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SOCIAL FREEZING: GLI UOMINI ISTRUITI NON “S’IMPEGNANO”

By: giovane

Una ricerca dell’Università di Yale sostiene che un numero sempre maggiore di donne si strugge per trovare un partner e per preservare la propria fertilità, congelando gli ovuli, non per motivi medici ma per motivi sociali.

Pare che tali difficoltà siano più evidenti nei paesi in cui più donne sono andate all’Università. I ricercatori hanno intervistato 150 donne riguardo al motivo che le aveva indotte a congelare i propri ovuli, di queste il 90% ha risposto che non riusciva a trovare un partner adatto.

La professoressa Marcia Inhorn sostiene che i dati della ricerca confutino l’opinione comune secondo la quale siano proprio le donne, specialmente quelle laureate, con le loro ambizioni di carriera, la causa di questo differimento. In base a quanto espresso al Meeting Annuale della European Society of Human Reproduction and Embriology (ESHRE), conclusosi a Ginevra lo scorso 5 luglio, esse cercherebbero, piuttosto, di prolungare il più possibile la loro fertilità, oltre il termine naturale, solo perché single.

Come già annunciato nel marzo scorso a Roma dal professor Pasquale Patrizio, le difficoltà sembrano diventare sempre più concrete. Secondo la professoressa Inhorn, infatti, non ci sono abbastanza uomini istruiti per questa categoria di donne.

In Europa il disequilibrio è già presente nelle università. Basti pensare che in Gran Bretagna, secondo l’Higher Education Statistic Agency, nell’anno accademico 2015-2016, il 56% degli studenti era costituito da donne e il 44% da uomini. In Italia, nello stesso anno, la situazione non era molto diversa: secondo il Servizio Statistico del MIUR, gli immatricolati erano costituiti per il 55,2% da donne e per il 44,8% da uomini.

Adam Balen, presidente della British Fertility Society, ritiene che ci sia stato un “grande shift” nella società anglosassone rispetto al passato e avverte: << Congelare gli ovuli per una gravidanza futura non è una decisione da prendere alla leggera…la tecnologia del freezing ha fatto grandi progressi ma non garantisce di avere un figlio in futuro nella vita>>.

Nel centro romano Alma Res, dove è stata eseguita la prima fecondazione eterologa in Italia, dalle 10 pratiche di crioconservazione del 2016 si è passati alle 20 di metà 2017. In molti casi si tratta di donne con più di 37 anni, limite di età consigliato per il congelamento perché, come ricorda Andrea Borini, responsabile scientifico della clinica Tecnobios di Bologna, << Molto dipende dall’età in cui congeli…se lo fai a

25 anni puoi arrivare a conservare anche 15-20 ovociti e la probabilità di restare incinta può salire all’80%>>.

Dopo aziende come Facebook ed Apple, oggi persino il Ministero della Difesa USA finanzia l’egg freezing per le proprie dipendenti. Similmente, facendo leva sulle maggiori probabilità di avere una gravidanza e sul risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale, Borini sostiene che in Italia tale tecnica debba essere finanziata dallo Stato.

Solitamente essa è condotta in regime di day surgery, con un colloquio seguito da esami di laboratorio. Dopo aver valutato il profilo ormonale della donna si procede con un’ecografia trans vaginale, volta alla conta dei follicoli e alla misurazione delle ovaie. Al termine di tali valutazioni si decide il protocollo di stimolazione ormonale, per poi recuperare un adeguato numero di ovociti maturi, che verranno depositati in azoto liquido, a – 196°C, nella banca del centro. Il problema è che riuscire ad avere una gravidanza non significa necessariamente avere un bimbo in braccio. Per quanto tutta la procedura possa essere eseguita nel modo più indolore possibile, è difficile preparare una madre a questo, come si evince dalle numerose polemiche che ha sollevato il post di Brigitte Adams:<< Mi avevano detto che ero incinta. Due giorni dopo l’embrione era morto. E non avevo più uova con cui riprovare né l’energia per rifarlo. Sono in lutto per la perdita di un bambino, ma anche perché ho perso la possibilità di avere un figlio biologico>>.

Intanto il numero di donne che ricorre al social freezing continua ad aumentare e alla luce dei dati raccolti dall’Università di Yale, s’insinua il sospetto che si tratti solo della conseguenza di un grave congelamento dei rapporti umani, specialmente quando la professoressa Inhorn afferma:<< Le donne si sono lamentate dell’assenza di uomini nella loro vita e vedono il congelamento degli ovociti come un modo per prendere tempo mentre continuano, online, a cercare un partner disposto a impegnarsi>>.

M.E.

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