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Focus sulla realtà delle case di accoglienza

By: giovane

Sono tre anni che il Convegno dei Centri di Aiuto alla Vita viene anticipato dal Convegno delle Case di Accoglienza aderenti al MpVI. Anche al prossimo Convegno di Milano, giovedi 9 e venerdi 10 ottobre volontari e operatori delle Case si incontreranno per affrontare alcuni temi tra i quali :

“Il ruolo delle Case per le donne richiedenti asilo”, “Compiti e ruoli delle Case in base alle diverse tipologie”, “Ruoli e rapporti tra dipendenti e volontari”, “ Formazione dei dipendenti e dei volontari”, “Esperienze a confronto”. L’aver scelto di agganciare questa due giorni al convegno dei Cav è stato voluto sia per dare possibilità di partecipare ai volontari dei Cav per conoscere questa realtà con la quale spesso sono a contatto per cercare ospitalità per mamme in difficoltà, sia perché le Case devono sempre di più sentirsi accolte all’interno della grande famiglia del Movimento per la Vita. Per questo è previsto anche un intervento in plenaria il venerdì pomeriggio per parlare delle “ Modalità di relazione tra Case e Cav-MpV”. Le Case di Accoglienza sono una realtà concreta in difesa della Vita che si è sviluppata negli anni, aggiungendosi così alla vasta rete dei servizi del Movimento per la Vita (Centri di Aiuto alla Vita, S.O.S. Vita, Progetto Gemma, Culle per la Vita,ecc). Sorte le prime negli anni ottanta, si sono quindi diffuse ovunque da nord a sud della penisola. Le 40 Case di Accoglienza collegate al Movimento per la Vita, promosse e gestite da 25 Associazioni locali, nascono per dare una speranza a quelle mamme che, in attesa di un figlio, sono costrette ad allontanarsi dalla propria realtà d’origine per vivere la gravidanza e i primi mesi di vita del figlio in un contesto accogliente e familiare. Alcune Case accolgono anche donne non in gravidanza e vittime di violenza. I volontari dei Centri di Aiuto alla Vita hanno inizialmente operato aprendo con generosità le proprie abitazioni, ma con il tempo è emersa la necessità di creare delle strutture idonee che, senza perdere il carattere di accoglienza tipico dell’ambiente familiare, sapessero rispondere meglio alle peculiari esigenze delle mamme ospiti, sia per brevi periodi nelle emergenze, che per periodi più lunghi. Il 75% delle Case sono gestite direttamente dai Centri di Aiuto alla Vita, le altre da Associazioni, Fondazioni e da Cooperative sociali, nate con lo scopo specifico di gestire tali realtà, ma sempre in stretto collegamento con i CAV locali. Il 65% delle Case è ubicata in zone centrali della città, le rimanenti in periferia o in campagna. I posti letto disponibili per le mamme sono 344 distribuiti in camere a 1 o 2 posti con un bagno ogni due – tre posti letto. Altri 337 ambienti sono a servizio comune delle ospiti. I posti letto, riservati per gli operatori, sono 31. Il 40% degli edifici sono stati concessi in comodato gratuito da Diocesi o parrocchie, il 20% da Fondazioni o Enti pubblici o privati. Il 20 % sono in locazione, il 20% di proprietà dell’Associazione che gestisce la Casa. Nel corso del 2016 sono state registrate 245 presenze di donne con 295 figli. Nel corso della permanenza in Casa sono nati 43 bambini. Il 45 % delle donne è di nazionalità Italiana. Tra le straniere, provenienti da 39 Paesi, la maggiore presenza si è registrata per donne della Romania, Nigeria, Marocco e Albania. Per quanto riguarda l’età , il 45% sono di età compresa tra i 18 e 30 anni, il 51% oltre i 30 anni, il 3% tra 16 e 18 anni e l’1% fino a 16 anni. Le donne sono state inviate per il 66% dai Comuni e Provincie, il 7% dai consultori pubblici e dalle Asl, il 4% dai Cav – SOS Vita , il 10% dai Tribunali e Forze dell’Ordine, il 2% da altre Associazioni, l’ 3% dalle Caritas, dalle Parrocchie e dai Consultori di ispirazione cattolica,l’ 1% dai Centri Antiviolenza, il 7 % direttamente. Gli ingressi sono state 159 , le dimissioni 137. La permanenza media è stata per l’82% inferiore ad un anno. Nelle Case operano 531 persone, di cui 290 volontari, 7 religiose, 135 dipendenti, 21 volontari del Servizio Civile e 78 Consulenti. Con una media di 14 operatori per Casa. In alcune Regioni la legislazione locale, non riconoscendo l’opera del volontariato, seppur qualificato e con i necessari titoli, ha costretto all’assunzione di operatori causando un aumento dei costi di gestione con conseguente diminuzione di ospitalità gratuite. Nonostante tali difficoltà le Case hanno accolto, grazie ad offerte di privati, il 15 % delle donne senza copertura economica da parte degli Enti Locali. I ritmi e le attività delle Case ricalcano la vita familiare: le numerose volontarie aiutano le mamme nella preparazione al parto, all’ accudimento dei figli, all’apprendimento della lingua italiana e al disbrigo delle pratiche burocratiche per le straniere. Una rete di psicologi, assistenti sociali, medici,

educatori professionali,mediatori culturali offrono le loro competenze professionali secondo le necessità. Per ogni nucleo mamma-bimbo viene individuato un progetto personalizzato in accordo con i Servizi Sociali che mira al reinserimento sociale e lavorativo. L’opera dell’accoglienza si sviluppa infatti oltre il periodo della gravidanza, dando alle donne sostegno per l’inserimento al Nido del bambino, per la ricerca di lavoro, di un alloggio, nell’educazione dei figli, aiuto nel ricreare rapporti, quando possibile, con le famiglie o gli ambienti di origine. Alcune realtà hanno attivato cooperative sociali per l’avviamento al lavoro delle mamme, asili nido familiari, alloggi per ospitare le donne che escono dalla Casa in attesa di una sistemazione autonoma definitiva, percorsi di formazione di conoscenza di sé tramite l’apprendimento dei metodi naturali. Positiva è generalmente la collaborazione con i Servizi Sociali dei Comuni, le Questure, le Prefetture, gli Uffici del Lavoro, i Tribunali dei Minori, le Diocesi e le Caritas. Le Case di Accoglienza del Movimento per la Vita suppliscono ad una carenza di aiuto da parte dell’Ente pubblico nei confronti delle mamme in difficoltà per una gravidanza. L’Ente pubblico spesso è incapace di dare risposte concrete ed è da sottolineare che le risorse finanziarie sono scarse e quando vengono erogate riconoscono il bambino, come soggetto di tutela, solo quando è già nato e non già quando è nel grembo della mamma. Nell’anno 2016 i Comuni, le Asl o i Tribunali dei minori hanno inviato alle Case sempre meno donne in gravidanza privilegiando l’inserimento di donne, in maggioranza straniere, non incinte, vittime della tratta o di violenza o rifugiate. Questo fenomeno sta in alcuni casi snaturando la vocazione per cui sono sorte le Case di Accoglienza promosse dai Centri di Aiuto alla Vita.

ing. Roberto Bennati                                                                                                                                         Vice presidente Movimento per la Vita Italiano                                                                                                Con delega Case di Accoglienza

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