due padri per due gemelli
due padri per due gemelli

Due padri per due gemelli: è questo il senso di una sentenza della corte di Appello di Milano, che ha riconosciuto una fecondazione eterologa svoltasi negli stati uniti (ossia, un utero in affitto) a beneficio di due uomini, sposati negli Stati Uniti ma – a quanto sembra – trapiantati in Italia.

E’ appena il caso di ricordare che per far valere in Italia un provvedimento amministrativo straniero ( in questo caso, l’attribuzione di paternità, con conseguente iscrizione nei registri dello stato civile italiani) è necessario un passaggio dal tribunale. Il tribunale (più precisamente, la Corte di Appello) non giudica sulla giustezza o no del provvedimento, ma solo della compatibilità di esso col nostro sistema giuridico. Deve, più precisamente, verificare che il provvedimento straniero non contrasti con l’ordine pubblico nazionale, o con norme imperative (ad esempio, norme penali). Per questo si parla di “omologazione” e non di “sentenza” vera e propria.

Ora: richiesta di pronunciarsi sul punto, la Corte di Appello di Milano si è trovata davanti questo panorama. Due uomini, sposati negli stati uniti, avevano fecondato due ovuli che sono stati entrambi impiantati nel corpo di una giovane donna che si è prestata alla gravidanza (non gratis, ovviamente).

La donna ha dato alla luce due figli, e i padri ne rivendicano la paternità congiunta.

La Corte di Appello non ha considerato il fatto che la legge italiana proibisce l’utero in affitto, e conseguentemente che vi è una norma imperativa che proibisce tale pratica, impedendo quindi il riconoscimento del provvedimento. La Corte, ragionando per categorie astratte, per non meglio precisati diritti, ha “dimenticato” che c’è una causa giuridica che impedisce il riconoscimento, e ha fatto come se essa non esistesse.

Il tutto evocando la formula magica “interesse superiore del minore”, che permette ai tribunali di dimenticare leggi, provvedimenti, dottrina, e perfino la logica. 

Ma il punto è che un precedente giurisprudenziale in Italia non ha lo stesso peso che ha in un ordinamento anglo-sassone,perché da noi il precedente non vincola. Le sentenze, persino quelle di Cassazione, “fanno giurisprudenza” solo se passano a un vaglio di critica della comunità dei giuristi, che a loro volta sono influenzati, eccome, dal clima generale.

Se quindi questa sentenza verrà assimilata come niente fosse, potrebbe passare il principio che questo modo di decidere è ammesso. Viceversa, l’avanzare di forti critiche da più lati potrebbe circoscrivere il danno a un caso isolato. 

Quel che voglio dire è che non si tratta di una deriva inarrestabile: occorrerà però conoscere questi fatti e condannarli prontamente e con fermezza. Solo così la strategia di “convinci un giudice e l’ordinamento cambia” verrà sconfitta.

E questa difesa va fatta sul piano delle leggi: la legge 40, che contiene il divieto all’utero in affitto in Italia, deve non solo rimanere intatta, ma estendere questo effetto anche ai reati di questo genere commessi all’estero. Così anche le Corti di Appello non potranno più arrivare a dire che due gemelli non sono fratelli tra loro, però hanno due padri.

V per Vita