Caccia ai Down in Gran Bretagna
Caccia ai Down in Gran Bretagna

Il Regno Unito introduce un nuovo test prenatale per individuare i bambini affetti da sindrome di Down, scatenando la reazione delle associazioni dei malati: “non hanno studiato le implicazioni etiche, soprattutto per quel che riguarda l’aumento degli aborti selettivi”.

 

REGNO UNITO – Il ministero della salute di Sua Maesta’ ha deciso di offrire alle gestanti britanniche, a partire dal 2018, un nuovo test prenatale che dovrebbe facilitare l’individuazione di bambini affetti da trisomia 21 senza ricorrere all’invasiva amniocentesi. Il tutto, pero’, e’ stato fatto senza completare lo studio delle implicazioni etiche della nuova procedura e senza consultare le associazioni dei genitori e delle persone affette da sindrome di Down, che temono le conseguenze di questa tecnica sul tasso di aborti di bambini malati.

La campagna “Don’t screen us out” (“non scartateci”, ndr) si e’ fatta portavoce di questo malessere con molteplici iniziative: una petizione firmata da 900 persone affette da sindrome di Down e una mozione sostenuta da 28 parlamentari chiedevano al Governo di studiare in dettaglio tutte le implicazioni etiche della pratica, prima di autorizzarla. Entrambe, pero’, sono rimaste inascoltate.

<<Il governo ha ammesso di non aver studiato l’impatto che questo test avra’ sulla comunita’ delle persone affette da sindrome di Down>> ha detto Lynn Murray, portavoce di “Don’t screen us out”. <<Inoltre – ha continuato – il nuovo test causera’ un aumento del numero di bambini con sindrome di Down che saranno abortiti, e questo avra’ un enorme effetto sulla nostra comunita’>>.

Secondo il “National Institute for Health and Research” (istituto nazionale di sanita’ e ricerca, ndr) il nuovo test consentira’ di individuare prima della nascita 102 bambini affetti da sindrome di Down in piu’ ogni anno. “Don’t screen us out” pero’ calcola che, con un tasso di aborto dei bambini affetti da trisomia 21 pari al 90%, questo si tradurra’ in 92 bambini abortiti in piu’. Ossia in una riduzione del 13% dei nati con sindrome di Down.

Fortunatamente, alcune voci si fanno sentire anche nelle aule del Parlamento. Particolarmente dura e’ la presa di posizione di Lord Kevin Shinkwin, strenuo difensore dei diritti dei disabili nella camera alta. <<I ministri avrebbero potuto incontrare le persone con sindrome di Down e le loro famiglie e rispondere alle loro preoccupazioni, prima di annunciare il nuovo test – ha dichiarato – Ma hanno deciso di non farlo, facendo passare il messaggio che, per le persone disabili, sarebbe meglio essere morte>>.

 

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