Un prolife al cinema
Un prolife al cinema

Un sabato sera come gli altri, un film interessante da gustare in compagnia; niente preannunciava l’inizio di una sana riflessione su un tema importante come quello dell’utero in affitto e della difesa della vita.

Come ben saprete prima di ogni film passano decine di trailer e spot vari, più o meno commerciali e di vario genere. Sul grande schermo, ad un tratto, una donna con gli occhi gonfi di lacrime; pochi secondi, ma intensi.

La donna accenna ad un’esperienza che l’ha segnata nel profondo, descrive il momento in cui, poco dopo aver partorito, vede per l’ultima volta suo figlio. Un rapido sguardo al neonato, poi più niente. Nessun’altra notizia, nulla più.

Questo perché, come recita lo spot, il bambino è stato venduto. Chiaro, tutto regolare, uno scambio dettato da regole certe e trasparenti, un contratto a tutti gli effetti.

Insomma, si tratta di uno dei tanti casi di utero in affitto e il breve filmato mira a far vedere il punto di vista di quelle mamme che per un motivo o per un altro hanno assunto una scelta così drastica e a posteriori hanno ripensato al gesto, magari sognando ogni notte di poter riavvolgere il nastro e tornare indietro, immaginando come sarebbe stata la quotidianità con quella Vita al proprio fianco.

Un Essere umano portato in grembo per nove mesi e poi ceduto al miglior offerente, è fino a questo punto che qualche legislatore ha deciso di concedere la libertà alle persone.

Ci tengo a dire la mia sulle polemiche sollevate in seguito alla diffusione del filmato, prima presentato nelle sale, poi ritirato a causa di denunce da parte dei “soliti noti”, nuovamente diffuso in seguito ad una ferma presa di posizione del circuito cinematografico in questione.

Secondo alcuni infatti il video sarebbe eccessivamente duro, meriterebbe di essere approfondito in ambiti più adeguati e non in sale cinematografiche, perché i presenti sarebbero presi alla sprovvista. Il tutto ovviamente perché gli stessi che si dicono paladini delle libertà non vorrebbero che determinati messaggi vengano diffusi, per paura (?) che possano avere troppa presa su chi li guarda; come se la libertà si tingesse di un solo colore o avesse un’unica accezione, come se l’arcobaleno, giustamente molto diffuso negli ultimi tempi, avesse senso solo se osservato da sinistra a destra e non anche viceversa.

Fatico a capire perché nei giorni del bombardamento mediatico in favore di comunità LGBT(QI), dell’eutanasia, dei matrimoni civili, del sesso spiegato, illustrato e propinato sin dai primi anni di istruzione, ci si debba indignare quando viene data voce anche a chi ha un pensiero cosiddetto “tradizionale”, ma comunque sia “diverso” da quello più in voga al momento. Da filosofo, da vero e proprio amante della libertà di espressione, auspico un dialogo aperto su temi importanti come quelli affrontati attualmente dalla nostra civiltà, perché ci si confronti e si possano individuare strumenti che possano risolvere le divergenze, ma non solo: nonostante tutto, a prescindere da chi abbia la meglio, credo che garantire il diritto di replica e la possibilità di portare avanti le proprie convinzioni sia un fattore imprescindibile per una retta condotta democratica ed aperta a spiragli di vario genere.

Credo inoltre che a parte i pochi “interessati” (nell’accezione negativa ed economica del termine), entrambi gli schieramenti (pro vita e non) possano contare su esponenti intelligenti in grado di sapersi allontanare da polemiche sterili oltre che strumentali; veri appassionati (credo si addica più al rapporto stretto con una autentica e propria idea) in grado dunque di discernere quale sia il limite della discussione oltre cui non spingersi. Come già sostenuto credo che sia legittimo diffondere determinati spot, tra l’altro neanche eccessivamente lontani da quella che è la realtà logica dei fatti, così come d’altra parte è giusto che ognuno possa esprimere il proprio amore nelle forme che ritenga combacino meglio con la propria esistenza e suonino una melodia più armoniosa rispetto ad altre considerate più “lontane” dalla propria personalità.

