Assunta al 7° mese, in Italia: una storia vera
Assunta al 7° mese, in Italia: una storia vera

Risultati immagini per The Creative WayEsistono storie belle, che riscaldano il cuore solo a leggerle. Soprattutto per chi, come noi, si occupa di diritto alla maternità. Oltre le ideologie, nel quotidiano, ci troviamo molte volte affranti e scoraggiati da città e da un’economia che non è per nulla a misura di mamma (e bambino).
Poi, sfogliando le pagine web di una delle più grandi testate italiane, ti trovi a sorridere e a pensare: “Finalmente, qualcuno si è accorto che la maternità è un valore”. Un valore, prima che un diritto, un valore e non sicuramente un previlegio o un lusso che solo in poche, oggi, si possono concedere.
È la storia di “The Creative Way”, una piccola impresa di Mestre, in fase di ampliamento. Anzi, è la storia del suo direttore, Samuele Schiavon, che ha deciso di assumere Martina, incinta di sette mesi al momento del colloquio. No, non glielo ha taciuto o nascosto. Samuele era consapevole ma non ha considerato la maternità come un limite delle competenze accertate di Martina. Al contrario.

Una sensibilità acquisita da un’esperienza personale, in questo caso. Riporta il Corriere.it: «Ho vissuto e capito le difficoltà di mia moglie — dice Schiavon —: aveva un tempo determinato e quando ha comunicato che aspettava un bambino è stata lasciata a casa”.

Continua Schiavom: “sul piano lavorativo la maternità è quasi una condanna. Assurdo. E in ogni caso non volevo essere io a tenere comportamenti di questo tipo. Specialmente con Martina. Di fronte al valore della persona non ho avuto dubbi. Perché non aspettarla qualche mese se penso che investire su di lei sia la strada giusta?».

Già, perché? È una domanda che dovremmo porre a tanti.