“Passaggio del testimone” nell’Equipe giovani del MpVI
“Passaggio del testimone” nell’Equipe giovani del MpVI

Greta Gregoratti dal 13 ottobre 2018 ha sostituito Marco A. Alimenti ed è la nuova responsabile nazionale dei giovani MPV insieme a  Giuseppe Maria Forni. Greta, classe 1993, diplomata in socio-psico-pedagogia e in procinto di iniziare gli studi universitari, arriva da Pescara dove guida il gruppo di giovani della Federvita Abruzzo. Si descrive come socievole, ma a tratti introversa con una parte di se ancora sognante.

Quale è la tua storia all’interno del MpV? Cosa ti spinge a impegnarti per la vita?
Ho conosciuto il MPV nel 2011 attraverso il Seminario estivo “V. Quarenghi”. Da lì ho iniziato a fare volontariato nella sede della mia città. L’impegno è andato crescendo nel tempo: nel 2013 sono entrata a far parte della equipe giovani, l’anno successivo sono diventata responsabile del gruppo giovani regionale. Ma il grande salto è stato in occasione dell’assemblea nazionale del 2018 quando i soci del Movimento mi hanno eletta nel consiglio direttivo nazionale. Arriviamo
quindi al 13 ottobre 2018 data in cui sono stata scelta come responsabile nazionale dei giovani, un giorno davvero indimenticabile.

Cosa da il volontariato a chi spende il proprio tempo e talento a servizio della vita? Perché un giovane dovrebbe diventare un volontario pro-life?
La mia motivazione principale è l’amore per la vita. Un vero e proprio amore corale per tutte le sue mille sfaccettature: nonostante sia difficile, imperfetta, a volte in salita, la vita rimane bellissima… e va vissuta tenendo questo sempre a mente. Questo nonostante l’ambiente che ci circonda spesso non ci aiuti. Continuamente ai nostri desideri e ai nostri slanci corrispondono messaggi negativi che cercano di illuminare solo il lato “triste” del nostro tempo, tralasciando tutta la bellezza, i gesti piccoli e grandi che ancora danno speranza.

Quale è la difficoltà più grande nel parlare di bioetica ai ragazzi?
Oggi paradossalmente, il fatto di poter accedere ad internet e, quindi, avere a portata di mano ogni sorta di informazione, ci ha resto più apatici e impreparati. Per questo è difficile parlare ai ragazzi, perché i temi che trattiamo sono diventati quasi un tabù, un qualcosa di cui non si parla, non si vuole e addirittura non si può parlare. Ci sono tanti ostacoli da superare, alcuni esterni
derivano da una società ormai indifferente al valore della vita umana, altri vengono dai nostri limiti, dal timore di andare controcorrente, dai pregiudizi ma qualche volta anche dalla pigrizia. Questi limiti, esterni o interni che siano, possono essere superati, questa è la testimonianza del gruppo giovani del MPV: quando riusciamo a essere testimoni credibili allora troviamo anche la
forza per affrontarli e superarli. Quello per la vita non è un volontariato che si possa “prendere alla leggera”: parlare di bioetica ai ragazzi richiede coerenza di pensiero e azione, costanza e condivisione sinceri per ciò che si vuole trasmettere. In questa chiave bioetica e volontariato, come teoria e pratica, sono inseparabili. Questo volontariato ci insegna dal confronto diretto con
la vita di quanti incontriamo che la vita è sempre degna, e che c’è ancora, sempre, speranza.

Se dovessi suggerire qualcosa ai giovani di oggi, cosa gli diresti?
Di impegnarsi, di aiutare gli altri, nel MPV o in altre associazioni, o solo per amicizia. Perché l’essere umano, ha bisogno dall’altro, soprattutto oggi. Non hai idea di quanto possa fare un gesto semplice, un sorriso rivolto ad uno sconosciuto, un abbraccio dato ad un amico, un ti voglio bene al genitore. A giovani suggerisco di prepararsi e di trovare la fiducia e il coraggio necessario. Sì
perché ci vuole anche coraggio: abbiamo a che fare spesso con situazioni difficili, spiacevoli, che fanno male al cuore. Ma questo ci insegna anche che aiutare gli altri non è qualcosa di unilaterale, entrambe le parti scambiano qualcosa. Tuttavia, spesso è proprio chi dona a ricevere poi, anche
inconsapevolmente, molto più di quello che ha dato.

Come vedi il Movimento per la Vita del futuro, tra vent’anni?
Spero che tra vent’anni la difesa della vita sia un patrimonio comune di tutti e non un tema divisivo come spesso accade oggi. I primi segnali di dialogo ci sono già: d’altronde per gli oppositori sarà difficile nascondere la bellezza della vita ancora a lungo. Tra vent’anni vedo un movimento sempre più prossimo non solo all’altro ma anche ai propri volontari, una grande famiglia che si impegna a crescere e rigenerarsi nel tempo. Vedo un movimento aperto a nuove esperienze e nuovi ambiti d’azione perché la “battaglia” per la vita è troppo importante per essere confinata dentro una tradizione o una generazione: il movimento continuerà ad essere un testimone prezioso del messaggio universale della dignità umana, ma sarà anche una casa aperta affinché chiunque condivide questo messaggio possa entrare, per poi portarlo su strade che noi ancora non conosciamo.

 

GS