“VITA CHE SPERA, SPERANZA CHE VIVE”
“VITA CHE SPERA, SPERANZA CHE VIVE”

Si è concluso a Padova il 25esimo seminario primaverile ‘V. Quarenghi’ del Movimento per la Vita italiano.

Una sessantina i giovani partecipanti alla tre giorni di formazione che quest’anno ha fatto tappa a Padova.

Si è tenuta a Padova, nel fine settimana dal 27 al 29 aprile 2018, la 35esima edizione primaverile del Life Happening ‘Vittoria Quarenghi’, seminario di formazione proposto dal Movimento per la vita italiano (Mpv) e destinato ai giovani dai 18 ai 35 anni. L’evento di quest’anno, dal titolo “Vita che spera, speranza che vive”, ha visto la partecipazione di circa una sessantina di giovani provenienti da tutta Italia. Questa edizione ha anche segnato i primi dieci anni di attività dell’Équipe Nazionale Giovani, avvenimento celebrato nella mattinata di domenica 29 aprile con l’incontro conclusivo presso lo Studio teologico della Basilica del Santo.

VENERDÌ 27: L’INTERVENTO DELLA PRESIDENTE DEL MPV E LA TAVOLA ROTONDA IN UNIVERSITÀ

L’evento ha preso il via nel pomeriggio di venerdì 27 aprile presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Padova. Dopo la relazione di Marina Casini Bandini, ricercatrice di Bioetica all’Università Cattolica di Roma, da poco eletta presidente del Movimento per la Vita italiano, sulle sfide di bioetica del 2018, che ha denunciato le pressioni culturali antropologiche che pongono il rischio di una disumanizzazione della società, si è tenuta la tavola rotonda dal titolo “La legge 194/1978 e le sue prospettive future”. Un’occasione privilegiata per fare il punto della situazione sui quarant’anni della legge che ha introdotto l’aborto nel nostro Paese. Per Assuntina Morresi, docente di Chimica fisica all’Università di Perugia e componente del Comitato nazionale per la Bioetica, una delle più gravi derive di questa legge sarà quella di «rendere l’aborto come un fatto privato, al contrario dei propositi iniziali della legge 194, che inquadrava l’aborto come fatto sociale». Mattia Ferraro, delegato per le attività internazionali del Unione Giuristi Cattolici Italiani ha invece trattato la questione dell’aborto in chiave giuridica e da una prospettiva internazionalistica, sottolineando in modo particolare «il crescente peso assunto dalla cosiddetta soft law», vale a dire le norme non giuridicamente vincolanti ma pur sempre capaci di esercitare una significativa influenza nella giurisprudenza del mondo occidentale; questioni di portata antropologica che possono mettere in crisi l’impianto della tutela dei diritti umani così come sono sempre stati intesi negli ultimi decenni.

SABATO 28: IL MESSAGGIO DEI GIOVANI MPV PER LA MORTE DI ALFIE EVANS, L’INCONTRO SU FAMIGLIA E GENDER E I LABORATORI

La giornata di sabato 28 si è aperta con la triste notizia della morte del piccolo Alfie Evans, avvenuta nella notte all’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool; un fatto in seguito al quale i giovani del Movimento per la Vita hanno rilasciato un comunicato in cui hanno espresso vicinanza a Kate e Tom, i genitori di Alfie, ribadendo la necessità di «far comprendere che in ogni esistenza umana, dal concepimento in qualunque circostanza, la dignità è sempre presente con la stessa intensità».

Quindi, al Collegio universitario ‘Gregorianum’, dopo i saluti di Bruna Rigoni Pozza, presidente della Federazione Mpv-Cav del Veneto e vicepresidente nazionale del Mpv, la quale ha ricordato che «la speranza dei volontari prolife non poggia sue illusioni ma sulla concretezza», è stato il turno di Giuliano Guzzo, sociologo e blogger, che ha individuato le fake news che oggi circolano frequentemente riguardo la famiglia. «La famiglia – ha dichiarato – non è in crisi, è ancora oggi un ottimo modello educativo e di amore; piuttosto è in crisi la società che non riconosce importanza alla famiglia, e una società senza famiglia, muore». Giulia Bovassi, filosofa e bioeticista, collaboratrice della Cattedra Unesco in Bioetica e Diritti umani, ha invece messo in guardia dai rischi del transumanesimo, una concezione antropologica «fondata sul mito del miglioramento che non riconosce la finitezza dell’uomo»; l’unica risposta possibile a questa deriva consiste nel «ripristinare il senso della vergogna, innescando al contempo la logica dell’accoglienza, del dono e della carità».

Infine, l’intervento di Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta, che ha messo a confronto due opposte e inconciliabili visioni, quella metafisica e quella esclusivamente materiale. «L’uomo – ha spiegato

– nasce metafisico; la nostra società è essa stessa fondata su basi metafisiche. Oggi invece prevale l’empirismo, un sistema in cui la ragione può cogliere solo cose materiali, mentre tutto il resto è considerato superstizione». È allora necessario «tornare a pensare in maniera metafisica, perché se non ci sono leggi morali e religiose, allora l’unica legge che rimane è quella del più forte».

Al termine dell’incontro si sono tenuti quattro laboratori con i giovani partecipanti su altrettanti temi di stringente attualità nell’abito della bioetica: l’obiezione di coscienza, il genome editing, l’utero in affitto e l’applicabilità e i limiti dell’autodeterminazione.

DOMENICA 29: LE CELEBRAZIONI PER I DIECI ANNI DELL’ÉQUIPE GIOVANI DEL MPV

La tre giorni del Seminario primaverile ‘V. Quarenghi’ si è conclusa nella mattinata di domenica 29 aprile presso la Sala dello Studio Teologico in Piazza del Santo. Un momento celebrativo per festeggiare i primi dieci anni di attività dell’Équipe Nazionale Giovani del Mpv, fondata nel maggio del 2008. Ai saluti di Irene Pivetta e Marco Alimenti, responsabili nazionali giovani Mpv e membri della giunta esecutiva del Mpv, hanno fatto seguito gli interventi di Giuseppe Grande, segretario generale Mpv, che ha sottolineato l’importanza di «fare della sfida della vita la prima sfida della nostra vita», di Leo Pergamo, responsabile nazionale giovani Mpv dal 2006 al 2015, che ha ribadito la necessità di «mettere insieme l’entusiasmo del giovane con l’esperienza dell’adulto» e di Tony Persico, proboviro nazionale Mpv, che ha ricordato come la gioia e la speranza debbano essere tratti distintivi del giovane prolife, perché «se fossimo volontari tristi, allora non saremo credibili».

Andrea Tosini