Testimonianza di Clelia e Veronica al 35° Seminario Quarenghi 2018.
Testimonianza di Clelia e Veronica al 35° Seminario Quarenghi 2018.

Cari lettori, oggi proponiamo alla vostra attenzione due bellissime testimonianze rilasciate da Clelia Tanda e Veronica Mameli, entrambe cagliaritane, sulla loro partecipazione al 35° Life Happening «Vittoria Quarenghi» tenutosi a Acquafredda di Maratea dallo scorso 29 luglio al 5 agosto.

Veronica Mameli di Cagliari, dottore di ricerca in diritto del lavoro, operatrice C.A.V. (Centro di Aiuto alla Vita). Leggiamo cosa ci racconta.

Quale è stato il motivo che l’ha spinta a partecipare al Quarenghi estivo 2018?

I motivi sono molteplici. Innanzitutto, vorrei premettere, non è il primo seminario a cui partecipo ma è il quinto, tre estivi e due primaverili, per cui so bene che ogni volta che vado al Quarenghi ritorno poi arricchita di nuove conoscenze, di rapporti fra noi partecipanti che nascono o si consolidano, grata per una formazione su tematiche delicate e importanti che posso ricevere da un’esperienza che definirei unica nel suo genere, in una cornice di luoghi meravigliosi.

Già accennava alla ricchezza dei contenuti e i rapporti con le persone. Ci può raccontare quest’anno che argomenti l’hanno particolarmente colpita e come ha interagito con i giovani presenti?

Certo, molto volentieri. Mi ha colpito la tematica del “Genome editing”, trattato all’interno della scuola di Bioetica dalla prof.ssa Assuntina Morresi, perché di questo non ne sapevo praticamente nulla e le implicazioni etiche che possono derivare dalla manipolazione del DNA umano.

Mi è piaciuta anche la testimonianza di Gigi de Palo, padre di cinque figli e presidente del Forum nazionale delle Associazioni Familiari, perché accanto alla figura della madre, di cui il Movimento per la Vita si è sempre occupato, quella del padre a mio avviso nella nostra società è sempre più trascurata. E’ bello quindi che si dica che fare il padre oggi sia affascinante e allo stesso tempo fondamentale e che si testimoni che il matrimonio possa essere sì una sfida difficile, presentandolo per quello che è, in modo realistico e non edulcorato, ma al contempo un cammino bello, che porta a far sì che la famiglia sia davvero un luogo di accoglienza per tutti, anche per un figlio Down.

Molto toccante per me è stata anche la storia personale di Jor El Godsey, Presidente dell’Associazione Heartbeat International, perché ci ha parlato a cuore aperto del suo cambiamento di vita, degli errori del passato e di come oggi stia facendo della sua vita un servizio per la Vita.

Infine, un particolare apprezzamento secondo me va all’intera scuola di Bioetica e nello specifico, da operatrice, ho piacevolmente ascoltato i consigli saggi, ricchi di esperienza di Bruna Rigoni, presidente di Federvita Veneto e di Claudio Larocca, il più giovane presidente CAV d’Italia e operatore, che con sorpresa ha ribaltato completamente in me l’idea preconcetta che un uomo non fosse poi così adatto a parlare con una donna in dubbio se abortire o meno. All’interno della scuola di Bioetica poi avrei volentieri continuato ad ascoltare per ore le parole di Pino Morandini, vice-presidente del Movimento per la vita che ha ripercorso la storia del Movimento per la Vita, fornendoci un affresco storico e giuridico.

Secondo lei le attese finali son state quelle previste, si poteva far qualcosa di meglio o no?

Devo dire che conoscendo l’essenza del Quarenghi, ogni volta parto libera da particolari aspettative perché già so dentro di me che quello che vado a ricevere sarà sempre di più di quello che mi sarei potuta immaginare, oltre ogni mia eventuale aspettativa.

Testimonianza di Clelia Tanda.

Clelia Tanda, 21 anni, vorrebbe fare l’assistente sociale, e da quest’anno si iscriverà all’Università degli studi di Cagliari. Attualmente assiste una signora anziana e a volte fa la baby sitter.

Questo per lei è il primo anno che partecipa al Quarenghi.

Per lei è la prima esperienza al Quarenghi?

Si, per me è il primo anno che partecipo al Quarenghi e devo ammettere che mi è piaciuto e interessato moltissimo. Ho scoperto questa bellissima iniziativa grazie a una ragazza che ci aveva già partecipato diverse volte. Sono andata a curiosare il programma nel sito del Movimento per la vita, per leggere gli argomenti che si sarebbero trattati, e non nascondo che mi hanno subito conquistata. In quel momento ho capito che forse c’era qualcosa per me in quel luogo un po’ sperduto, e che, soprattutto, era volontà del Signore che io partecipassi al Quarenghi. E questo mi è stato confermato durante la mia permanenza ad Acquafredda di Maratea.

Se dovesse capitare l’opportunità ripeterei senza dubbio questa esperienza.

Cosa le ha affascinato di piu’ del luogo?

L’albergo in cui alloggiavamo, nella frazione di Potenza, Acquafredda di Maratea, era arroccato sulla roccia e si affacciava sul mare, con un affascinante panorama, un po’ mi ricordava la mia amata Sardegna.

Con il mare vicino mi sento sempre a casa, come se fossi in luogo familiare.

Essendo la sua prima esperienza cosa mi può dire sui contenuti e sul rapporto con gli altri ragazzi provenienti da tutta Italia?

Per il rapporto con i giovani, anche io, come altre ragazze qui presenti vengo da esperienze fatte ad Assisi a contatto con giovani provenienti da tutta Italia.

Di primo impatto mi ha colpito la conferenza di Assuntina Morresi, sui due casi recenti di eutanasia dei bambini Chiarlie e Alfie.

Molto impatto emotivo hanno avuto le due esperienze personali, la prima di Jor-El Godsey, presidente dell’associazione Heartbeat International, di come sia arrivato a lottare per la vita, e per il fatto che abbia dato grande speranza per stare dalla parte della vita.

La seconda, di Gigi de Palo, Presidente del forum delle Associazioni famigliari, che ha messo in evidenza un argomento di cui si parla poco, quello della paternità, di come la vive lui nella sua famiglia, essendo padre di cinque figli. Di come l’ha vissuta da figlio. E perché ha detto, con parole semplici, quanto sia bello sposarsi e creare una famiglia, anche oggi, nel 2018. Questo mi ha fatto esplodere il cuore di gioia.

Rispetto alle sue attese iniziali, gli argomenti hanno risposto bene, sono stati esaustivi? C’era secondo lei qualcosa che poteva essere migliorata?

Devo dire che nel complesso mi è piaciuto tutto anche se io, se posso permettermi un suggerimento avrei lasciato più spazio al dialogo tra i giovani sulle tematiche esposte.

Avevamo i tempi molto scanditi, e non ho colto l’occasione nei momenti liberi di confrontarmi con molte persone. Magari per la prossima volta cercherò di avvicinarmi di più agli altri ragazzi per parlare dei vari argomenti.

Claudio Castaldi