Un momento della simulazione di sessione al Parlamento Europeo di Strasburgo con i ragazzi vincitori del 29° Concorso Europeo.

29° Concorso Europeo: le voci dei partecipanti (parte 1)

By: giovane

 

Emozioni, amicizia, valori, accoglienza. Le parole chiave dei vincitori del viaggio a Strasburgo

Sono passati tre mesi dal viaggio premio a Strasburgo (13-16 dicembre 2016) per il 29° Concorso scolastico europeo indetto dal Movimento per la Vita italiano. Per tanti ragazzi è stata una preziosa occasione per poter conoscere da vicino una delle principali istituzioni comunitarie: il Parlamento Europeo, che ha la sua sede principale proprio nella città alsaziana.

Quel che balza all’occhio è che, al di là dell’aspetto ‘istituzionale’ della visita al Parlamento Europeo, ciò che più ha positivamente impressionato i ragazzi e le ragazze è stata l’emozione e la consapevolezza di aver fatto un’importante esperienza di vita destinata a far maturare i suoi frutti anche per il futuro. Tutto questo a partire dal lungo viaggio in pullman, attraverso gli incontri con i ragazzi di altre regioni, che mai avevano incontrato prima, ma con i quali sono riusciti, pur soltanto nell’arco di quattro giorni, a stabilire un’amicizia, con la speranza che questa possa durare nel tempo. Testimonianze semplici e spontanee, che meritano però di essere ricordate. Qui su prolife.it abbiamo scelto di riportarne alcune.

La prima è quella di Eleonora Baldi, 18 anni, di Firenze, che ricorda di essere stata scelta tra settemila partecipanti: «Ci hanno scelto per il cuore – ha dichiarato -, non per la bravura o per il modo in cui hanno fatto intendere la loro idea a riguardo della maternità (il tema del concorso era, appunto, “Maternità 2.0: procreazione o produzione?”)». Eleonora coglie anche le problematiche che ha incontrato parlando con gli altri ‘strasburghini’, ma sottolinea pure la sensazione di essersi sentita accolta: «Ho percepito disagio, dolore, dietro a molte persone; però queste persone sono andate a fondo, hanno visto la mia fragilità circondata dalle mie esperienze, hanno visto la mia forza incorniciata da un sorriso. Mi sono sentita capita, accolta, amata, da persone che non conoscevo da più di poche ore».

Parla invece di amicizia Rebecca Sannella, 17 anni, di Viterbo, quando dice: «Sono riuscita farmi molti amici anche se qualcuno si perderà, sono convinta che molti di noi resteranno uniti per tutta la vita. I nuovi amici che sono entrati nella mia vita come tornado, perché comunque stiamo parlando di un viaggio a mio parere troppo breve, e spero vi rimarranno per sempre. Consiglio a chiunque ne abbia la possibilità di partecipare, perché è davvero un’esperienza unica nella vita».

Sulla stessa lunghezza d’onda la testimonianza di Veronica Gambaretto, 18 anni, di Verona, che prova certamente emozione per l’esperienza vissuta, ma ancora di più per le nuove amicizie fatte: «È stata bella l’esperienza di poter simulare una seduta, ma niente può eguagliare le emozioni per i miei compagni di viaggio; sono stati loro la parte più emozionante di questa avventura». E Veronica si spinge anche oltre, parlando anche di valori: «I valori di questo concorso sono quelli per cui oggi noi tutti dobbiamo combattere, perché la vita è un dono e sprecarlo sarebbe da sciocchi».

Giacomo Pauletta, 18 anni, della Spezia, parla dell’avventuroso viaggio affrontato insieme a Samuele, con quest’ultimo che si era ammalato proprio il week-end precedente la partenza, quando entrambi avevano già i biglietti prenotati. Anche Giacomo vuole sottolineare la «fantastica esperienza», che definisce «qualcosa di più di un semplice viaggio al Parlamento Europeo», perché, come ricorda, «mi sono trovato a confrontarmi con tante realtà e persone diverse, soprattutto con ragazzi e accompagnatori che non avrei mai pensato di voler tanto rivedere alla fine di questa avventura». Parole che fanno percepire la speranza di voler rivedere le persone incontrate: «Qui capisco il valore dell’amicizia, il fatto che una persona a te cara non se ne andrà mai più dalla tua vita, il fatto che insieme possiamo cambiare tutto e possiamo cambiare noi stessi sempre in meglio, aiutarci quando ne abbiamo bisogno e non dimenticarci mai».

Dunque, si torna a casa con una speranza che vuole farsi certezza. E allo stesso tempo rimane la consapevolezza che questo viaggio non sarà soltanto una semplice parentesi che si aperta e chiusa nello spazio di appena quattro giorni, ma potrà essere un’esperienza capace di generare una amicizia vera e duratura. Un viaggio come metafora della vita: quella vita che i ragazzi hanno celebrato con i loro lavori.

Appuntamento alle prossime testimonianze!

Andrea Tosini

@andreatosini

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