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I coniugi Mursia, i ginecologi che ascoltavano le donne

By: giovane

Lui, siciliano, di poche parole; lei, sanfredianina*, estroversa e sempre pronta alla battuta. Una coppia perfettamente integrata e salda. Tutti e due un “cuore d’oro”. Giosuè Mursia e Elga Dell’Agata, ambedue ginecologi, sono stati fra i fondatori del Centro di Aiuto alla Vita (CAV) di Firenze. Erano presenti alla riunione nella quale il cattolicesimo fiorentino decise che, in risposta alla così detta “clinica degli aborti clandestini”, scoperta da poco in una villa vicina al Viale dei Colli e appartenente al partito Radicale, occorrevano azioni positive e non semplici grida di scandalo. Venne deciso, eravamo nel marzo del 1974, che serviva una organizzazione di volontariato capace di affiancare le donne a rischio di aborto volontario, per cercare di risolvere, insieme, i problemi che rendevano difficile la prosecuzione di una gravidanza incipiente. Giosuè ed Elga si misero subito a disposizione con la loro preziosa capacità professionale e Giosuè fu tra i firmatari dell’atto costitutivo del CAV e del quale sono stati soci attivi per oltre 30 anni. Anche l’adesione al Movimento per la Vita, costituitosi formalmente nel 1975, fu per loro immediata ed entusiasta. Hanno fatto parte in più occasioni degli organi direttivi fiorentini delle due Associazioni ed hanno portato il loro contributo e la loro testimonianza professionale in molteplici occasioni di pubblici dibattiti e, in particolare, nel corso della campagna referendaria contro la legge 194.

E’ difficile ricordare uno solo di loro senza usare il plurale. Ciascuno aveva la propria attività professionale, è vero, ma, fuori dal lavoro, erano proprio “una carne sola”.

Nella loro esemplare esperienza matrimoniale ebbero un solo cruccio: non avere figli. In realtà un “figlio” arrivò in modo imprevedibile e inaspettato. Nel 1979 vi fu la crisi del Vietnam. Moltissimi sud vietnamiti furono costretti a fuggire dalla persecuzione del regime comunista del nord Vietnam. Come molti ricorderanno la via di fuga fu prevalentemente quella del mare e un gran numero di profughi vennero salvati da navi che incrociavano nell’ oceano del sud-est asiatico. Il Governo italiano inviò per soccorso due incrociatori e una nave appoggio della Marina Militare, che tornarono in Italia dopo alcuni mesi con circa 900 profughi a bordo. Una parte di questi giunsero in Toscana ed un numeroso gruppo venne accolto in una villa del Valdarno ad una trentina di chilometri da Firenze. Erano necessarie visite mediche per tutti e, al bisogno, cure o consigli sanitari. Giosuè ed Elga risposero subito all’appello recandosi 3 – 4 volte per settimana nel luogo di accoglienza. Fra i tanti profughi c’era anche un bambino piccolo di 4 – 5 anni, i cui genitori erano scomparsi in mare, accompagnato da persone per lui estranee. I coniugi Mursia si resero disponibili ad accoglierlo nella loro famiglia e, con le dovute autorizzazioni, ottennero l’affidamento. Lo fecero studiare e per diversi anni fu per loro come un figlio. Tuttavia, In seguito a ricerche della Croce Rossa Internazionale, venne scoperto che si erano rifugiati in una cittadina tedesca degli zii di Fa’ (il nome del ragazzo, ormai giunto quasi alla maggiore età) i quali chiesero di averlo con loro. Il nipote accettò la richiesta e si trasferì in Germania.

Per i Mursia la separazione fu causa di grande dolore, ma accolsero la volontà del giovane. Alcuni incontri nei primi anni, qualche scambio di lettere, ma poi i rapporti si interruppero totalmente. E qui il fatto straordinario. Dopo quasi 15 anni di silenzio un giorno Fà si presentò a casa dei Mursia senza preavviso, arrivando dalla Germania per suoi impegni lavorativi, semplicemente per salutare la “sua” famiglia italiana. Ma proprio quello stesso giorno erano state fissate le esequie di Elga, deceduta due giorni prima. Così Fa’, ormai uomo sposato e con due figli, poté dare l’ultimo saluto con le lacrime agli occhi a quella che per lui era stata per anni “la mamma”. Sono i giochi del caso….o i misteriosi percorsi della Provvidenza? Questo episodio colpì molto Giosuè che lo raccontava sempre con tanta commozione. Adesso, dopo poco più di due anni, il 9 gennaio 2017, Giosuè ha raggiunto in cielo la “sua” Elga. Sarà stata per loro una grande festa. Per noi rimane l’esempio di una bella coppia di sposi che hanno dato tanto per difendere la vita nascente ponendosi accanto a centinaia di mamme in difficoltà e accompagnandole con amore e professionalità verso l’accoglienza di una gravidanza difficile da accettare.

 

prof. Angelo Passaleva

pres. Centro di Aiuto alla Vita di Firenze

 

*abitante di San Frediano, quartiere popolare fiorentino

E’ possibile vedere un’intervista ai coniugi Mursia al link:

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