Esce dal coma dopo quattro anni. Gigli: «paladini dell’eutanasia riflettano»

DDL sul testamento biologico ed eutanasia: scacco in due mosse

By: giovane

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E’ pronto per l’approvazione alla Camera il DDL sul testamento biologico, o sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, anzi no, “consenso informato e DISPOSIZIONI anticipate di trattamento”.

Ma cosa avranno questi cattolici da protestare, si chiede la gente. Volete forse tenere in vita la gente moribonda che chiede solo una fine decorosa? Volete voi continuare a insufflare aria nei polmoni di chi è già cadavere? A che scopo questo mantenimento in vita a tutti i costi?

Perché non posso decidere della mia vita?  

Andiamo con ordine.

Anzitutto non sono solo i cattolici che temono questa norma, mentre, dalla parte di chi la propugna, ci sono molti che affermano di essere cattolici. In secondo luogo – e non ci stancheremo mai di dirlo – la difesa della vita umana non è ad esclusivo appannaggio dei cattolici, come le scelte pro-choice non sono appannaggio esclusivo dei non credenti. La trasversalità delle posizioni in questo caso lo dimostra: partiti che si definiscono dichiaratamente cattolici, come il partito di Alfano, sostengono la legge; partiti di per sé non confessionali, come Fratelli d’Italia, la avversano.

In secondo luogo, per comprendere una legge che, a tutta prima, sembra ribadire l’ovvio e normare quel che già si fa ogni giorno, realizzando un vero e proprio abuso normativo, occorre guardare oltre.

Quale può essere infatti lo scopo di una norma di legge che affermi l’importanza del consenso informato, quando già da anni i consensi informati vengono richiesti ad ogni piè sospinto per ogni minimo intervento? Senza contare la Convenzione di Oviedo che l’Italia ha ratificato, che parla appunto di consenso informato.

Insomma, cosa aggiunge la legge a quel che è già? 

La legge aggiunge due elementi importanti a quel che adesso già si pratica.

Il primo elemento riguarda le dichiarazioni di trattamento, che diventano DISPOSIZIONI, ossia il paziente può “esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari”.

Si tratta di un passo non da poco. Perché fino ad ora il paziente poteva sì esprimere le proprie convinzioni, ma non di dare ORDINI al medico. Infatti, questo passaggio che è tratto dall’art. 3 comma 1 va combinato con l’articolo 1 comma 7, che dice che ” Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente e in conseguenza di ciò è esente da responsabilità civile o penale”.

Eccolo, l’elemento nuovo! Il medico non è più un professionista, che sceglie la terapia in accordo con il paziente, secondo le regole deontologiche del “beneficiency in trust”. In materia di fine vita, diventa un mero esecutore. Non è previsto alcun diritto all’obiezione di coscienza, e non sono fatte eccezioni per gli ospedali pubblici o privati.

Il secondo elemento è invece rappresentato dall’inclusione, tra i trattamenti rinunciabili con DAT, della sospensione della idratazione e alimentazione, che viene esplicitata.

Il che significa che è permesso iscrivere nella propria disposizione anticipata di trattamento che, in certi casi, si è pronti a lasciarsi morire di fame e di sete.

Ma proprio qui sta il punto, il passaggio fondamentale. La costituzione afferma che sono rinunciabili i trattamenti terapeutici, non i sostegni vitali come acqua e cibo. Dato che nessuno può sopravvivere senza cibo e acqua, è evidente che una scelta del genere porta alla morte.

Ma questa morte non sarebbe determinata solo dalla propria volontà, ma anche dal contributo del medico, che fisicamente ordina la sospensione di cibo e acqua. In sostanza, la persona ordina la morte, e il medico esegue.

E’ esattamente identico alla eutanasia, ossia all’omicidio del consenziente. Una eutanasia passiva, certo.  Ma ugualmente un intervento eutanasico. 

Ma non è nemmeno questo quello a cui si punta.

Il senso di questa legge lo si capisce se si guarda alla mossa successiva, che è facilmente intuibile. 

Verificatisi i primi casi di “sospensione dell’idratazione e alimentazione”, essi diventeranno casi giornalistici, esattamente come DJ Fabo, come Eluana Englaro, come Piergiorgio Welby. E sarà facile chiedersi per quale motivo sia permesso lasciarsi morire di fame e di sete, una morte dolorosa e straziante, quando si potrebbe ottenere lo stesso risultato, rapidamente, con una fiala di veleno.

A quel punto saremo privi di argomenti per dire di no. Se abbiamo accettato trenta, dovremo per forza accettare anche trentuno.

Ecco lo scacco in due mosse. Attiro il pezzo che protegge il re lontano, e poi faccio la mossa che davvero mi interessa. Se ci fermiamo alla prima mossa, non comprendiamo il disegno di insieme.

Prima mossa: introdurre uno strumento che vincoli il medico alla volontà del paziente, anche se questa volontà riguarda la sospensione di idratazione e alimentazione. Ossia, l’eutanasia passiva.

Seconda mossa: sostenere che, nei casi il paziente chiede la sospensione di idratazione e alimentazione, sarebbe più rapido e più pietoso permettere direttamente la somministrazione di sostanze mortifere. Ovvero: l’eutanasia attiva.

Cosa dobbiamo fare? Certamente essere consapevoli di quel che sta avvenendo. Stanno lentamente facendo penetrare l’eutanasia in Italia attraverso il portale che fu aperto dalla morte di Eluana Englaro, sciaguratamente autorizzata dalla Cassazione. La strada è quella della cessazione di idratazione e alimentazione, ordinata su persone incapaci. 

Con una legge del genere, Beppino Englaro non avrebbe avuto alcun bisogno di attendere 11 anni e fare una lunga serie di processi per forzare le maglie della legge. 

Può darsi che la legge venga più correttamente interpretata, e che, venendo incontro ai desideri di chi versa in condizioni critiche, il bubbone della voglia di dolce morte si sgonfi. Può darsi che la Corte Costituzionale, che ha più volte detto che la legge non può definire ciò che spetta alla scienza medica di definire, e pertanto non può definire “cura” il mangiare e bere, modifichi questa norma.

Ma considerate le forze enormi che sono a favore di questa lettura e l’esiguità delle forze e della volontà di chi, in teoria, dovrebbe opporsi, non pare di dover indulgere nell’ottimismo.

Se faremo il nostro dovere, riusciremo però a limitare i casi drammatici di eutanasia, attiva o passiva, al minimo possibile.

Metto a disposizione il Testo del disegno di legge per la vostra visione.

V PER VITA

 

 

 

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