Si può essere pro vita, nel caso specifico contrari alla pratica dell’utero in affitto, e al contempo favorevoli all’amore sotto ogni suo aspetto? Certo che si. Un conto è gettare un seme affidando la crescita della pianta al solo nutrimento ottenuto dalle componenti naturali circostanti (ad esempio, infatti, gli alberi crescono gli uni diversi dagli altri, con caratteristiche proprie), un altro è seminare la terra cementificando sopra di essa, orientando e pianificando la crescita della pianta prima che questa veda la luce, impedendole di realizzarsi in libertà.

Decidere del futuro di un bambino prima ancora che nasca, allontanandolo dalla mamma non appena dato alla luce, credo sia estremamente sbagliato. Se si permette di gestire la vita sin dai suoi esordi, logicamente dovrebbe essere imposto il “dovere di non-scelta” (neologismo amaro oltrechè pessimo, dall’orizzonte tutt’altro che roseo) dei propri gusti e delle proprie passioni anche negli anni a venire della nostra esistenza. Suppongo che questo non sia l’obiettivo di nessuno. Di conseguenza, e va da sé, concedendo piena libertà e diritto di vita ai nascituri dovremmo impegnarci a riconoscerne qualsiasi orientamento futuro come giusto e lecito ornamento del gioco esistenziale cui siamo chiamati a far parte. E, appunto, come già detto poco sopra, ritengo che possiamo contare su un buon numero di benpensanti in grado di mettere da parte discussioni basate, spesso e volentieri, solamente sul dio danaro più di ogni altra cosa, e che portano solamente scontri (e non incontri) senza fine, mascherati dalle migliori intenzioni, ma privi di qualsivoglia fondamento veramente ed autenticamente utile al progresso civile.

In realtà del video e del suo contenuto ho detto poco, probabilmente in virtù della sua brevità e della notorietà della questione su cui si dialoga, giustamente, oramai da molto tempo e su cui è bene operare approfondimenti.

Sono comunque rimasto piacevolmente colpito dal vederlo trasmesso sul grande schermo, poiché il tema finora è sempre stato trattato come fosse tabù; informare e formare sono due aspetti necessari per percorrere questo particolare e strano, complicato percorso qual è la Vita ed essere educati alla molteplicità dei punti di vista, tramite mezzi diversi e più o meno efficaci, è altrettanto importante.

Affidando questa riflessione al solo buon senso di ognuno di noi ed alla più autentica e paritaria libertà di espressione, lungi dal prendere posizione in merito alle idee “politiche” dell’associazione promotrice del video e delle contrarie allo stesso (aspetti personalistici e faziosi, inutili se non deleteri per una equilibrata riflessione sul tema), allontanandomi inoltre dalle vedute etiche del gestore dei cinema che trasmettono lo spot, mi auguro che divenga possibile, in un futuro più o meno immediato, poter dire ed esprimere la propria opinione senza dover essere necessariamente etichettati in modo negativo dall’una o dall’altra parte del contendere, pensando dieci o più secondi prima di parlare, non per paura di venire “impallinati” da chi ha un pensiero differente, ma per semplice operazione raziocinante.

Perché, come sostengo da sempre e ho riportato qualche tempo fa in un mio breve pensiero: la libertà dovrebbe essere inserita in uno scatolone con su scritto “maneggiare con cura”. La libertà è un qualcosa che si concede per intero ed in ogni caso, oppure non vale più. La libertà prevede la Vita; essa prevede ed è libertà.
Questo è il link del filmato: https://www.youtube.com/watch?v=sD7LhyhV9YI

dott.Eliseo Palazzo

(vice Presidente Movit Firenze Siena)