Polonia: la legge sull’aborto rimane com’è
Polonia: la legge sull’aborto rimane com’è

La marcia indietro della Polonia sulla proibizione totale dell’aborto

Nei giorni scorsi avevamo dato la notizia della proposta di legge, in discussione in Polonia, di una revisione in senso più restrittivo della legge che regola l’interruzione volontaria di gravidanza. 

La proposta derivava da una iniziativa popolare, e aveva ottenuto un iniziale assenso del partito al governo, che avrebbe approvato la nuova legge.

Va detto che la legge polacca è molto più restrittiva della nostra legge 22 maggio 1978, n.194: infatti in Polonia l’aborto volontario è permesso solo in casi di violenza sessuale, gravi malformazioni del nascituro, rischio per la vita della donna. 

La nuova legge avrebbe ristretto a quest’ultima ipotesi l’unica circostanza in cui è permesso l’aborto volontario, instituendo una pena detentiva, anche per la donna, di 5 anni, in caso di violazione.

Perfino la  conferenza episcopale polacca, pur ribadendo la sua totale contrarietà all’aborto, ha espresso perplessità quanto alla previsione di pene detentive per la donna. FONTE: AGENSIR

Le forti proteste di piazza hanno indotto la maggioranza di governo a rivedere il loro iniziale orientamento. La proposta di legge non è passata, ma il partito al governo ha promesso che ne attuerà i principi in altra forma, ad esempio creando un programma di sostegno economico per le mamme che accettano gravidanze difficili.

Ci eravamo detti d’accordo sul fatto che la vita umana va difesa. E lo siamo.

Tuttavia, così come i vescovi polacchi, siamo decisamente scettici sull’utilità di una proibizione sancita con pene detentive. Si pensi, in particolare, al caso di aborto volontario dopo uno stupro. Difficilmente si può immaginare cosa può provare una donna quando scopre che la violenza subita le ha determinato una gravidanza indesiderata. Introdurre il carcere pare, a chi scrive, decisamente una risposta brutale. 

Le intenzioni erano certamente buone: inibire l’aborto sistematico di bambini affetti da sindrome di Down. Tuttavia le buone intenzioni vanne portate avanti con mezzi proporzionati.

La maggioranza di governo ha ascoltato le proteste, proteste di donne che molto probabilmente non costituivano il proprio elettorato. Alcuni affermano che il governo polacco sia stato coartato dalle pressioni provenienti dalla Commissione Euroepea: certamente queste pressioni ci sono state, ma l’amministrazione polacca attuale non si è mostrata mai troppo accondiscendente; e non dimentichiamo che la Polonia non è nell’area euro, quindi non può subire ricatti sul fronte monetario.

Alcuni hanno gridato all’incoerenza o alla pavidità della maggioranza polacca. Va ricordato che la proposta non era nel programma di governo, ma è stata frutto di una iniziativa di legge popolare. Inoltre non è mai una brutta cosa quando un governo ascolta la voce del paese, sia pure di una minoranza. Quanto avremmo apprezzato che il Governo Italiano ci avesse ascoltato quando si trattava di approvare la legge Cirinnà!

Concludendo, noi siamo, e saremo sempre, per la difesa della vita. Ma non per l’incriminazione delle donne. Perché non saremmo più credibili quando, coi nostri CAV, affermiamo di voler proteggere le donne fino alla fine, qualunque cosa decidano di fare.

V per Vita