Il 35° Life happening visto da un “veterano”
Il 35° Life happening visto da un “veterano”

Iniziare a raccontare un’esperienza così coinvolgente e piena è sempre
difficile. Parto dal presentare chi l’ha vissuta ovvero il sottoscritto. Mi chiamo
Francesco Telli e sono un ragazzo di 21 anni nato a Viterbo, anche se nel
corso degli anni mi sono trasferito per gli studi universitari presso la Facoltà di
Farmacia all’Università degli studi di Perugia, dove frequento il secondo
anno. Spero che chi legga queste parole mi abbia conosciuto in almeno una
delle mie esperienze al Quarenghi dove ho collezionato ben sei presenze.
Invece, per gli altri che non mi conoscono proverò ad essere mezzo di
testimonianza di quelli che sono i giorni che attendo di vivere una volta
l’anno. Quando ho iniziato la mia avventura al Quarenghi 2013 avevo 16
anni, ero poco più che un ragazzino. Non dimenticherò mai come mi venne
proposto il seminario: il mio migliore amico, mentre stavamo facendo attività
di volontariato in parrocchia, mi disse che suo padre (un membro del
Movimento per la Vita viterbese) gli aveva proposto una vacanza in cui si
sarebbero dovute seguire delle conferenze a tema bioetico in posto di mare
talmente bello da sembrare da cartolina (quell’anno Maratea). Io partii con lui
ed un altro amico e ci trovammo catapultati in una realtà completamente
nuova di cui non conoscevo praticamente niente. Il mio primo Quarenghi mi
rivoluzionò la vita. Esatto, potrebbe sembrare una frase fatta ma veramente
cambiò la mia persona in un modo tale che neanche io so bene spiegare
ancora oggi. Conobbi persone da tutta Italia e subito dopo il primo giorno
sembravamo conoscersi da anni, come se fossimo cresciuti e avessimo
vissuto sempre insieme. Ovviamente mi innamorai anche delle tematiche
affrontate durante il seminario. La bellezza della vita nascente mi colpì subito,
soprattutto la possibilità di eregermi a suo paladino in un mondo deve questo
valore sembra essere oscurato, come il sole in una giornata di tempesta.
Questo sentimento nascente ha portato me e i miei compagni di viaggio a
provare appena tornati a Viterbo a provare ad essere esempi per i nostri
amici, ovviamente con tutte le difficoltà delle nostre età adolescenziali. Dopo
il primo Quarenghi sono tornato altre 5 volte:
– Quarenghi 2014 a Scalea
– Quarenghi 2015 a Maratea
– Quarenghi 2016 a Cetraro
– Quarenghi 2017 a Maratea
– Quarenghi 2018 a Maratea
Se vi state chiedendo se conosco Maratea a memoria la risposta è più che
affermativa. Una persona su tutte, mia madre, mi chiede sempre ogni anno

