Le università a misura di mamme

By: giovane

Il diritto all’istruzione e il diritto allo studio sono diritti fondamentali e inalienabili della persona sanciti a livello internazionale dalla Dichiarazione universale dei Diritti Umani del 1948 all’art. 26, il quale al primo comma stabilisce che “ogni persona ha diritto all’educazione” e dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 all’art. 13, il cui primo comma riconosce il diritto di ogni individuo all’istruzione. Tali diritti sono altresì garantiti dalla nostra Carta costituzionale agli artt. 33[1] e 34[2], letti in combinato disposto con l’art. 3, comma 2, il quale in tema di uguaglianza sostanziale, prescrive la rimozione degli ostacoli di ordine economico sociale.

Il legislatore nazionale ha inoltre disciplinato la materia del diritto allo studio in relazione ad altro diritto fondamentale quale il diritto al lavoro, emanando diverse disposizioni legislative in merito, tra cui basti ricordare a titolo esemplificativo la L. 8 marzo 2000, n. 53 rubricata “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città” o l’art. 10 Statuto dei Lavoratori, che garantisce ai lavoratori studenti il diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi di studio e alla preparazione degli esami, esonerandoli dall’obbligo di fornire prestazioni di lavoro straordinario o durante i riposi settimanali, nonché la possibilità di fruire per i suddetti scopi di permessi giornalieri retribuiti.

Il nostro ordinamento giuridico assicura pertanto una tutela in materia di diritto allo studio e di diritto al lavoro, nel caso in cui lo status di studente coincida con lo status di lavoratore.

Tuttavia ci si chiede quali tutele sono accordate dall’ordinamento qualora lo status di studente coincida con quello di genitore e nello specifico nel caso in cui lo status di studentessa venga a coincidere con lo status di madre.

Com’è noto, la tutela alla maternità è garantita a livello costituzionale all’art. 31, il quale afferma cheLa Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.”

All’interno della nostra Costituzione si afferma inoltre che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore, ex art. 37, comma 1.  Il medesimo articolo costituzionale al secondo comma sancisce altresì che le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della essenziale funzione familiare della donna lavoratrice e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

Per quanto concerne invece la tutela per le studentesse madri, cui dovrebbe essere garantito il diritto allo studio e al contempo assicurata la protezione della maternità, sembra esserci nel nostro ordinamento giuridico un vero e proprio vuoto normativo.

La creazione di strumenti di conciliazione studio-maternità a tutela delle studentesse madri sono pertanto lasciati alla discrezionalità dei singoli Atenei, i quali sembrano essere ancora lontani dal creare un ambiente universitario effettivamente inclusivo e a misura di famiglia.

Tra gli strumenti di conciliazione attuati dalle università italiane, si segnalano quelli offerti dall’Ateneo di Cagliari, che ha attivato dall’anno 2015 una “tessera baby” rivolta alle studentesse in stato di gravidanza e agli studenti genitori di bambini fino ai dieci anni d’età. Tale tessera permette di usufruire dei parcheggi riservati all’interno dei poli universitari, di avere priorità nell’espletamento delle pratiche burocratiche presso la segreteria studenti e la possibilità di accesso gratuito al materiale dei corsi on-line.

Per quanto riguarda l’Università del Molise, risulta dal sito istituzionale che dall’anno 2015 è stato adibito all’interno dell’Ateneo a Campobasso un asilo nido dotato di fasciatoio, poltrone relax, giochi per bambini, testi e riviste specializzate, previsto dal progetto “UniVerso Mamma” realizzato dal Comitato Unico di Garanzia (CUG) dell’Ateneo e destinato alle donne in attesa e alle neo mamme, studentesse, docenti o amministrative presenti in Università. http://web.unimol.it/galleria2015/Apertura_nursery_UniVerso_Mamma_mar_15/default.htm

Un micro-nido per i bambini di età compresa tra i 13 mesi e i 36 mesi e un asilo che accoglie i bimbi tra i 13 mesi e i 6 anni di età sono stati allestiti all’interno del Politecnico di Torino, da quanto si apprende dal sito della suddetta università piemontese, il cui accesso è subordinato alla presentazione annuale di domanda di partecipazione a un bando pubblico. http://www.mappaservizi.polito.it/#/l1/a107,m171/s708

