già da molti anni la SIGO, la società italiana di ginecologia, sente il dovere di mettere in guardia riguardo al fatto che l’età incide in modo determinante sulla fertilità. Le tecniche di fecondazione artificiale (oltre alle criticità bioetiche che ben conosciamo) diventano meno efficaci se la donna è più in là con gli anni. Il che è un vero disastro, perché è chiaro che il grosso di chi ricorre alle tecniche di fecondazione artificiale è in là con gli anni.

Adesso lo dice anche il ministero.

Ma la campagna pubblicitaria ha lasciato sconcertati. Alcuni vi hanno visto un velo di cinismo; altri, invece, hanno parlato di presa in giro, dato che il fattore principale per cui si ritarda la prima gravidanza non è la dimenticanza, ma l’impossibilità materiale di mantenere i figli: e, riguardo a questo, il governo (questo, come anche i precedenti ) ha le sue responsabilità.

Dall’altra parte si è replicato che le campagne promozionali devono essere aggressive per “arrivare”. Lo testimonia il fatto che questa campagne era aggressiva, e infatti è arrivata. E, come detto prima, se la copertina non fosse stata attraente (nel bene e nel male) nessuno avrebbe letto questo libro, ossia nessuno avrebbe nemmeno saputo del fertility day.

Oltre a questi argomenti, che sono tutti condivisibili, io penso però ci sia dell’altro.

Molti hanno visto il fertility day come un attacco alla propria autodeterminazione, replicando, come ha fatto Cruciani della trasmissione radiofonica “la zanzara”, che «I figli li faccio quando mi pare.»

E’ precisamente questo fatto che è interessante. Si assiste cioè allo scontro tra, da un lato,  un concetto di “homo novus”, l’uomo occidentale moderno, che ha combattuto per la propria libertà e autonomia, e , dall’altro lato, il dato biologico, che è ineludibile: i figli non si fanno “quando ti pare”, ma, che la cosa ti piaccia oppure no, esiste un termine finale, un momento in cui la natura fa calare un triste “game over” sulle proprie possibilità di avere figli.

Perfino in me, che scrivo queste righe, l’idea di un “game over” riproduttivo suscita una intima ribellione. Ma un attimo dopo penso che si tratta di una forma di ribellione adolescenziale, di una rivolta verso una forma di autorità che viene a svegliarti dai tuoi sogni dorati.

Dobbiamo però mettere da parte il nostro senso di ribellione davanti a questo dato; dobbiamo cioè crescere, e capire che una verità biologica è tale e basta, non è “contro” qualcuno, e negarla perché non ci piace è davvero, più che adolescenziale, infantile.
Una volta liberatici del fardello dell’uomo occidentale, che crede di potere tutto,salvo nei fatti potere molto poco, possiamo apprezzare l’iniziativa del ministero per quel che è: un coraggioso spot (nel senso di: faretto puntato) su un problema di cui, viste le ritrosie culturali, non si VUOLE parlare.

Uno delle frasi afferma che “la fertilità è un bene comune”. E’ una frase che è stata tacciata di “fascismo”, perché riporta alle politiche demografiche del ventennio.

Tuttavia, come ci sforziamo di dire da queste colonne, se l’aborto è un problema sociale, e non personale, allo stesso modo la nascita di pochi bambini è un problema sociale, e non personale. Ovvio: la gravidanza viene rimandata per molti fattori, soprattuto per problemi lavorativi, o di sistemazione materiale. Ma, tra i tanti fattori che incidono, c’è anc
he quello di sopravvalutare le proprie energie sul profilo della capacità a procreare.

Il fertility day (ma perché sempre titoli in inglese?) è insomma importante perché mette il dito proprio sulla piaga: denatalità come frutto anche (ma non solo) di un difetto di informazione sui fattori riproduttivi. Una ignoranza che ha molta presa, perché si ignora – in questo caso – quello che si è deciso di ignorare.

Chi pensa che ciò sia falso, che la gente sappia tutto quello che c’è da sapere sulla riproduzione, provi a chiedere in giro. Si accorgerà di quanta ignoranza c’è.

Ecco perché ci voleva un fertility day.

 

V per Vita