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Autodeterminazione e disposizioni anticipate di trattamento

By: giovane

Si intende offrire un breve schema riepilogativo ed esporre quello che, a mio parere, è il cuore del disegno di legge 8 (articoli 1 e 3) recante “norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”, meglio conosciuto come “DAT”, approvate alla Camera ed attualmente in discussione al Senato.
Ratio del DDL è il principio di autodeterminazione, così come sviluppato nella giurisprudenza degli ultimi anni.
Riferimento costituzione è l’articolo 32 della Costituzione che, quando la Costituzione fu elaborata ed entrò in vigore, era stato concepito per evitare che qualsiasi persona potesse essere sottoposta ad un trattamento medico o sperimentale senza il suo consenso. Fresco era il ricordo delle sperimentazioni avvenuto nei campi di concentramento nazista.
Caratterizza il disegno di legge il cambiamento di paradigma: al modello di beneficenza, espressione della medicina ippocratica secondo cui il medico ha sempre e comunque il dovere di salvare la vita del paziente e non può mai dare la morte, si sostituisce il principio di autodeterminazione / autonomia personale radicale. Il paziente sa cosa è salute e cosa è malattia per lui, sa cosa costituisca terapia e cosa non lo sia, decide il dichiarante; e non il medico, detentore di una sapienza o quantomeno di un arte, Il medico deve limitarsi ad eseguire le sue direttive vincolanti, è tenuto a rispettare la sua volontà di rifiutare un trattamento medico
(articolo 1, comma III). Al principio di indisponibilità del corpo si sostituisce il diritto personalissimo di disponibilità assoluta sul proprio corpo .Cosa significa accettare, senza temperamenti il principio di autodeterminazione, assumerlo a principio fondamentale dell’ordinamento? E possibile limitarlo ai soli malati terminali? A mio parere, non si possono eludere le considerazioni di Ludwig Minelli. Il fondatore di Dignitas , nota organizzazione svizzera che propugna il suicidio assistito: “ Se accettate l’idea dell’autonomia personale , non potete stabilire condizioni secondo cui godano di questo diritto solo i morenti” . Forse però occorre andare oltre, fino in fondo: Il principio
di autonomia personale può limitarsi ai soli malati, ai soli pazienti o non dovrebbe valere per tutti i consociati?
Lo stato non dovrebbe approntare procedure e strumenti per consentire a chi, per le più svariate ragioni, sia stanco di vivere, di darsi la morte? Non dovrebbe essere punito chi salva un suicida, che con quell’atto manifesta, in modo chiaro la sua determinazione a non volere più vivere’? Come sostengono alcuni filosofi l’atto più libero e più umano non diventerebbe il suicidio? Portata all’estreme conseguenze la libertà, svincolata dalla verità e dall’ancoraggio al “, dato ” a quella realtà che precede e ci è data si rovescia nella morte.
Nel mondo giuridico, gli strumenti propri dell’autonomia personale sono i contratti, il testamento, le donazioni.
Quando i mezzi di comunicazione si riferiscono alle dat, non a caso parlano di testamento biologico e lo stesso linguaggio del disegno di legge sembra mutuato dalla disciplina testamentaria. Il testamento, infatti è l’atto personalissimo, sempre revocabile, con cui si dispone, per il tempo in cui si è cessato di vivere, in tutto o in parte della destinazione del patrimonio e / o si dettano disposizioni a carattere non patrimoniale,
Da notare il soggetto non fornisce indicazioni, orientamenti, non esprime preferenze, ma dispone. Veramente, possiamo disporre di noi stessi, del nostro corpo, della nostra salute, come se fossero una nostra proprietà, come si decide di una somma di denaro, di un appartamento, di un quadro?
Ancora, come nel testamento esistono le disposizioni così dette fiduciarie in base a cui il testatore istituisce erede testamentario un soggetto che, con un atto pattizio, si impegna a trasferire quanto ricevuto ad un terzo.
Così nelle dat, il dichiarante può indicare una persona di sua fiducia che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con medico e struttura sanitaria. Entrambi l’erede apparente, destinatario della disposizione fiduciaria, e il fiduciario sono legati al testatore da un rapporto di fiducia.
Lo schema delle dat è semplice: ogni persona maggiorenne, capace di intendere e volere, anche in
previsione di una futura incapacità di autodeterminarsi, dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche, può esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, ivi comprese nutrizione ed idratazione.
Primo problema: chi è capace di acquisire le adeguate informazioni mediche? Sottolineo non generiche, ma adeguate Un medico, forse, un soggetto onnisciente. Chi inoltre, le fornisce? Da dove si ricavano? Certo la legge tradisce una notevole astrattezza Un conto è essere affetti da una patologia e ricevere dal medico curante gli opportuni chiarimenti, un altro disporre per il futuro.
Il paziente, già oggi, esprime in relazione a qualsiasi atto medico un consenso che è personale, reale ed attuale, con le dat è possibile un consenso per così dire futuro ed ipotetico. Cosa succede, per esempio, se nelle dat redatte, a notevole distanza di tempo, si è espressa la volontà di non essere rianimati e poi, nel momento cruciale si è cambiato idea, ma ci si trova nell’impossibilità di manifestare un diverso convincimento?
Il sanitario è tenuto, comunque, a rispettare la volontà espressa nella disposizione.
La legge pone una facoltà, non un obbligo, ma appare chiara la linea, con un rischio di abbandono dei soggetti più deboli che non possono manifestare o modificare la loro volontà. Si passa da un modello in cui “in dubio pro vita” (nel dubbio si sceglie la vita), ad un altro in cui in” dubio pro morte”. (Nell’incertezza, per paura
dell’accanimento terapeutico, si sceglie l’abbandono). .
Continuando nella descrizione del modello: Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa del
paziente di rifiutare o rinunciare al trattamento sanitario, con il solo limite della violazione di leggi, dei principi dell’ordinamento, del codice deontologico. Di fronte a questa scelta, il medico non ha obblighi professionali ed è esente da responsabilità.

Nelle situazioni di emergenza il medico e i componenti dell’equipe sanitaria debbono assicurare le cure necessarie, rispettando, ove possibile, la volontà del paziente.
Da segnalare, infine, il comma VIII ed il comma IX dell’articolo 1.
Il tempo della comunicazione tra medico e paziente è considerato tempo di cura: (Comma VIII).
Ai sensi del comma IX, le strutture pubbliche, ma anche quelle private sono chiamate a garantire che i principi della legge siano attuati, i pazienti siano informati ed il personale, adeguatamente, formato: ciò significa che anche cliniche od ospedali creati e sostenuti da associazioni, enti, Università che si ispirino ad una visione personalista dell’essere umano o non considerino nutrizione e idratazione trattamenti medici o siano contrarie a pratiche eutanasiche, dovrebbero adeguarsi.

Haxen

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