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Legge sull’omofobia in Umbria: un percorso forzato?

By: giovane

Dopo un’estenuante discussione durata più di 8 ore, martedì 4 aprile il Consiglio Regionale Umbro, secondo solo alla Toscana in Italia, ha licenziato il famigerato atto 15-bis, alias legge contro l’omofobia. L’approvazione della legge è stata tutto fuorché spedita e serena, essendo stata preceduta da forti pressioni e supervisionata dalla presenza costante in aula delle parti interessate: le associazioni LGBT per un verso, i rappresentanti dell’associazionismo familiare dall’altro. Fermo infatti da due anni, il progetto di legge, scritto per stessa ammissione del relatore in aula sotto dettatura dell’Omphalos – Arcigay, ha subito una brusca accelerazione nelle ultime settimane, tanto da dover essere approvato a tutti i costi, senza tener conto delle tante manifestazioni di perplessità succedutesi nei giorni immediatamente precedenti la votazione. Preoccupate per i contenuti di una legge ideologica che pone in posizione di ingiustificato primato rispetto a tutte le altre discriminazioni quelle basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (concetto quest’ultimo ripetuto in maniera quasi ossessiva in tutti gli articoli della stessa, portato dell’ideologia gender che, senza alcuna base scientifica, mira a privilegiare la percezione del sé in un’ottica di fluidità mutevole sganciandola del tutto dal dato biologico), domenica 2 aprile le famiglie sono scese in strada con una fiaccolata che ha visto il centro del capoluogo umbro invaso da più di 500 persone tra genitori e bambini, sfidando il maltempo. Oltre 6000 le firme raccolte in neanche una settimana dai cittadini umbri per affermare la propria contrarietà ad una manovra legislativa non giustificata da alcun dato statistico di portata regionale relativo alla paventata emergenza discriminatoria (gli unici dati di cui si può disporre sono stati forniti alla Commissione Giustizia del Senato nel 2013, in occasione della discussione sul disegno di legge Scalfarotto contro l’omofobia e la transfobia, dall’Oscad, Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, istituito presso il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno: in oltre 3 anni sono pervenute da tutta Italia solo 83 segnalazioni, 28 all’anno, a fronte dei 144 casi di discriminazione relativi alla razza). E’ giunto inoltre al Consiglio regionale un appello a firma di alcuni consiglieri di centrodestra dei comuni umbri a non approvare la legge in discussione, sulla base della preoccupazione dell’inserimento di “un distorto concetto di diritto basato sulla percezione soggettiva della discriminazione presunta e non su atti riscontrabili” e dell’attribuzione del compito di rilevare l’inosservanza delle norme o una discriminazione ad un organismo che di fatto opererebbe super-legem o addirittura pre-legem non garantendo, fra l’altro, l’inclusività delle posizioni del popolo umbro. Si è aggiunto anche il comunicato del vescovo di Assisi in veste di delegato della Conferenza Episcopale Umbra per la famiglia che ha lanciato un appello accorato a non dimenticare “che il tema della famiglia, nella sua verità naturale, che fa di un uomo e una donna partner di vita stabile e generatrice di figli, non è una questione marginale. Ne va del presente e del futuro della società”.

Ma tale progetto di legge, dapprima entrato in aula senza copertura finanziaria in spregio del regolamento interno dell’Assemblea consiliare, poi non approvato per mancanza del numero legale, sarebbe dovuto essere approvato, come lasciato intendere più volte dalla stessa Presidente dell’Assemblea Legislativa Regionale Donatella Porzi.

40 mila euro sono stati stanziati ai fini dell’attuazione della tanto discussa legge che prevede nel suo testo definitivo la promozione di eventi culturali tesi a far conoscere il mondo LGBT e a favorire l’acquisizione della cultura della non discriminazione, corsi di formazione per docenti e genitori oltre al personale delle pubbliche amministrazioni, il favorimento di politiche di assunzione e gestione del personale omo, bi e transessuale, la promozione dell’adozione da parte delle aziende private di standard di inclusione la cui verifica all’interno delle stesse aziende private sarà rimessa alle associazioni rappresentative dei diversi orientamenti sessuali e identità di genere le quali potranno segnalare le aziende inadempienti ai fini dell’attuazione di “azioni correttive” e “rimedi opportuni”, l’istituzione di un Osservatorio regionale deputato alla raccolta dei dati e al monitoraggio dei fenomeni legati alla discriminazione e alla violenza in Umbria motivate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere, l’incentivazione alla costituzione deglienti locali come parte lesa nei procedimenti contro gli atti discriminatori e la devoluzione dei risarcimenti alle associazioni LGBT.

L’azione serrata dell’associazionismo familiare ha comunque portato al risultato dell’eliminazione di ogni coinvolgimento diretto dei minori dai percorsi di informazione e sensibilizzazione sugli aspetti correlati all’identità di genere e all’orientamento sessuale previsti nelle scuole di ogni ordine e grado nel testo di partenza presentato dalla maggioranza Pd, alla reintroduzione nell’Osservatorio della presenza seppur minoritaria delle Associazioni Familiari, la riaffermazione del primato educativo delle famiglie secondo il dettato costituzionale ai sensi dell’articolo 30. A questo si aggiunge l’approvazione dell’emendamento presentato dal consigliere Pd Smacchi, che chiarisce che “non costituiscono discriminazione, violenza, istigazione alla discriminazione o istigazione alla violenza il manifestare liberamente il proprio pensiero, le proprie opinioni o i propri convincimenti riconducibili al pluralismo di idee, né attuare condotte conformi al diritto vigente o ai principi e valori di organizzazioni riconosciute dall’ordinamento giuridico che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione, di religione o di culto”, fortemente criticato da frange della maggioranza e dalla presidenza dell’Omphalos e appellato come emendamento “salva omofobi”.

Da evidenziare inoltre il costante rifiuto della maggioranza della proposta di emanare un testo unico volto al contrasto di tutte le discriminazioni, inclusivo di ogni minoranza necessitante di tutela, compresa chiaramente quella relativa all’orientamento sessuale, oltre a quelle fondate su disabilità, obesità, razza etc.

Sorge in epilogo spontanea una domanda: in una terra vessata nel momento corrente da problematiche di estrema gravità che coinvolgono la stragrande maggioranza della popolazione (denatalità, mancanza di lavoro, dissesto del territorio, danni provocati dal sisma, calo del turismo), siamo sicuri che la lotta alla discriminazione di una unica categoria di soggetti, che risulta a questo punto privilegiata rispetto a tutte le altre, abbia il genuino scopo (nonché il certo risultato) di superare le differenze?

 

Marta Baldan

 

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