Di vita di mio figlio, ogni respiro ed ogni grido.
Di vita di mio figlio, ogni respiro ed ogni grido.

Scrivere un articolo sull’esser madri è un tema assai spinoso di questi tempi… Tra l’altro la mia poca esperienza in merito, sono madre solo da poche settimane, mi ha fatto dubitare persino della capacità di farlo. Ho pensato di scrivere pensando a cio’ che ho vissuto, alle mie domande e riflessioni di questi primi giorni. Perchè gli inizi sono importanti, danno la svolta, l’energia e sopratutto la motivazione che fa andare oltre le difficoltà e la debolezza umana.

Quando ho saputo di essere in dolce attesa è stato un momento di gioia immensa, ma ovviamente, oltre al desiderio, c’e’ sempre stata la preoccupazione del domani. E’ stata la testimonianza di mia nonna paterna a darmi il coraggio di provare ad avere un figlio. Mio padre e’ stato concepito ed e’ nato in guerra, mia nonna l’ha partorito sotto i bombardamenti… quando è nato si sono subito rifugiati sotto un ponte… Questa e’ stata la miccia che ha acceso il mio coraggio: perchè per fare un figlio ce ne vuole molto.
La consapevolezza dell’aspettare una creatura che dipende da te, ma il cui destino non è nelle tue mani mi ha fatto cambiare totalmente il modo di vivere. Ho accettato le analisi ed i controlli che ho sempre odiato, per amore di questa creatura. Fondamentalmente ho donato me stessa per una meraviglia che stava crescendo in me, un dono di amore infinito.
L’esperienza del parto è unica, forte, irripetibile, è un’esperienza da cui non torni più indietro. Ti segna un punto di nuovo inizio.
Sono in ospedale. Il mio bambino era nato da poche ore, quando entra una ragazza straniera nella stanza del reparto, era li per abortire.
L’aborto le ha causato dei dolori, conati di vomito pazzeschi, perdeva sangue e girava per la camera spaventata dal dolore che non si aspettava: successivamente è entrato il suo compagno ed hanno iniziato a discutere. Mi ha sconvolto il divario tra me e lei, il mio si ed il suo no: è stato emotivamente molto forte.
Come un alieno su un pianeta conosciuto, sono tornata casa tra le persone amiche, volti familiari nel quartiere, ma ero io cambiata. Un alieno in un pianeta conosciuto, senza saperlo con questa esperienza non sono diventata solo madre ma anche una donna di cui non conoscevo neanche l’esistenza e che muovendosi nella nuova vita cerca di capirne un po’ di più l’essenza.
Il bambino assorbe tutte le mie energie, il mio tempo ed il mio sangue. Non a caso il latte viene chiamato sangue bianco. Il bambino ogni giorno cambia, mi guarda ma non mi vede, mi riconosce dall’odore ed io quando piange tra altri bambini. E’ dura, molto dura, ma non sono sola. Mio marito, che è stato fondamentale nel parto, mi aiuta e ci sono anche i miei genitori che facilitano le cose in casa. Ciò che era abitudine, ora non lo è più. Mangiare, dormire, lavarsi sono una conquista. Pure abbracciare il marito. Ma ne vale ogni momento di vita di mio figlio, ogni respiro ed ogni grido.
Ricordo esattamente l’inizio e non c’è presente da vivere più di quello che ti viene richiesto da quell’esserino di argento vivo.
Lucia