Altro servizio offerto per le studentesse madri da alcune Università, tra cui l’Università degli Studi di Torino, l’Università degli Studi di Bologna e l’Università degli Studi di Bari, risulta essere la possibilità di sospendere gli studi per maternità e il pagamento delle tasse universitarie per il relativo periodo. L’Università degli Studi di Catania offre invece alle studentesse con figli di età inferiore ai cinque anni l’esonero dal pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio, che ammonta a 140 euro e la possibilità inoltre di sostenere gli esami negli appelli straordinari e di partecipare a specifiche attività di supporto didattico. http://catania.liveuniversity.it/2013/10/22/mamme-universitarie-agevolazioni-e-sospensioni-a-favore-della-maternita/

Da ultimo, la singola studentessa incinta o madre di bimbi piccoli può rivolgersi al proprio ateneo e chiedere di poter usufruire di servizi che di regola sono riservati ad altre categorie. Si segnala inoltre che in Italia non esistono borse di studio o contributi economici ad hoc, specifici per la categoria di studenti genitori.

Se nel nostro paese le politiche di conciliazione studio-maternità sono quasi del tutto assenti, in altri paesi europei, quali ad esempio la Germania, la maternità, così come la paternità, non rappresentano invece un ostacolo allo studio, ma anzi sono adeguatamente supportate e sostenute attraverso una strutturata ed efficiente organizzazione presente all’interno delle Università, le quali promuovono all’uopo mezzi di conciliazione e numerosi servizi.

In Germania difatti le Università sono attrezzate per far fronte alle esigenze degli studenti con figli, affinché gli studenti siano posti nelle condizioni di poter frequentare le lezioni, sostenere gli esami e parimenti non trascurare la cura della prole.

I servizi di cui gli studenti genitori possono usufruire, frutto di politiche conciliative, sono posti in essere dai singoli Atenei, con l’ausilio degli “Studentwerk”, enti pubblici studenteschi e grazie anche a forme di partenariato pubblico-privato. Difatti gli Atenei possono avvalersi ad esempio di strutture a loro esterne quali asili nido o micro-nido con cui stipulano apposite convenzioni.

In Germania le istituzioni scolastiche e accademiche hanno recepito la consapevolezza che lo studio e l’avere in contemporanea dei figli a carico richiede per gli studenti genitori una dose maggiore di capacità organizzativa, di pianificazione e di elasticità, nonché l’abilità di ricercare un equilibrio fra lo status di genitore e quello di studente. Pertanto i servizi offerti dalle Università tedesche al proposito sono molteplici e ciò favorisce indubbiamente l’inclusione della categoria studentesca dei genitori, tanto che, in base a quanto si evince dal Report “La situazione economico-sociale degli studenti in Germania nel 2016”[3] (http://www.bmbf.de/pub/21._Sozialerhebung_2016_Hauptbericht.pdf ) pubblicato dal Ministero per l’Istruzione e la Ricerca tedesco, la popolazione studentesca universitaria nell’anno 2016 constava di una percentuale pari al 6%,  sicché vedere nelle aule universitarie tedesche bambini piccoli al seguito di studenti-genitori non è affatto un evento raro.

L’“Ufficio Famiglia” è la struttura ad hoc presente in ogni ateneo a cui gli studenti con figli possono rivolgersi per ottenere servizi di baby-sitting, asili nido, dopo-scuola, aeree gioco dotate di materiali per l’infanzia e fasciatoi, in cui poter affidare i propri figli alla custodia di personale qualificato per un determinato numero di ore giornaliere. (https://www.youtube.com/watch?v=fEscm8gISs4, https://www.youtube.com/watch?v=d9PAlm5O1CY) Inoltre i bambini figli di studenti possono usufruire quotidianamente di un pasto gratuito alla mensa universitaria e in alcune mense universitarie, come per esempio in quella dell’Università di Brema, è persino presente anche un’area gioco destinata ai bimbi. https://www.uni-bremen.de/familie/familiengerechte-hochschule/audit-familiengerechte-hochschule/ma%C3%9Fnahmen-und-angebote.html#&gid=lightbox-group-44784&pid=0

Lo sportello dell’Ufficio Famiglia offre inoltre una consulenza personalizzata tramite un tutor e incontri di formazione in cui la studentessa madre o lo studente padre riceve indicazioni e consigli sul proprio piano di studi, sulle agevolazioni economiche spettanti e sulle possibilità di poter trascorrere periodi di studio all’estero. Inoltre, nel caso in cui la studentessa o lo studente non dovesse riuscire a sostenere l’esame nel tempo concordato, può chiedere una proroga o alternativamente un piano sostitutivo.

