ADHD  QUANDO LA POVERTÀ È TRATTATA CON I FARMACI
ADHD QUANDO LA POVERTÀ È TRATTATA CON I FARMACI

Cos’è l’ADHD?
Il Disturbo da Deficit di Attenzione o dell’Iperattività è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo di
origine neurobiologica. Ci sarebbe inoltre una componente educativo-ambientale (genitori,
sicurezza del quartiere, ceto sociale) che interferirebbe con il normale sviluppo psicologico del
bambino. Concause potrebbero essere la cattiva alimentazione e la noia cronica. Basti pensare che
oltre 30 anni fa l’allergologo Feingold dimostrò che garantire ai bambini iperattivi una dieta priva di
additivi, coloranti ed edulcoranti migliorava il loro comportamento.

Come e quando si manifesta?
Solitamente si diagnostica in età scolare, quando il bambino si presenta distratto, impulsivo, con
difficoltà di apprendimento, incapace di stare fermo o rimanere seduto. Allo scarso rendimento nei
primi studi spesso si aggiungono frustrazione, scatti d’ira, atti di prepotenza, rifiuto da parte dei
coetanei e scarsa autostima, che possono persistere nell’età adulta.
Secondo uno studio condotto dal Milken Institute alla George Washington University, nel 2011 al
12% dei bambini e degli adolescenti Americani è stato diagnosticato l’ADHD, il 43% in più rispetto
al 2003. Dal 2002 al 2012 le prescrizioni di psicostimolanti come quelli utilizzati nel trattamento
dell’ADHD sono quintuplicate. Lo studio, che è stato pubblicato su Jama Paediatrics, ha preso in
esame 35.244 bambini nati nel 2007 e li ha seguiti fino al compimento degli 8 anni. Tutti i bambini
presi in esame potevano disporre solo delle cure più economiche a causa del basso reddito della
famiglia. All’età di 8 anni, quando di solito si studiano le frazioni e il sistema solare, a circa il 20%
di loro è stata diagnosticata una patologia psichiatrica.

Come si tratta?
Dinci Pennap e Julie Zito, della facoltà di Farmacia dell’Università del Maryland, hanno condotto
una ricerca sulle diagnosi di ADHD, disturbi dell’apprendimento, disturbi d’ansia, depressione e
spettro autistico. L’ADHD è risultata la diagnosi più comune nei minorenni e gli psicostimolanti, in
particolare il metilfenidato, i farmaci prescritti più frequentemente per tale disturbo, soprattutto per i
bambini di basso ceto sociale. Questi dati sono in accordo con i risultati di altre ricerche precedenti,
come quelle condotte dall’Università della Columbia e di Rutgers. Tali studi, pubblicati nel 2009,
hanno dimostrato che i bambini più poveri sono stati trattati con farmaci psicostimolanti in un
numero di casi 4 volte più alto rispetto ai bambini che dispongono di un’assicurazione sanitaria
privata e spesso per condizioni patologiche meno gravi di quest’ultimi.

In Gran Bretagna i casi di ADHD in età scolare sono passati dall’1% degli anni ’90 al 5% del 2017
e con essi si è verificato un significativo aumento delle prescrizioni di psicostimolanti. In Germania
la somministrazione di dosi giornaliere per l’ADHD è passata da 10 milioni nel 2008 a 53 milioni
nel 2008. In Italia, Francia e Spagna la crescita è stata più lenta, anche grazie a leggi più restrittive
riguardo alle prescrizioni farmacologiche. In ogni caso siamo ben lontani dalla predilezione per una
terapia psicologica che coinvolga anche genitori e insegnanti.

Perché l’ADHD è in aumento?
L’ipotesi più accreditata è finemente rappresentata nel docu-film di Stella Savino “ADHD Rush
Hour”, ovvero “l’ora di punta”. La regista mette in evidenza come la percezione della malattia nei
Paesi Anglosassoni sia molto alta, non ancora nei Paesi del Mediterraneo, come l’Italia e la Spagna.
Questo indicherebbe che la “rush hour” della società liquida sempre in movimento, sempre pronta a
nuove competizioni, a ritrasformarsi e riadattarsi, in Italia, per ora, non è così accentuata. Ma se da
un lato nei Paesi come il nostro resistono i fattori protettivi dell’attenzione sociale alla famiglia e
alle prescrizioni farmacologiche, dall’altro il numero di nuovi casi e la somministrazione di
psicostimolanti sono comunque in aumento.

È giusto trattare farmacologicamente un comportamento?
La Dottoressa Pennap sostiene che se un bambino non va bene a scuola, spesso è trattato
farmacologicamente perché abita in una casa in cui i genitori fanno 3 lavori e non c’è la possibilità
di indagare le cause sottostanti un tale comportamento né le opzioni non farmacologiche. Quello
che la preoccupa di più è che i pazienti hanno cuore, encefalo e fegato piccoli e non è possibile
sapere l’impatto che questi potenti farmaci, usati anche nel disturbo bipolare dell’adulto, hanno
sulla fisiologia dei bambini.
Non sempre il comportamento irrequieto di un bambino può essere attribuito a un difetto
neurologico o biochimico, specialmente quando si vive in una società che propone
obbligatoriamente sistemi educativi standardizzati, dove i bambini mangiano sempre più
frequentemente cibi fast food a basso costo, patatine confezionate e bevande ricche di zucchero,
annegano nella noia e dimenticano la vita all’aria aperta.
Il Professor Peter Conrad, della Brandies University, negli USA, riferendosi all’ADHD e agli attuali
metodi diagnostici, avverte: “Chiamatela un piaga economica e culturale, non propriamente
medica”; e invita a valutare bene le varie opzioni terapeutiche in base ai singoli casi perché: “Un
giorno, fra 50 anni, potremmo trovarci a dover guardare indietro e chiederci che cosa abbiamo fatto
a questi bambini?”.

 

Mara Citro