SIFILIDE CONGENITA IN AUMENTO.  DIAGNOSI PRECOCE UN ATTO “D’AMORE”
SIFILIDE CONGENITA IN AUMENTO. DIAGNOSI PRECOCE UN ATTO “D’AMORE”

La sifilide o lue è una delle più importanti malattie sessualmente trasmissibili. Si stimano 12 milioni di persone affette nel mondo e solo in Italia si è registrato dal 2000 al 2017 un drammatico aumento del 400% dei casi.

 

La malattia

L’infezione è causata dalla spirocheta Treponema pallidum, un batterio di forma spirale, che è in grado di attraversare la mucosa integra o la cute danneggiata. Il contagio può dunque avvenire tramite contatti orali, rapporti sessuali, vaginali o anali, emotrasfusioni o contatti diretti con le lesioni ulcerate di un soggetto affetto (sifilide acquisita).

Si può rimanere asintomatici per anni; tuttavia in un terzo dei casi, dopo 10-90 giorni d’incubazione, compare nella sede d’inoculo una lesione dura, di colore rossastro, che è detta sifiloma (sifilide primaria). Dopo 3-6 settimane dalla comparsa della lesione, subentra uno stato simil-influenzale, associato a lesioni rossastre multiple e linfonodi ingrossati (sifilide secondaria). Se non trattata, alla scomparsa dei sintomi del secondo stadio, la sifilide può ripalesarsi con i primi danni agli organi, fino ad arrivare a paralisi, cecità e forme di demenza così gravi da condurre alla morte (sifilide terziaria).

Non è stata dimostrata la trasmissione indiretta, attraverso il contatto con utensili o stoviglie di un soggetto affetto, è invece possibile, e attualmente in aumento, la trasmissione dalla madre al feto, che è detta sifilide congenita. In Africa la prevalenza delle infezioni nelle gravide varia dal 4% al 15%, mentre i casi di sifilide congenita negli USA, dal 2013 al 2017 sono più che raddoppiati. Secondo il Centro di Prevenzione e Controllo statunitense 8 donne affette su 10, che non sono state trattate durante la gravidanza, contagiano i loro figli attraverso la placenta e questo può portare ad aborto o morte del neonato in oltre il 40% dei casi.

 

La diagnosi

L’andamento dei casi di sifilide primaria e secondaria, gli stadi più contagiosi della malattia, ha subito un’impennata in Italia dal 1998, aumentando di 15 volte. Negli USA dal 2013 al 2017, si è registrato un incremento del 76%. In Europa Orientale, nei Paesi dell’ex Unione Sovietica, si è passati dall’incidenza di 5-15 casi per 100.000 del 1990 a 120-170 per 100.000 alla fine del 2000. Non sorprende, inoltre, che la sifilide congenita sia in aumento quando si osserva un contemporaneo incremento dei casi di malattia nelle donne in età fertile. Nelle gestanti la sifilide, se non trattata, non solo può condurre a morte intrauterina o morte nel primo mese di vita, ma anche a compromissione delle funzioni del fegato e della milza, eruzioni cutanee, artriti, encefaliti e disturbi della vista o/e dell’udito.

Alcuni dei neonati ai quali non è diagnosticata la malattia mostrano i sintomi nei primi mesi di vita, altri sono del tutto asintomatici. In questi casi la diagnosi avviene molto più tardi, di solito dagli 8 ai 16 anni dopo, quando la sifilide congenita ha già compromesso diversi organi. Per le donne in gravidanza bastano dei semplici prelievi di sangue, dalla 28ª alla 32ª settimana per verificare se è avvenuta l’infezione e, grazie alla diagnosi precoce, è possibile prevenire o trattare l’infezione fetale e ridurre il rischio di aborto.

 

La terapia

Il trattamento è costituito da antibiotici a base di penicillina che, attraversando la placenta, sono trasmessi anche al feto. Sono non solo risolutivi ma anche sicuri sia per la madre che per il nascituro. Nei casi in cui la madre non sia stata trattata o non sia stata trattata adeguatamente, il neonato può essere poi curato, a seconda dei casi, con una singola dose di penicillina o con un ciclo di antibiotici di 10 giorni. Alla profilassi dovrebbe sottoporsi anche il partner sessuale della gestante, per evitare la reinfezione.

 

Cosa si può fare

Quando la scoperta della malattia risale al tramonto del Medioevo e la terapia è l’antibiotico più vecchio nella Storia della Medicina, ogni caso di sifilide congenita, in campo medico, rappresenta una sconfitta. Quello che, però, può cambiare per sempre la vita di un bambino è fare o meno la diagnosi precoce. Nuove migrazioni, nuovi stili di vita, nuovi tagli alla Salute Pubblica portano in auge antiche malattie e laddove tutto è consigliato, o al massimo raccomandato, scegliere di sottoporsi allo screening sierologico per le donne in gravidanza costituisce un atto d’amore, non solo per la vita che portano in grembo ma anche per se stesse.

 

Mara Citro