Viene altresì garantito lo stesso trattamento anche agli studenti stranieri con figli che studiano negli atenei tedeschi, come gli studenti Erasmus o anche i ricercatori, ai quali l’Ufficio Famiglia mette a disposizione brochure informative tradotte in lingua inglese.

L’Ufficio Famiglia offre inoltre supporto legale e servizi informativi in materia di congedi familiari e contributi economici.

Il sistema sociale tedesco prevede infatti l’istituto del congedo parentale statale (Elterngeld), finanziato dal sistema fiscale federale, al fine di sostenere quei genitori che decidono di sospendere totalmente o parzialmente l’attività lavorativa nel periodo della cura e crescita dei figli.

In aggiunta, nel sistema di politica sociale tedesca è prevista, su richiesta, anche un’indennità per i figli (Kindergeld) erogata mensilmente, il cui ammontare nell’anno 2017 corrispondeva a 192 euro per il primo e il secondo figlio, a 198 euro per il terzo figlio e a 223 euro per ogni bambino nato successivamente.

La legge federale sull’assistenza alla formazione (BAföG) contiene inoltre una serie di norme speciali per le studentesse incinte e gli studenti con bambini, tra cui l’erogazione mensile di un contributo di 113 euro per il primo figlio e di un contributo di 85 euro per ogni ulteriore bambino, fino al compimento del decimo anno, con possibilità di proroga. (www.das­neue­bafoeg.de.)

Sul piano normativo, si evidenzia ancora che recentemente il legislatore nazionale, con la modifica della legge sulla tutela della maternità (Mutterschutzgesets), ha parificato a partire dal 1 gennaio 2018, lo status di studentessa a quello di lavoratrice.

E’ evidente pertanto il divario che intercorre tra il sistema di welfare tedesco e quello italiano in relazione alla tutela della maternità e al diritto allo studio.

In Germania, una studentessa incinta o con figli piccoli,- a cui viene parificato lo studente padre- può compiere la scelta di sospendere gli studi e dedicarsi esclusivamente alla cura dei propri figli oppure può anche scegliere di continuare il percorso di studi universitari senza dover rinunciare all’accudimento della prole, in quanto viene al proposito offerto supporto da un’efficace rete strutturale. Nel nostro Paese, di contro, tale scelta è di fatto ostacolata, giacché una studentessa nelle medesime condizioni non viene messa nelle condizioni di poter proseguire gli studi universitari e al contempo essere agevolata e supportata nella cura dei figli, in quanto, come visto, non sussistono sufficienti mezzi di conciliazione studio-maternità/paternità.

Tali politiche di conciliazione permetterebbero invece lo sviluppo di un modello universitario inclusivo, capace di garantire il diritto allo studio a tutte le categorie di studenti, comprese quelle di madri e padri, nonché potrebbero produrre anche come effetto indiretto, in determinati casi, quello di prevenzione dell’aborto, in quanto una maternità inattesa non verrebbe percepita come un eccessivo ostacolo alla propria formazione culturale. In questo modo, come già accade in altre realtà europee, si faciliterebbe la protezione della maternità in relazione al diritto allo studio, entrambi diritti contemplati dalla nostra Carta costituzionale, di cui, nonostante la loro importanza valoriale per l’intera società, si riscontra ancora oggi nel nostro paese una scarsa tutela effettiva.

Zoe

 

[1] Art. 33 Cost.: L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

E` prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

[2] Art. 34 Cost: La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

[3] https://www.bmbf.de/pub/21._Sozialerhebung_2016_Hauptbericht.pdf

 

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