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Giulia e Filippo: una coppia che ha detto “si alla Vita”

By: giovane

Giulia ,24 anni, italiana, si è presentata al nostro Cav di Genova accompagnata dal suo compagno, Filippo, anni 30 , nazionalità bulgara.

Giulia è incinta di poche settimane, è contenta della gravidanza, ma preoccupata per la precarietà della situazione che vive: Giulia e Filippo hanno un passato di tossicodipendenza, si sono conosciuti in una comunità nella quale hanno superato il loro problema e sono usciti con l’intento di vivere insieme.

Da diversi mesi la coppia è senza fissa dimora: dormono sui treni fermi alla stazione, si lavano nei centri della Caritas e mangiano presso diverse mense allestite per i poveri in città.

Sia Giulia che Filippo vogliono dare una svolta alla loro situazione e per questo si stanno muovendo con grande determinazione rivolgendosi a diversi enti assistenziali, in particolare la Caritas e la Comunità di Sant’ Egidio.

Il Cav decide di fare una riunione con un rappresentante di questi enti al fine di creare una collaborazione per risolvere la situazione della coppia, soprattutto in vista della nascita del bambino.

La prima criticità di cui il Centro si occupa è quella abitativa: riusciamo a trovare un bilocale vuoto, lo arrediamo con mobili ed elettrodomestici di seconda mano, ci occupiamo della redazione del contratto e degli accordi con il proprietario.

Nell’ allestimento della casa interviene anche la Caritas che aiuta la coppia con un progetto di “adozione in vicinanza” e seguendola nell’allacciamento delle utenze e nel trasporto dei mobili.

Il Centro stanzia anche un aiuto economico per il vitto nel periodo estivo , in occasione della chiusura delle mense, e nel periodo precedente all’insediamento nella nuova casa.

Al momento della nascita del bambino il Centro, oltre a fornire il consueto corredino, procura anche il necessario per il bambino e stanzia una somma mensile che viene erogata per 6 mesi.

La Comunità di Sant’Egidio aiuta Filippo nella redazione di un curriculum vitae al fine della ricerca di un lavoro e gli fornisce alcuni contatti che gli permettono di trovare alcuni lavori occasionali.

Per quanto riguarda le istituzioni pubbliche, Giulia è molto restia a rivolgersi ad una assistente sociale: la sua diffidenza è dovuta alle esperienze traumatiche vissute da bambina: abbandono, ripetuti affidi, soggiorni in comunità e adozione.

La volontaria del Centro la convince ad avere fiducia e l’ accompagna per il primo colloquio presso l’ATS di zona.

Nel frattempo la gravidanza è proseguita bene, i necessari controlli medici sono stati fatti regolarmente e il bambino nasce senza alcun problema: Giulia lo allatta senza difficoltà e il Centro provvede a mandare presso l’abitazione della coppia una infermiera pediatrica per i necessari consigli sulla cura e l’igiene del bambino.

Giulia ha anche alcuni colloqui con una psicologa volontaria del Centro al fine della valutazione della sua capacità di accudimento e delle sue reazioni alla maternità, il tutto con esito molto positivo.

Infine la coppia viene aiutata a ristabilire un contatto con i genitori adottivi che Giulia aveva lasciato durante l’adolescenza e presso i quali vive tuttora il suo fratello.

Viene così ricreato un tessuto familiare attraverso la festa del Battesimo , le festività natalizie e così via.

Giulia e Filippo vivono ormai da un anno nella loro casa, pagando regolarmente l’affitto e le spese e stanno progettando di traslocare in un appartamento più grande.

Filippo lavora abbastanza regolarmente e si dà molto da fare e Giulia a breve inserirà il bambino in un asilo nido gestito dalla suore, grazie all’intervento di un sacerdote, con il proposito di trovare se possibile una occupazione che le permetta di contribuire al bilancio familiare.

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