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Il caso del piccolo Charlie Gard e lo statalismo

By: giovane

Dal punto di vista giuridico il caso del piccolo Charlie Gard, raggiunge il grado più alto dell’ingiustizia, perché manifesta la forma più perversa dello statalismo: quella di riservare agli organi dello Stato la decisione sulla vita o sulla morte dei cittadini e di decidere contemporaneamente che cosa sia per loro il bene ed il male giungendo ad espropriare il potere/dovere dei genitori di mantenere e far crescere i figli. I medici ed i giudici del Regno Unito hanno stravolto l’articolo 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo, che indica come criterio primario l’interesse del bambino in tutte le decisione prese da autorità pubbliche a suo riguardo. Secondo i medici e i giudici per il piccolo Charlie il meglio sarebbe morire per asfissia e per disidratazione il più presto possibile. È evidente che dietro lo spossessamento dei poteri genitoriali vi è l’intento di affermare l’eutanasia per via giudiziaria. Ma in altri casi riguardanti gli adulti (penso al caso di Terry Schiavo in America, di Vincent Lambert in Francia, di Eluana Englaro in Italia) i giudici hanno tentato almeno, sia pure in modo irragionevole, di supporre una volontà di morte nella persona incapace e comunque in sede giudiziaria vi era un contrasto tra i vari parenti. Nel caso di Charlie tutti i suoi congiunti vorrebbero farlo vivere e non è certo immaginabile una sia pur embrionale richiesta di morte del fanciullo di undici mesi. Giudici e medici non si sono azzardati, però, di stravolgere anche l’articolo 6 della Convenzione sui diritti dell’infanzia, dove si legge che “Gli Stati riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita e che gli Stati assicurano nella misura del possibile la sopravivenza e lo sviluppo del fanciullo”. Evidentemente il potere statale intende dispiegarsi senza alcun limite nei confronti del singolo cittadino.

Tuttavia, dal punto di vista umano, il caso Charlie sta determinando effetti benefici a livello mondiale. L’ammirazione commossa e tenera per i suoi genitori è universale. Nessuno dice che sono pazzi a pretendere di far vivere un figlio che, quand’anche dovesse sopravvivere, sarebbe un peso gravissimo per la loro esistenza. A livello di condivisione mondiale si ripete il sentimento provato tante volte nel silenzio privato di fronte al coraggio di genitori, soprattutto madri, che, anche se pressate dai medici e dall’ambiente circostante affinché abortiscano un figlio ritenuto malformato preferiscono farlo nascere e farlo crescere. Neppure coloro che promuovono il diritto di aborto nel modo più accanito osano qualificare come stupide le madri. Dunque, il caso Charlie potrebbe essere benefico per recuperare un senso di umanità collettiva che accoglie la vita nascente.

Una seconda riflessione positiva fiorisce dalla meditazione sul caso Charlie. Quasi tutto il mondo si è mobilitato per dare forza alla piccola speranza di farlo vivere: Non si può peraltro negare che il caso di Charlie sia estremo e forse solo una mobilitazione generale di scienziati, di popolo e di mezzi di informazione può salvarlo. Peraltro, ogni persona singola che si sente vicino a Charlie e ai suoi genitori non può fare molto per aiutarli. Charlie abita lontano ed è nelle mani dei giudici e dei medici. Ma ci sono migliaia e migliaia di casi in cui piccoli bambini non ancora nati rischiano di essere fatti morire e questi assai spesso non sono casi lontani la cui soluzione positiva è fuori dalla possibilità di intervento di ciascuno di noi. Al contrario, la solitudine di una donna che pensa all’aborto in uno stato di angoscia per una gravidanza non desiderata e difficile, è spesso vicino a noi, nelle nostre città, nelle nostre stesse case. Non ci sarebbe bisogno di una mobilitazione mondiale per salvare la vita, basterebbe una piccola mobilitazione di persone sensibili e generose in grado di prendere sulle proprie spalle le difficoltà della donna che pensa all’aborto. Charlie commuove tutti, perché tutti riconoscono che egli è uno di noi. Ma ogni bambino nato o non ancora nato, che la società considera inutile e che perciò rischia di essere ucciso è uno di noi. Speriamo che la scienza salvi Charlie. Comunque Charlie ci sta già dando una grande mano per ricostruirne una cultura della vita e salvare molti bambini.

Carlo Casini

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