ogni qualvolta si è al limite possibile d’iscrizione (perché sono la classica
persona che si iscrive sempre all’ultimo) perché voglio andare e perché
magari non vado con altri amici in qualche isola greca sperduta a
stravaccarmi tutto il giorno. La risposta più immediata che mi viene in mente
è una sola e non cambia mai:” Perché lì sto bene”. Andare al Quarenghi mi
rende felice e questo a mia madre basta, e anche il fatto che l’ambiente è
“tranquillo” la rassicura, ma questa è un’altra storia… Dire che mi trovo bene
è troppo generico per far capire cosa mi spinge a tornare. Proverò a
spiegare. Innanzitutto l’ambiente mi esalta. Infatti, non sono riuscito mai a
trovare un ambiente dove si riuniscano così tante persone, o meglio ragazzi
della mia età, quindi non uomini e donne che hanno esperienze di vita
lontane dalla mia, ma adolescenti e ventenni che condividono il mio ideale:
l’amore senza timore per la Vita. Questo sentimento viene coltivato e
annaffiato come fosse una pianta da un’Equipe Giovani. Ripeto Equipe
Giovani. Ragazzi come me, come gli altri partecipanti del Quarenghi, con
alcuni dei quali ho stretto un rapporto di profonda amicizia, segno che proprio
la gioventù è servizio della Vita nascente. L’importanza dei temi trattati, ma,
soprattutto di chi li tratta è imprescindibile. Infatti, sapere di trovare relatori
che ogni conferenza riescono a insegnarti con semplicità una nuova nozione
è un motivo che mi spinge a tornare. Occorre dire che quest’anno il livello
medio delle conferenze si è alzato in maniera quasi esponenziale. Dal primo
giorno, in cui ad aprire i balli è stato Giuseppe Ansani con “Perché difendere
la vita nascente è una sfida da giovani” all’annuale e immancabile conferenza
dall’Equipe Giovani sulla loro esperienza persona, ho assistito ad uno
spettacolo della cultura bioetica, perché altrimenti non può essere definito. In
particolare sono rimasto molto legato a due figure che hanno acceso in me
un desiderio di vita che non sentivo da molto: Jor-El Godsey, Presidente di
Heartbeat International; Gigi De Palo, Presidente Nazionale del Forum delle
Associazioni Familiari. Due personalità che mi hanno veramente lasciato un
segno nel cuore tramite “il semplice racconto” delle loro esperienze personali.
Di loro mi ha, inoltre, colpito la semplicità con cui si sono resi disponibili ad
uno scambio di battute col sottoscritto dopo la conferenza; soprattutto Jor-El
che ha cercato di rispondere ad ogni nostra domanda anche rispondendo al
nostro inglese stentato e pieno di errori. Ma non solo loro si sono fermati ad
avere un confronto post-conferenza con i ragazzi, un’altra chicca che questo
seminario regala è il fatto che la quasi totalità dei relatori danno l’occasione di
poter parlare con loro della propria conferenza. Sono stato contento di aver
potuto godere di queste possibilità e non averle sprecate come in altri anni in
cui purtroppo l’ho fatto. Perché un altro aspetto vitale del Quarenghi è la
crescita personale che regala. Alla mia persona, soprattutto, ha dato la
fortuna di confrontarmi molto con me stesso facendomi chiedere cosa io stia

combinando della mia vita. I momenti di riflessione personale sono spesso
affrontati durante i gruppi di lavoro. Ognuno di essi è vario, nel mio si è
parlato più dell’aspetto tecnico delle conferenze, in altri si affrontano la
propria personalità, le proprie paure e fragilità e vengono valorizzate le
proprie qualità. Un altro motivo per cui il Quarenghi è un’esperienza da non
perdere. Infine, il terzo motivo per cui amo tornare ogni anno è la possibilità di
conoscere una miriade di persone provenienti da tutta Italia. Basti pensare
che io vengo dal Lazio e che ho conosciuto e stabilito relazioni molto
profonde, oserei dire quasi fraterne, con ragazzi e ragazze dall’Umbria, dal
Veneto e dalla Sicilia soprattutto, senza ovviamente tralasciare i giovani di
Toscana, Marche, Molise (che effettivamente esiste), Calabria, Abruzzo,
Sardegna, Piemonte, in particolare, oltre al resto delle regioni italiane
ovviamente. Queste sono persone con cui ho condiviso momenti al mare,
serate in spiaggia a ballare oppure perdere la voce ai giochi a squadra o
magari cantando al karaoke. Segno che questo non è solo un seminario ma è
anche una vacanza in cui ci si diverte a non finire. Adesso che scrivo il
Quarenghi è finito, ma come ho capito quest’anno in un laboratorio molto
particolare, la missione dei suoi partecipanti è appena iniziata: diffondere la
Cultura della Vita. Portare, cioè, la nostra forza, che ha avuto la sua sorgente
in un paesino sperduto della Basilicata sul mare, a tutta Italia dalle pianure
del Nord al mare del Sud, dalle grandi città ai piccoli borghi sperduti. E
ovviamente cercare di incontrarsi per rivivere la gioia delle esperienze vissute
e continuare a vivere a bellezza dello stare insieme. Perché il Quarenghi non
dura una settimana ma tutta una VITA.

F.T.